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Il ritiro spacca la Juve, viene fuori cosa pensano i calciatori su Allegri: accuse gravissime

I giocatori della Juventus non hanno gradito la decisione del ritiro di Allegri. Un’occasione per sottolineare ancora una volta la distanza tra il gruppo e l’allenatore.
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A cura di Marco Beltrami
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In casa Juventus probabilmente nessuno si sarebbe immaginato di ritrovarsi in una situazione simile, già a metà ottobre. L'entusiasmo e l'ottimismo per la possibile stagione del riscatto hanno lasciato il posto a delusione, frustrazione e soprattutto pessimismo in una squadra che rischia di essere con ampio anticipo già fuori dalla lotta Scudetto e dalla Champions. La prospettiva del disastro, anche dal punto di vista economico, è concreta perché la sensazione è che all'interno del gruppo guidato da Massimiliano Allegri ci siano confusione e soprattutto totale divergenza di vedute.

È quanto emerge anche dalla gestione del post-Maccabi Haifa. Il presidente Agnelli ha deciso di metterci la faccia, spiazzando quei tifosi che chiedevano l'esonero immediato di Allegri e rimandando i bilanci sul tecnico a fine stagione. Il messaggio del patron è arrivato forte e chiaro: la colpa non è solo di una persona, ma sono tutti in discussione soprattutto se poi in campo non si è capaci di vincere un tackle e in alcuni casi nemmeno di provare a farlo. In sintesi, una stoccata anche ai giocatori molti dei quali protagonisti di un rendimento e di un atteggiamento inaccettabile.

La Juventus al lavoro in allenamento
La Juventus al lavoro in allenamento

Nonostante i toni forti e la vergogna provata da Andrea Agnelli, ogni decisione sul gruppo è stata rimandata all'allenatore che poi a seguire ha annunciato il ritiro pre-derby di Torino. Un modo per ritrovare, come si suol dire, il proverbiale amalgama e fare gruppo condividendo più tempo e idee in un momento in cui è fondamentale cercare di individuare la rotta perduta e provare a vincerle tutte da qui alla pausa Mondiale, evitando di ritrovarsi in una situazione da "salvare il salvabile". Anche la gestione del ritiro punitivo però ha dimostrato che al momento in casa Juventus, non c'è serenità e soprattutto chiarezza.

Il provvedimento a detta di Allegri sarebbe dovuto scattare subito e rappresentare un'occasione fondamentale per capire quali calciatori fossero "disponibili ad avere un atteggiamento diverso" in un vero e proprio banco di prova. D'altronde non è la prima volta che il mister scarica le colpe sui giocatori, tra post-partita e interviste (emblematica la sottolineatura reiterata degli "errori tecnici" e quell'affermazione sul suo ruolo "La qualità sta sempre nei giocatori, non negli schemi. Non ho schemi prestabiliti, adatto il gioco alle loro qualità").

E invece ecco il colpo di scena, con i calciatori che reduci dalla trasferta in Israele hanno avuto la possibilità di tornare presso le proprie abitazioni, trasformando di fatto il ritiro in un mini-ritiro di due giorni. Insomma una mezza farsa. Cosa è cambiato? E perché Allegri ha rivisto i suoi piani? Tutto è legato proprio alla perplessità del gruppo, rimasto spiazzato dalla decisione del tecnico. Raramente i giocatori gradiscono il provvedimento del ritiro che priva loro della possibilità per diversi giorni di stare a contatto con i propri affetti. Questa volta però dietro il malumore c’è anche la consapevolezza che il ritiro non possa essere utile alla causa, ma solo una misura punitiva.

I giocatori infatti più che il ritiro vorrebbero che venissero prese in maggiore considerazione quelle perplessità venute fuori anche nelle scorse settimane, sulla gestione da parte di Allegri. Richieste esplicite su preparazione atletica e anche su tattica e comunicazione, finora considerate assai deficitarie. Per quanto riguarda il lavoro fisico, la sensazione confermata poi da quanto si vede in campo è che si faccia sicuramente tanto in allenamento, ma male. Per quanto concerne invece i ruoli e le mansioni in campo c’è grande confusione, con i reparti scollegati e altre conseguenze legate all’assenza di una chiara impostazione di gioco. La mancanza di dialogo poi impedisce ai calciatori di capire le scelte del tecnico, alimentando appunto anche la frustrazione dei singoli che dal canto loro preferirebbero un confronto diretto, magari anche duro. Se a tutto questo poi si aggiungono anche le dichiarazioni pubbliche di Allegri, a sottolineare le responsabilità e l'atteggiamento dei calciatori, il malcontento dunque aumenta anche da parte di chi un tempo era tra i suoi fedelissimi.

Proprio per queste ragioni il gruppo non ha gradito il ritiro, soprattutto perché l'aumento della quantità di tempo trascorso insieme non sarebbe sinonimo di un cambio di atteggiamento da parte della guida tecnica e di una maggiore predisposizione al confronto. Insomma siamo di fronte ad un attribuirsi colpe a vicenda che non giova certamente a nessuno. Una cosa è certa al momento: la società dal canto suo attraverso le parole del presidente Agnelli ha ribadito la sua posizione: l'allenatore al momento non è in discussione, ma tutti devono sentirsi responsabili per questa situazione inaspettata e assai deludente. Non è un caso che anche i discorsi sui rinnovi contrattuali dei giocatori in scadenza siano stati bloccati.

Basterà tutto questo per ricompattare lo spogliatoio alla vigilia di un tour de force che prevede le sfide in campionato contro Torino, Empoli, Lecce, Inter, Verona e Lazio sono le gare di Serie A e quelle di Champions contro Benfica e PSG? C'è grande confusione anche tra i tifosi, divisi tra quelli che vogliono l'addio di Allegri e quelli che se la prendono con i calciatori come confermato dallo striscione esposto ieri ("Mister Allegri non dimetterti mai!!! Chi rema contro non è degno di questa maglia!!!). Insomma le sensazioni non sono certo positive.

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