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L’avvocato di Franco Di Mare: “Clamore per la sua morte inutile senza azioni concrete su amianto”

L’avvocato Ezio Bonanni, presidente dell’Osservatorio Nazionale Amianto, fa il quadro della situazione dopo il clamore sollevato dalla vicenda Di Mare, morto a causa di un mesotelioma: “L’Italia perde un grande giornalista, a novembre aveva presieduto un nostro convegno senza dire fosse malato”. Sulla situazione in Rai: “A Viale Mazzini una bonifica parziale, possibile che lascino l’edificio”.
A cura di Andrea Parrella
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La vicenda della morte di Franco Di Mare sembra aver acceso un faro sulla questione amianto. Il giornalista Rai, deceduto a causa di un mesotelioma, un tumore aggressivo legato all'esposizione ad amianto, sta contribuendo a tenere alta l'attenzione su una questione verso la quale in Italia sembra persistere un certo oscurantismo.

Probabilmente dovuto ad un elemento sostanziale, ovvero la sua invisibilità, o forse alla difficoltà di risalire all'origine della contrazione, ciò non toglie che quello dell'amianto è un problema che esiste e le cui dimensioni crescono di giorno in giorno. A parlarcene è Ezio Bonanni, presidente dell'Osservatorio Nazaionale Amianto, nonché avvocato dello stesso Franco Di Mare.

Crede che questa vicenda abbia cambiato qualcosa nella percezione comune del problema?

A mio modo di vedere sta cambiando poco, capisco l'indignazione, ma debbo dire che senza azioni concrete di bonifica dell'amianto, da luoghi di lavoro a scuole e ospedali, questa strage è destinata a continuare.

Cos'è che ci sta sfuggendo?

Bisogna comprendere che l'amianto è un killer che uccide in modo "democratico", non guarda in faccia a nessuno, con dosi variabili che anche in piccole parti possono uccidere.

E a quanto pare c'è ancora una consistente presenza di amianto in molte strutture sparse per nel Paese. 

Se l'amianto continua ad essere presente in 2500 scuole, nelle tubature delle acque, nelle vecchie unità navali della marina e perfino nella sede Rai di viale Mazzini che pare non sia stata ancora totalmente bonificata, il clamore non serve.

I casi sono in aumento?

In grosso aumento. Non vengono censiti purtroppo, perché il Renam (Registro nazionale dei mesoteliomi) è fermo al 2017-18 e fa il censimento dei soli mesoteliomi, mentre l'amianto provoca anche una serie di altri tipi di cancro. Io, personalmente, ho avuto la morte di due parenti per mesotelioma, uno dei quali che ha fatto le scuole a Torino ed è morto così a 55 anni perché lì in università c'era amianto, così come probabilmente anche nella caserma dove ha svolto il servizio militare. Ma coinvolge chiunque, da docenti ad alunni, è un numero considerevole di casi di cui non si ha percezione.

Nelle ultime settimane se ne parla con molta più frequenza.

C'è in questo momento un'indignazione per la morte di Di Mare che è giustissima, lui era stato il primo a intervistarmi a UnoMattina nel 2006 e io in quel caso spiegai che ci sarebbe stata presto un'epidemia. Non a caso i casi sono esplosi. Fino a che non verrà inserito nell'agenda di governo lo smaltimento di amianto con la bonifica, la strage non si fermerà e purtroppo è destinata a crescere almeno fino al 2030-2032, perché i tempi di latenza possono arrivare fino a 50 anni. Si sta scherzando con la salute pubblica e il caso di Di Mare dimostra l'impatto distruttivo dell'amianto, anche un uomo forte, un lottatore, è stato messo in ginocchio nonostante abbia lottato.

Franco Di Mare con l'avvocato Bonanni
Franco Di Mare con l'avvocato Bonanni

La risposta a questa situazione non può che essere di tipo politico.

Va contestualizzato tutto, non solo con il criterio giudiziario. Il governo un tempo diceva che in caso di vittime si sarebbe costituito parte civile, ma non serve la causa quando uno è morto. Il problema dell'amianto non si risolve con le cause.

Lei si occupa del tema amianto ormai da anni. In che modo si è evoluta la questione?

Io 25 anni fa vedevo gente morire e nessuno diceva niente o sapeva niente. Anche sull'uranio impoverito, sono tanti gli inviati di guerra che hanno fatto missioni e si son presi le radiazioni. Tanta gente mi chiama dicendo di avere problemi respiratori. Purtroppo anche il servizio pubblico e gli altri canali nazionali fanno tremila trasmissioni su cose ininfluenti, quando invece ci vorrebbe attenzione sui problemi reali delle persone, come quello della salute.

Giorni fa sul caso Di Mare Inail sottolineava la presunta impossibilità di individuare una connessione tra esposizione ad amianto e mesotelioma

L'Inail non sa mai niente. È un ente che dovrebbe preservare la salute dei lavoratori, evitare che si verifichino gli infortuni, al di là dell'indennizzo dopo che uno si è ammalato. Ci vorrebbero più ispettori per prevenire infortuni e malattie. Oltre a questo, c'è da dire che nemmeno indennizza, perché ogni volta che c'è una malattia professionale contesta tutto e questo non va bene. Anche perché c'è una presunzione legale di origine in caso di mesotelioma, quindi c'è un'inversione dell'onere della prova che è a carico di Inail. Loro fanno sempre finta di venire da Marte. Noi siamo impegnati in cause gigantesche contro Inail, che contesta tutto.

Sulla questione Di Mare ci sono altri dettagli emersi dopo la morte?

Debbo mantenere il silenzio assoluto su questo, per il rispetto che dobbiamo a un grande uomo. La figlia ha già rilasciato dichiarazioni giorni fa che sostanzialmente condivido.

Lei ha detto che bisognava individuare i responsabili. Il punto sembra essere proprio quello.

Questo come presidente Ona posso confermarlo. Uccidere qualcuno perché magari lo si è esposto a rischio, è un reato e quindi per me bisogna individuare chi è responsabile. Certo Di Mare non è morto di freddo.

E il punto è anche capire chi in Rai abbia rifiutato di dare la documentazione a Di Mare.

Di Mare da Fazio è stato chiaro, ci sono le parole del protagonista. L'uso del termine "ripugnante", anche se in modo garbato, credo la dica tutta. Non posso che condividere quello che ha detto in vita. A livello personale per me è stato un grande dispiacere. Avevo pranzato con lui dopo il convegno che aveva presieduto mesi fa, lo aveva fatto senza dire che fosse malato, mantenendo il riserbo e facendolo da grande giornalista. Posso dire solo che l'Italia ha perso un grande giornalista, una persona per bene. Un grave danno per la collettività. È quello che fa l'amianto, uccide persone e danneggia la collettività. E poi l'Inail non riconosce malattia e bisogna fare cause a vita.

Il clamore era cresciuto anche in relazione alla vicenda di Mariusz Sodkiewicz, ex dipendente Rai morto due giorni prima di Di Mare.

Lui aveva presentato una denuncia penale circostanziata e credo vada fatta luce sulla vicenda. La bonifica del 2011-2012 negli edifici Rai non è stata fatta integralmente ed è carente. È emerso sia stato usato amianto a spruzzo in un certo modo e non c'è stato modo di rimuovere tutto. È stato bonificato bene solo l'ultimo piano di Viale Mazzini, dove ci sono i vertici, non mi risulta che negli altri piani sia completa. Pare che possano andare via da quel palazzo, anche se temporaneamente. Dei dirigenti Rai valutano un cambio sede per bonificare e poi rientrare a Via Mazzini.

Quello di Sodkiewicz è il solo caso pervenuto a voi dal mondo Rai?

Ci sono altri casi, mi scrivono persone in continuità, ci sono situazioni allarmanti. Anche i lavoratori Rai di Viale Mazzini dovranno essere sottoposti a controlli sanitari. Io ne ho avute due o tre nuove negli ultimi tempi. Una vedova col marito morto tempo fa si è rivolta a noi.

Questa vicenda mediatica potrebbe aver contribuito a fare da detonatore per l'attenzione pubblica sul tema?.

Forse sì. Prima non se ne parlava per niente, nemmeno la Tv pubblica, non voglio essere cattivo ma la cosa forse dipende dal fatto che loro abbiano l'amianto nelle sedi e cercano di dire che l'amianto non faccia così male.

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