video suggerito
video suggerito

Gianni Rivera: “Guardiola sulla panchina dell’Italia? No, per favore. Non è italiano”

Gianni Rivera boccia in maniera netta l’idea, sostenuta anche da Leonardo Bonucci, di consegnare la panchina dell’Italia a Pep Guardiola: “Il CT deve essere italiano. Punto”.
A cura di Paolo Fiorenza
0 CONDIVISIONI
Immagine

Leonardo Bonucci aveva lanciato l'idea: "Guardiola sulla panchina dell'Italia significherebbe fare un cambio netto rispetto al passato. È molto difficile, però sognare in questo momento non costa nulla". Il parere dell'ex juventino (che a differenza dei dimissionari Gattuso e Buffon non ha lasciato il suo ruolo di assistente tecnico della nazionale maggiore) non è assolutamente condiviso da Gianni Rivera. Il vincitore del Pallone d'Oro (1969) non fa giri di parole per stroncare l'ipotesi: "Guardiola? No, per favore. Non è italiano".

Gianni Rivera stronca Pep Guardiola come nuovo CT della nazionale: "Deve essere italiano. Punto"

E quando l'intervistatore del quotidiano spagnolo ‘AS' gli fa notare che perfino il Brasile ha scelto Ancelotti e dunque si è rivolto fuori dal proprio recinto per risollevarsi dal periodo buio, Rivera non arretra di un passo: "Guarda, non ho dubbi. Deve essere italiano. Punto. È logico, perché conosce meglio la realtà rispetto a chi viene da fuori. Bisogna scegliere molto bene. Avere un criterio ed essere precisi. Altri errori no, per favore".

Rivera a Coverciano lo scorso anno con Baggio e Del Piero: tutti grandissimi numeri 10 del calcio italiano
Rivera a Coverciano lo scorso anno con Baggio e Del Piero: tutti grandissimi numeri 10 del calcio italiano

Rivera – che con la nazionale italiana è stato campione d'Europa nel 1968 e vicecampione del mondo nel 1970, oltre ad aver scritto pagine leggendarie col Milan vincendo tutto – ha già detto che lui sarebbe pronto a dare il proprio contributo per cercare di rimettere in sesto lo scalcagnato calcio italiano, reduce dall'ennesima umiliante esclusione dai Mondiali. Ripete ora il concetto: "Era logico e normale che tutta la dirigenza federale desse le dimissioni. Ora bisogna ricostruirla, ma serve la presenza di persone che sappiano muoversi in questo mondo del calcio. Io ho già pronto un programma e sono qui se necessario. Se mi hanno chiesto un consiglio o un suggerimento? No, ultimamente non mi hanno chiamato, sinceramente. Mi sono proposto, ma non hanno voluto ascoltarmi".

"L'unica cosa che posso dirti – spiega Rivera al giornalista iberico – è che, se qualcuno mi chiama per ingaggiarmi, il mio metodo è questo: vado lì, vedo com'è la situazione e poi, con calma e ben circondato da esperti, faccio le ricerche necessarie per salvare il calcio italiano. I programmi li fanno quelli che hanno qualità e abilità per svilupparli. Bisogna ingaggiare i migliori in questo senso. Bisogna portare qualità, è quello che è mancato. Procedere con calma con chi sa. Non fidarsi di gente per cui il calcio è marginale nella vita, anche se poi fingono il contrario. Dobbiamo stare attenti su questo".

Gianni Rivera con la maglia del Milan, di cui è stato fuoriclasse, simbolo e capitano
Gianni Rivera con la maglia del Milan, di cui è stato fuoriclasse, simbolo e capitano

L'allusione di Rivera a Tonali e Fagioli: "Errori? Forse aver premiato calciatori che scommettevano"

Il ‘Golden Boy' – che peraltro è già stato presidente del settore tecnico federale dal 2013 al 2019 – evoca poi i nomi di Tonali e Fagioli, squalificati per aver scommesso sul calcio: "Quali errori sono stati fatti negli ultimi 20 anni? È difficile indicare una sola ragione per spiegare qualcosa di così complesso… Forse aver premiato calciatori che, tra le altre cose, scommettevano contro se stessi (ma questo non è vero, altrimenti sarebbero stati stangati, ndr). Lo dico così, tanto per dire, perché devo ammettere che non è facile trovare giocatori di alto livello. Bastava un buon CT e… insomma. Logicamente, senza risultati, è ovvio che abbiano commesso errori. Il problema è profondo".

Rivera poi si scaglia contro l'attuale mondo del calcio in cui gli agenti la fanno da padroni: "Credo che si debba ripartire da zero, dai bambini. Cos'è successo? Dove si è persa la tecnica di base? Conosco casi di ragazzi che potevano fare una grande carriera, ma i genitori non avevano soldi per pagare gli agenti… Sai com'è. In questi casi non possono nemmeno provarci. Si perdono per strada. È una vergogna. Il futuro di questo sport non può essere nelle mani degli agenti. Ormai non c'è più tecnica, perché i ragazzi non hanno soldi per pagare questi manager. Quindi non giocano e non migliorano. Forse c'è anche un problema tecnico degli allenatori, che non lavorano più per sviluppare la tecnica come si faceva una volta. La qualità è anche genetica, chiaro, ma se si allena sempre è molto meglio. La metodologia conta, ovviamente".

0 CONDIVISIONI
autopromo immagine
Più che un giornale
Il media che racconta il tempo in cui viviamo con occhi moderni
api url views