video suggerito
video suggerito
OPINIONI
Mondiali di calcio 2026

Doku e Ostigard, non c’è un modo giusto o sbagliato per diventare papà ai Mondiali

Jérémy Doku ha scelto di lasciare i Mondiali per la nascita del figlio mentre Leo Ostigard ha scelto di seguire il parto della moglie su FaceTime dal ritiro: due modi diversi di vivere la paternità che dimostrano come, di fronte al miracolo della vita, non esistano scelte giuste o sbagliate, ma solo l’amore di un padre.
Immagine
Attiva le notifiche per ricevere gli aggiornamenti su

Il rettangolo verde, solitamente, non ammette distrazioni. Quando i riflettori dei Mondiali si accendono, il mondo sembra fermarsi e il calcio pretende tutto: corpo, mente e anima. Pretende che tu sia un soldato devoto alla causa della tua nazione. Eppure, nel bel mezzo del frastuono americano della Coppa del Mondo 2026, la vita ha deciso di fare ciò che le riesce meglio: entrare a gamba tesa, rompere gli schemi, e ricordare a tutti che fuori da quegli stadi giganteschi esiste un battito primordiale che nessuna coppa dorata potrà mai eguagliare.

È la storia di due uomini, due calciatori, due destini che si incrociano sotto lo stesso immenso cielo della paternità: Jérémy Doku e Leo Ostigard. Due modi diversi di vivere la stessa situazione, due risposte differenti a una chiamata che non si può ignorare: perché, alla fine, non esiste un modo giusto o sbagliato di diventare padri, esiste solo il cuore.

Immagine

Da un lato c’è Jérémy Doku. L’esterno del Manchester City e fulcro offensivo del Belgio si trova davanti a un bivio che per molti sarebbe un tormento, ma che per lui è di una linearità disarmante. La nascita del suo primo figlio è prevista per la seconda settimana di luglio, proprio quando il Belgio di Rudi Garcia potrebbe giocarsi l'accesso alle semifinali della Coppa del Mondo. Doku non ha esitato: "È il mio primo figlio, voglio davvero esserci. Nessun padre dovrebbe perdersi un evento del genere". Una scelta di un’umanità disarmante, che mette a nudo la maturità di un ragazzo pronto a scendere dal palcoscenico più importante del pianeta per accomodarsi su una sedia d'ospedale, a stringere la mano di sua moglie Shireen.

Eppure, questa scelta intrisa d'amore ha sollevato un polverone. In Francia, la giornalista France Pierron ha lanciato un attacco durissimo durante la trasmissione L’Equipe de choc: "Ci sono centinaia di giocatori che farebbero carte false per stare al tuo posto… E tu lasci tutto questo per assistere alla nascita di tuo figlio? Il padre è inutile, è solo una comparsa in quel momento".

Una comparsa. Inutile. Parole che feriscono, che profumano di un passato polveroso e patriarcale, in cui l’uomo doveva solo produrre e il miracolo della vita era un "affare da donne". Ma la verità è che oggi i padri non vogliono più essere comparse: vogliono esserci, vogliono sudare, piangere e condividere. Per fortuna, lo studio ha subito respinto quell'uscita infelice con la voce del pugile Brahim Asloum e di Yoann Riou: "Un bambino è la tua vita".

Dall’altro lato c'è Leo Ostigard. Il difensore della Norvegia e del Genoa ha appena vissuto la settimana più folle della sua vita: ha segnato nel 4-1 contro l'Iraq, ha esultato con la sua gente, ma la sua partita più importante si giocava a migliaia di chilometri di distanza. Ostigard non è tornato a casa, è rimasto nel ritiro della nazionale, ma ha demolito le distanze aggrappandosi alla tecnologia ed è rimasto connesso su FaceTime durante tutto il travaglio della compagna, Aurora Eidmann.

La Federazione norvegese ha diffuso il video del post-partita, con i compagni di squadra a stringerlo in un abbraccio collettivo. Ostigard, un duro dell'area di rigore, si è sciolto davanti alle telecamere, sopraffatto da un'emozione incontrollabile: "È stata fantastica. Io non ho detto molto, dovevo solo esserci per lei. Quando ho visto il bambino per la prima volta, sono scoppiato in lacrime. Sono così orgoglioso, è incredibile". Lunedì notte sarà di nuovo in campo contro il Senegal, pronto a lottare, ma con un pezzo di cuore rimasto oltreoceano. E allora ti fermi a guardare queste due storie e capisci che il calcio, a volte, è solo uno specchio della nostra anima.

C'è chi, come Doku, sente il bisogno fisico di esserci e di respirare l'aria della sala parto, rivendicando il diritto di un uomo di mettere la famiglia prima della gloria personale. E c'è chi, come Ostigard, stringe i denti, rimane a fare il suo dovere sul campo, ma si riduce in lacrime davanti allo schermo di un telefono, trasformando un pixel in un ponte d'amore indistruttibile.

Chi ha ragione? Chi ha sbagliato? La risposta è: nessuno. Non c'è un libretto delle istruzioni per le emozioni. C'è chi protegge la propria famiglia tornando a casa e chi la onora rimanendo a lottare sul campo con il pensiero fisso a quel neonato. Questi Mondiali ci stanno regalando una lezione che va ben oltre i gol e i passaggi decisivi: ci stanno mostrando che la vulnerabilità è la vera forza, che piangere di gioia in un ritiro calcistico è un gesto da veri duri, e che la paternità, oggi, non è più un ruolo di contorno.

Immagine
Periodista, collaboro con la pagina sportiva di Fanpage.it. Appassionato di Sport, Comunicazione e Politica, lucano amaro, credo che dietro ogni persona ci sia una storia che vale la pena ascoltare. Sono contrario all'opinionismo emozionale.
autopromo immagine
Più che un giornale
Il media che racconta il tempo in cui viviamo con occhi moderni
api url views