Il lungo addio a Maradona c'è concluso con la tumulazione del feretro nel cimitero di Jardin Bella Vista, laddove sono seppelliti anche i suoi genitori. Ad accompagnarlo nell'ultimo viaggio c'era i familiari più stretti e gli amici di sempre. È stato uno dei pochi momenti di dolore privato rispetto a una giornata scandita dall'onda di emozione e dolore popolare sfociati negli incidenti dinanzi alla Casa Rosada (dov'era stata allestita la camera ardente) e nel biasimo per quella foto della salma nella bara diffusa sui social network dagli addetti alle pompe funebri.

L'ex Pibe de Oro è morto mercoledì scorso a causa di un edema polmonare acuto secondario rispetto a un'insufficienza cardiaca cronica. Il suo cuore esausto, indebolito da una cardio-miopatia dilatativa, non ce l'ha fatta. Sul suo decesso la Procura di San Isidro ha aperto un'indagine per ricostruire cosa è successo nelle ultime ore di vita dell'ex campione del mondo, in particolare per verificare – al netto delle polemiche sull'assistenza medica ricevuta – quali fossero le sue condizioni, quali sono state la tempistica (tra le 7.30 e le 12.30) e la catena di eventi e azioni (soccorsi compresi) messi in atto prima che El Diez esalasse l'ultimo respiro.

È morto tra le 10 e le 12, come confermato dalla polizia scientifica in base alla temperatura corporea rilevata al momento dell'analisi della salma. Gli inquirenti hanno anche acquisito sangue e urine prelevati al momento dell'autopsia per effettuare un test tossicologico così da rilevare eventuali tracce di sostanze stupefacenti, alcol o altro ancora possa aver aggravato e provocato la morte.

L'indagine è scatta parallelamente al momento del cordoglio: è stata già ascoltata l'infermiera (Gisela, 36 anni, detta anche Daiana) incaricata di seguire le cure di Maradona e somministrargli la terapia prescritta dopo l'operazione alla testa subita per la rimozione di un edema subdurale alla regione sinistra. "Verso le 7.30 l'ho sentito andare in bagno per fare pipì", avrebbe dichiarato la donna precisando di non essere subito entrata nella stanza dell'ex Pibe che si trovava nei pressi della cucina. D10s aveva trascorso la notte in maniera tranquilla senza mostrare alcuna criticità, l'ultimo a salutarlo martedì alle 23 era stato suo nipote Jhonny Esposito. In casa c'erano anche il suo assistente (Maxi Pomargo), un addetto alla sicurezza e una governante.

Più tardi sono arrivati anche ​​il ​​suo psicologo Carlos Díaz e la sua psichiatra Agustina Cosachov. Sono stati il nipote, l'assistente e l'infermiera ad accorgersi che Maradona non respirava più e praticargli le prime manovre per la rianimazione in attesa che arrivassero anche le ambulanze per il soccorso medico. Diego era già morto, la somministrazione di fiale di adrenalina e atropina è servita solo a constatare che il suo corpo ormai non rispondeva più.