Juventus nel caos dopo la Champions quasi sfumata: Spalletti medita le dimissioni, Elkann congela Comolli

La Juventus è entrata nella settimana più delicata della sua stagione con la sensazione di aver buttato via tutto proprio sul più bello. Il ko contro la Fiorentina ha fatto scivolare i bianconeri dal terzo al sesto posto e ha trasformato la qualificazione alla prossima Champions League in un incastro complicatissimo: ora non basta più vincere il derby con il Torino, servono anche gli inciampi di chi sta davanti (almeno due tra Milan, Roma e Como).
Il problema, però, non è solo la classifica. Alla Continassa si respira un'aria pesante, quasi da resa dei conti. Luciano Spalletti, arrivato al posto di Tudor e convinto fino a pochi giorni fa di aver rimesso in piedi la stagione, è rimasto colpito soprattutto dal modo in cui la squadra si è sciolta nelle ultime due partite. Prima il pareggio scialbo con il Verona, poi la sconfitta con la Fiorentina: due gare, intervallate dal successo illusorio in casa del Lecce, in cui la Juve ha dato l'impressione di non avere coraggio, personalità e capacità di reggere il peso del momento.

Spalletti riflette sul futuro: il derby può cambiare tutto
Spalletti si è preso pubblicamente una parte di responsabilità per non essere riuscito a preparare mentalmente la squadra a una partita così importante. Ma il punto adesso è più profondo. Secondo quanto riportato da La Stampa, l'allenatore starebbe persino meditando le dimissioni, soprattutto se anche il derby con il Torino dovesse confermare il crollo emotivo visto contro la Fiorentina.
Il tecnico si interroga sul rapporto con il gruppo. Pensava di aver creato una base su cui lavorare, di aver trasmesso alcuni principi di gioco e di aver rimesso la Juventus dentro una traiettoria accettabile. Il tracollo finale, invece, gli ha restituito una squadra fragile, incapace di prendersi responsabilità nei momenti decisivi. E senza Champions League, anche la ripartenza della prossima stagione diventerebbe molto più complicata, tra minori ricavi, mercato ridimensionato e necessità di rifare una rosa che sembra aver esaurito il proprio ciclo.

Elkann congela Comolli: Chiellini può pesare di più
Sul fondo resta il nodo politico della crisi: il rapporto tra Spalletti e Damien Comolli. La sintonia tra i due non è mai davvero decollata e il mercato è diventato il principale terreno di scontro. Il tecnico toscano avrebbe voluto un attaccante a gennaio per coprire l'assenza di Dusan Vlahovic, ma quella richiesta non è stata soddisfatta. A distanza di mesi, con la Champions quasi sfumata, anche quella scelta pesa nella valutazione complessiva.
La posizione di Comolli è sempre più fragile. L'amministratore delegato francese era stato scelto per avviare un progetto moderno, basato su dati, metodo e controllo dei costi. Ma i risultati non sono arrivati e diverse operazioni di mercato sono finite sotto accusa. In più, i rapporti con lo spogliatoio sarebbero ai minimi. Dopo la sconfitta con la Fiorentina, secondo la ricostruzione di Tuttosport, il suo intervento davanti alla squadra si sarebbe chiuso con una frase durissima: "Inutile sprecare tante parole: se i risultati sono questi, non ho altro da dirvi". Un messaggio che non avrebbe ricompattato il gruppo, ma al contrario avrebbe aumentato la distanza tra dirigente e calciatori.

Ora la palla passa a John Elkann, che avrebbe congelato ogni decisione fino alla fine del campionato. Il numero uno di Exor dovrà capire se confermare Comolli, ridimensionarne il ruolo o aprire un nuovo ribaltone dirigenziale. In questo scenario cresce invece il peso di Giorgio Chiellini, considerato una figura più vicina alla squadra, più in sintonia con Spalletti e più riconoscibile dentro l'identità juventina.
La Juventus ha ancora novanta minuti per provare a salvare la Champions, ma la crisi è già andata oltre il campo. Anche con un miracolo all'ultima giornata, resterà il problema di una squadra senza certezze, di un allenatore che riflette sul proprio futuro e di una società che deve decidere da chi ripartire. Il derby con il Torino chiuderà il campionato, ma potrebbe aprire il vero processo interno alla nuova Juve.