Billy Costacurta racconta il TSO del figlio Achille: “Mi ritrovai la casa piena di persone. Sono santi”

Billy Costacurta, ex difensore del Milan e della Nazionale italiana, ha vissuto per anni una delle battaglie più difficili e silenziose della sua vita, quella accanto al figlio Achille. Il ragazzo, nato dal matrimonio di Costacurta con Martina Colombari, ha mostrato fin da piccolo una vivacità fuori dal comune che si è trasformata, con il passare degli anni, in gravi difficoltà nella gestione delle emozioni, culminate dapprima nelle avvisaglie di problemi a scuola e poi in crisi sempre più forti, fino ad arrivare al TSO. Ovvero il Trattamento Sanitario Obbligatorio, un provvedimento medico-legale che impone cure psichiatriche contro la volontà del paziente e che è attivabile solo in situazioni di urgenza.
Il racconto del TSO chiesto da Billy Costacurta per il figlio Achille: "Il momento più brutto della mia vita"
L'esplodere di una crisi particolarmente violenta non lasciò altra scelta a Billy e Martina che ricorrere a qualcosa che in quel momento straziò l'anima di entrambi: "Ci ha costretto a prendere delle iniziative terribili per noi – racconta Costacurta al podcast ‘One more time' – Chi ha fatto il TSO sa di che cosa parlo, è un momento pazzesco, è uno dei momenti più brutti per un genitore. Io lo ricordo come il momento più brutto della mia vita, quello in cui io lascio Achille all'ospedale per un TSO, quando gli devono fare una puntura per calmarlo perché lui sembrava indiavolato".
L'ex pilastro del grande Milan, oggi 59enne, sottolinea che la chiamata partita quel giorno da casa sua non fu fatta per proteggere loro stessi ma il figlio, e racconta quanta umanità trovò lungo quel cammino di sofferenza: "Io chiamavo soltanto per tutelare lui. Noi chiamavamo i medici e dopo naturalmente i carabinieri, perché per il TSO tu devi chiamare prima naturalmente l'ambulanza, e l'ambulanza poi chiama i carabinieri e quindi ti ritrovi la casa piena di 10, 12, 15 persone: 6-7 delle ambulanze, infermieri, medici, autisti, e 6-7 poliziotti. Tra l'altro ogni tanto a me piacerebbe rincontrare quelli che ci hanno aiutato in quelle occasioni, veramente meravigliosi. Mi riferisco soprattutto ai poliziotti che vorrei anche ringraziare, perché non era facile avere a che fare con… sono stati bravissimi. Siccome dopo, quando vai in ospedale, poi entri a far parte di un gruppo di persone che hanno anche avuto a che fare con il TSO, tutti noi andiamo in una direzione, cioè questi sono dei santi. Veramente, l'aiuto che danno, con noi sono stati veramente encomiabili. Alla fine noi abbiamo incontrato tante persone perbene".
La diagnosi corretta quattro anni fa, l'ADHD: Achille inizia a vedere la luce
Poi è arrivata la svolta, dopo il ricorso a numerosi psicologi e anche a terapie farmacologiche sbagliate che peggiorarono la situazione: a 18 anni Achille ha finalmente ricevuto la diagnosi corretta di ADHD, ovvero Disturbo da Deficit di Attenzione/Iperattività. Grazie all'incontro con la dottoressa Fumagalli, a una cura mirata e a un percorso di formazione per i genitori sulla comunicazione con l'ADHD, il figlio di Billy e Martina ha iniziato un lento ma significativo miglioramento.
Un altro passaggio della chiacchierata di Billy con Luca Casadei fa capire quanto dolore e angoscia abbiano accompagnato quegli anni drammatici, quando dei farmaci inadatti avevano innescato la depressione del figlio: "Questa sua voglia di vivere, di giocare, di scherzare… sparita. Noi abitiamo al 17simo piano e depressione vuol dire anche pensare che lui possa buttarsi giù da un momento all'altro, perché ogni tanto lui ha detto: ‘Io cosa ci sto qua a fare? Perché devo vivere così?'. Abbiamo provato a portarlo da qualche altra parte, dove i piani erano un pochino meno. Però la depressione è stato un momento veramente terribile per lui. Ho pensato tante volte che si volesse suicidare".
Come sta oggi Achille Costacurta: "Meglio, io non riesco a dire bene, perché so che sarà un percorso lungo"
Oggi, a 21 anni, Achille sta molto meglio. Ha ritrovato il sorriso, la serenità e quella solarità che lo caratterizza quando è in equilibrio. La strada non è ancora del tutto conclusa, come tiene a precisare lo stesso Costacurta, ma la luce in fondo al tunnel è finalmente tornata. "Mio figlio sta meglio, io non riesco a dire bene, perdonami, ma non riesco a dire bene – Billy dice a Luca – perché so che sarà un percorso lungo, ma è tanto tempo che Achille sta bene e avendo avuto quei down, cioè se tu lo vedessi adesso è una persona… io da papà, da persona che gli vuole bene, vederlo così…". Non c'è bisogno che dica altro Billy: chi è padre capisce cosa gli riempie il cuore.