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Peppe Iodice: “La Rai voleva il Peppy Night, ma faremo cose nuove. Ho detto no all’Isola dei Famosi”

A Fanpage.it l’outsider della comicità rivela: “Il Peppy Night è diventato qualcosa di forte, farlo allo stadio Maradona sarà una festa”. Ha detto no all’Isola dei Famosi: “È la cosa più lontana da me. Faccio solo quello che mi fa stare bene e che parte da una mia esigenza artistica”.
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Ci sono i grandi personaggi, quelli che vivono costantemente con la pressione dei riflettori addosso, e poi ci sono gli outsider, che riescono a brillare quando meno te lo aspetti e in condizioni meno favorevoli. Possiamo considerare Peppe Iodice come il grande outsider dello spettacolo italiano al momento? A Fanpage.it, il comico napoletano si racconta mentre si prepara a celebrare il suo Peppy Night dal vivo, allo stadio Diego Armando Maradona il 30 maggio: "Sarà una meravigliosa ‘buffonata'". Il programma, nato come realtà locale a Canale 21, è diventato seguito in tutto il mondo grazie alla diffusione su Youtube e sui social network: "La Rai era interessata, ma non mi è piaciuta l’idea di esportarlo. Stiamo pensando a una cosa, stiamo lavorando a un progetto tutto nuovo". 

Una stagione nella quale non sono mancati momenti di riflessione, come l'insuccesso di Liberi Tutti che gli ha portato una maggiore consapevolezza nella scelta degli impegni professionali: "Non rimpiango nulla, ma ho capito che se una cosa non fa per me non accetto". Una lezione che gli ha permesso di dire no all'Isola dei Famosi di Vladimir Luxuria: "Mi hanno proposto una partenza immediata due settimane fa. C'è stata un'offerta importante, ma ho detto no perché è la cosa più lontana da me". 

Peppe Iodice, il 30 maggio c’è il Peppy Night allo stadio Diego Armando Maradona. Sei emozionato?

Sono contento perché il Peppy Night è diventato qualcosa di consistente e forte, così richiesto da rendere quasi naturale l’esigenza di farlo in un posto così rappresentativo e così grande. Sul piano artistico, come attore, lo stadio non mi dà una sensazione particolare rispetto a quella che può darmi un teatro, che è la dimensione più giusta, ma sono contento per la nostra produzione. Fare il Peppy Night allo stadio sarà una meravigliosa ‘buffonata’.

Dal 2021 a oggi, tre edizioni e un successo crescente.

Il Peppy Night, per come è nato e come si è evoluto, merita tutto questo. È stato un successo nato dall’amicizia di un gruppo di persone che ha creato questo format in un momento storico terribile, come la pandemia. Abbiamo tramutato questa tensione, questa energia, in qualcosa di irripetibile. Da una televisione locale, il Peppy Night è diventato un caso nazionale che viene visto, anche grazie alla digitalizzazione, in tutto il mondo.

Per esempio?

Mi sono arrivate testimonianze dalla Colombia, dal Brasile, dall’Australia, dalla Francia, dalla Germania. È la testimonianza che se fai una cosa e piace, puoi farla dove vuoi.

Quando hai capito che il Peppy Night era diventato “una cosa seria”?

Subito dopo la prima edizione, quando abbiamo cominciato a fare lo spettacolo con il pubblico presente. I biglietti sono andati a ruba, le persone si lamentavano, restavano appostati fuori, credevano addirittura che lo facessimo apposta. Si è creato il caso. Lì abbiamo capito che cosa stava diventando.

Fabrizio Corona, Mario Balotelli, Morgan, Enrico Montesano, Valeria Marini. Una lista di super ospiti, anche inconsueta per una televisione locale.

Una delle chiavi del successo è stata quella di non anticipare mai gli ospiti. Il pubblico sapeva che ci sarebbe stata sempre qualche sorpresa. Ovviamente, poi siamo stati bravi a rispettare le attese.

Fabrizio Corona ospite del Peppy Night, una delle puntate più viste del programma.
Fabrizio Corona ospite del Peppy Night, una delle puntate più viste del programma.

Anche i politici, durante le elezioni amministrative, hanno cominciato a fare a gara a venire da voi.

Sì, è successo per caso durante il primo anno. Abbiamo fatto, inconsapevolmente, una piccola campagna elettorale. Siamo partiti con un ospite politico, poi il ‘concorrente’ si è proposto e durante le elezioni di Napoli siamo arrivati a dare uno spazio politico, ma in maniera del tutto inconsapevole. Sono stati i politici che hanno annusato il potenziale, visti gli ascolti.

In Rai hai fatto parte della famiglia di STEP.

STEP ha un sapore molto simile al Peppy Night. C’è uno spogliatoio fatto di persone che sanno far ridere, persone valide che sanno giocare e che sono appunto capitanate da Stefano De Martino. Gli input che riesce a dare mentre noi gli giriamo attorno sono fondamentali.

A proposito di Stefano De Martino, l’anno prossimo pare sarà lui l’erede di Amadeus per Affari Tuoi.

Stefano De Martino è un fuoriclasse. Ci siamo conosciuti a Made in Sud, nell’edizione da lui condotta, e ne ho capito subito il valore. Ha un’empatia, un’intelligenza che mi pare assolutamente in linea con quelli dei grandi conduttori, dei grandi uomini Rai. Non c’è bisogno che io lo dica, ma la televisione italiana fa benissimo a investire su di lui.

Peppe Iodice a Made in Sud con Stefano De Martino.
Peppe Iodice a Made in Sud con Stefano De Martino.

Con Amadeus al Nove e, in linea generale, questo clima di cambiamento, tu ci vedi un’opportunità o un limite?

Io vedo esigenze artistiche, più che altro. È positivo il fatto che si cambino le casacche, è positivo il fatto che ci siano più produzioni. È il mercato, non c’è ideologia. Allo spettatore non cambia nulla, perché ha sempre il suo telecomando. Per la Rai può rappresentare uno stimolo per far nascere cose nuove. Da queste rivoluzioni, possono nascere sicuramente sorprese e cose che non t’aspettavi. Quando ci sono più luoghi dove ci si può esprimere, è solo una cosa positiva. Il fatto che si sia allargata la forbice, dal mio punto di vista, è un’occasione. In particolare, Rai, Mediaset, La7, Tv8, Nove rappresentano, ognuno col proprio codice, un’opportunità unica per chi fa il mio mestiere.

Per l’anno prossimo, c’è qualcosa in Rai per te?

La Rai era interessata al Peppy Night, ma non mi è piaciuta l’idea di esportarlo. Stiamo pensando a una cosa, stiamo lavorando a un progetto tutto nuovo.

In questa stagione non ti è mancato niente, neanche l’insuccesso. Penso a Liberi Tutti.

Avrei potuto rifiutare quel programma perché riconosco di non essere uno facilmente adattabile. Parto come comico, posso fare una conduzione ma relativa a quello che è il mio spazio e il mio ambito. Liberi Tutti è stato un programma focalizzato su un gioco come la ‘escape room’ molto difficile da tradurre in televisione. Io sentivo che non era per me, tenevo l’uosemo, per dirla in napoletano. Però, alla chiamata di Rai2, per un programma in prima serata con Bianca Guaccero e i Gemelli di Guidonia, mi è sembrato presuntuoso dire di no.

Il cast di Liberi Tutti.
Il cast di Liberi Tutti.

Ti ha lasciato un insegnamento?

Assolutamente. Se capisco che è una cosa che non fa per me, non accetto. In quel caso, avevamo una squadra forte, di persone capaci, ma non erano gli incastri giusti al posto giusto. Non rimpiango nulla, ho conosciuto professionalità altissime, ho lavorato con colleghi bravi. C’è solo un trauma che mi è rimasto.

Quale?

Quello degli ascolti. Quest’ansia di guardare i numeri, di sentirsi pronto a essere eclissato, deportato, cancellato in base ai numeri. Poi mi sono reso conto che non era così. Dopo Liberi Tutti, ho ricominciato subito il Peppy Night perché dovevo stare bene, dovevo sentire di nuovo il pubblico.

È per questo motivo che hai rifiutato l’Isola dei Famosi? Perché, diamo una notizia, so che l’Isola ti ha cercato poche settimane fa e tu hai detto no.

Sì, mi hanno proposto una partenza immediata due settimane fa. E ho detto di no proprio perché l’esperienza di Liberi Tutti mi ha insegnato che posso fare solo quello che mi fa stare bene e che parte da una mia esigenza artistica. Nel caso dell’Isola, non c’erano i presupposti. È la cosa più lontana da me. Non posso lanciarmi da un aereo, non posso non mangiare, non dormire. Divento antipatico e io ho un’unica qualità che è la simpatia. È stata un’offerta importante, ma l’insegnamento di Liberi Tutti mi ha spinto a dire no.

Dopo il Maradona, un po' di vacanze prima della nuova stagione? 

Abbiamo superato le cento repliche nel tour invernale e un po’ di riposo potevo prenderlo, ma se non percepisco il pubblico sento che mi arrugginisco e perdo di vista quello che è l’anima di tutto quello che faccio. A giugno, quindi, comincia il tour estivo che è il pane, il sale, la vita di tutti quelli che come fanno comicità dal vivo.

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