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I fantastici 5

I Fantastici 5, Chiara Bordi: “Non pensavo di fare l’attrice, su noi disabili in Tv molti stereotipi”

Chiara Bordi è Laura Mattei nella serie I Fantastici 5, in onda mercoledì sera su Canale 5. L’attrice 23enne, come il suo personaggio, dopo un incidente ha subìto l’amputazione di una gamba. Dello sport, delle sue passioni e della necessità di parlare di disabilità con un’informazione più capillare, per non cadere negli stereotipi, ne parla in questa intervista a Fanpage.it.
A cura di Ilaria Costabile
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Non è la prima volta che Chiara Bordi si trova a vestire i panni d'attrice, ma stavolta il ruolo di Laura Mattei, nella serie tv I Fantastici 5, in onda il mercoledì sera su Canale 5, è un po' più vicino alla sua realtà. Laura è una velocista e lo è diventata dopo che, a seguito di un incidente, le è stata amputata una gamba. Chiara, invece, ha 23 anni e dopo l'incidente in motorino che ha cambiato la sua vita, ormai dieci anni fa, dopo il quale ha subito un'amputazione, ha scelto di vivere le vite degli altri sullo schermo; si è data l'opportunità di scoprire la vasta gamma delle emozioni umane, vivendole sulla propria pelle, ma attraverso le storie che qualcuno ha scritto per lei.

"Sono una persona controversa, con diverse sfumature che contrastano loro, molto precisa, indecisa e molto empatica direi. Sì, l'empatia credo sia un qualcosa che mi definisce" racconta in questa intervista a Fanpage.it, parlando dell'importanza di non cadere negli stereotipi, soprattutto quando si ha la responsabilità di dare al pubblico un racconto che sia veritiero, sincero, che mostri il lato romanzato di una storia, ma anche quello reale, in cui ci si possa rispecchiare, ma soprattutto riconoscere.

Chiara, la prima puntata de I Fantastici 5 è stata ben accolta dal pubblico. Te lo aspettavi?

Ci speravo e sono molto contenta. È un bel momento, sto raccogliendo i frutti del lavoro fatto lo scorso anno, ed è qualcosa di emozionante non solo a livello lavorativo, ma anche personale. Poi, non avendo visto ancora tutte le puntate della serie, non vedo l'ora sia mercoledì.

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Come ti senti quando sei davanti la macchina da presa?

All'inizio avevo il timore di non essere all'altezza, ora mi trovo a mio agio. Quelli in cui sono davanti alla macchina da presa sono alcuni dei miei momenti più felici.

Il tuo personaggio, Laura Mattei, entra in un gruppo di giovani atleti, molto competitivi tra loro. Come mai si è scelto di raccontare anche il lato più ‘oscuro' dello sport?

Perché è molto interessante, poco esplorato, è una realtà che esiste e vale la pena raccontarla. Alla base c'è lo sport, in secondo piano il fatto che siano atleti paralimpici. La passione per lo sport, le difficoltà, le sfide che affrontano gli atleti nel mondo dell'agonismo sono al centro della serie, dove si raccontano anche rapporti interpersonali piuttosto complessi. È una fiction in cui si parla di molte cose e in cui molte persone si possono rispecchiare.

Per interpretare Laura, che è una velocista, ti sei dovuta allenare. Hai mai pensato di fare sport a livello agonistico?

C'è stata un'intensa fase di preparazione prima del set e tante persone mi hanno detto "potresti diventare un'atleta" (ride ndr.), dopo il mio incidente è stata una delle prime cose che mi hanno paventato, anche perché negli ultimi anni le paralimpiadi hanno avuto più risonanza. Quando si ha una disabilità, o accade quello che è accaduto a me, sembra che tu debba fare per forza l'agonista (ride ndr.).

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Vero, sembra una scelta obbligata. Però il pensiero non lo avevi accantonato. 

Sì, però la vita da agonista implica impegno e un'enorme costanza. Ho guardato in faccia la realtà e tra lo studio, altre passioni a cui ho voluto dare priorità, non ho mai preso davvero in considerazione l'idea di intraprendere la carriera agonistica. Dopo l'incidente ho provato tantissimi sport, per un periodo sono stata anche nella nazionale paralimpica di sitting volley, ma in tutta onestà non so se ho le caratteristiche giuste per questa strada.

Quando hai deciso di cimentarti in vari sport lo hai fatto per dimostrare a te stessa che potevi superare i tuoi limiti?

Sì, è stata una spinta che ho avuto dopo l'incidente, questo desiderio di voler provare tutto, capire cosa potessi fare e cosa no. Dedicarsi allo sport e provarne diversi ha accresciuto in me un'autostima che forse non avrei avuto. I primi mesi, poco dopo l'amputazione, pensavo chissà se potrò mai tornare a correre, fare immersioni e tante cose le ho fatte per una sfida personale. Questo non implica che tutte le persone con disabilità avvertano questa sensazione.

Crescendo qual è la cosa di cui dopo l'incidente hai avuto più paura?

D’istinto mi è venuto da pensare che, inizialmente, avevo molta paura di non piacermi, che non avrei mai accettato il mio nuovo corpo. È stato veramente difficile, sono stata messa di fronte ad un cambiamento enorme, in un'età complessa e all'inizio ho fatto a botte con lo specchio. Ad oggi mi piace il mio corpo, sono orgogliosa e fiera di avere una diversità, è stato un processo di accettazione fatto di alti e bassi, in cui c’è voluta tanta forza di volontà. Posso dire, però, che questo timore iniziale è stato smentito.

Nel 2018 hai partecipato a Miss Italia, classificandoti terza. Che peso dai alla bellezza?

Il concetto di bellezza ruota molto spesso attorno ad alcuni canoni che, in parte, restano sempre gli stessi, a volte cambiano in base alle mode. Con Miss Italia ho voluto rompere uno schema, mostrando la mia protesi, la mia disabilità come a voler dire "questo non significa che non possa essere bella o non possa competere in un concorso di bellezza". Volevo allontanare le persone da quel pregiudizio che si ha nel vedere le persone con disabilità, si guardano come diverse, lontane dal poter essere belle. Ho voluto mandare un piccolo messaggio a chi ha voluto recepirlo.

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Per il ruolo di Laura Mattei ti sei proposta, oppure sei stata contattata come è accaduto per Prisma?

Mi sono proposta, ho fatto un incontro con il regista e poi i vari provini, a differenza di Prisma in cui sono stata contattata. In quel periodo della mia vita non pensavo di poter fare l’attrice, all’inizio ho messo un po’ le mani avanti, poi mi hanno incoraggiato nel provarci.

Perché pensavi di non poter fare l'attrice?

Aveva inciso molto il fatto di non aver mai studiato recitazione prima. Sono una persona che quando fa qualcosa vorrebbe farlo al meglio, sono un po’ perfezionista, voglio sempre essere informata sulle cose di cui parlo, che faccio, quindi non mi sentivo all'altezza. Però Ludovico Bessegato, il regista di Prisma, cerca spesso attori non formati, anche Mattia Carrano, il protagonista, era alla sua prima esperienza. Ad ogni modo, abbiamo provato ed è andata bene, dopodiché mi sono trovata un actor coach con cui formarmi.

Hai superato un'altra sfida con te stessa. 

È vero. Ho scoperto che la cosa stupenda della recitazione è che dal momento del ciak in poi diventi un'altra persona, ed è pura magia. È una cosa che mi ha emozionato fin da subito, ho capito in un attimo che era quello che volevo fare.

C'è un momento nella fiction in cui Riccardo insegna a Laura ad essere conscia delle sue capacità. Nella vita reale chi ti ha aiutato in questo percorso?

Sono state più persone in momenti diversi, dal punto di vista personale ho sempre potuto contare su una rete di affetti, che siano amici, familiari, il mio fidanzato, che per me hanno un ruolo fondamentale, quando ricerco conferme esterne o quando non mi sento all’altezza. Dal punto di vista lavorativo penso a Ludovico Bessegato che mi ha regalato la possibilità di far vedere quali fossero le mie capacità, è stato il primo che ha creduto in me, lo ringrazierò per tutta la vita.

Chiara Bordi e Raoul Bova, Laura Mattei e Riccardo Bramati ne I Fantastici 5
Chiara Bordi e Raoul Bova, Laura Mattei e Riccardo Bramati ne I Fantastici 5

La disabilità è una tematica che è stata affrontata di recente anche in altre fiction. Credi sia stato fatto superando certi stereotipi?

Soprattutto in Italia credo che ci siano molti stereotipi, quando vengono presentati dei personaggi con disabilità sono appiattiti, ed è un peccato perché la cosa bella di ogni personaggio sta nel fatto che sia pieno di caratteristiche, sfumature. Molto spesso, nel rappresentare ruoli di questo tipo si trascinano credenze insite nella società, in più c’è un problema di poca informazione, poco coinvolgimento di persone realmente disabili.

A cosa ti riferisci?

Spesso i personaggi con disabilità sono interpretati da attori non disabili, va anche bene perché ad oggi non ci sono molti attori con disabilità, ma proprio per questo credo sia necessario fare un grandissimo lavoro di informazione, per le maestranze on set e off set, per rappresentare questa tematica nel modo più giusto possibile. Nei due progetti di cui ho fatto parte è stato fatto uno studio. Prisma ha avuto diversi consulenti con disabilità, e il personaggio di Carola è stato raccontato mettendosi in discussione. Ne I Fantastici 5 è stato ancora più difficile perché tutti i protagonisti sono atleti paralimpici, ma la serie è stata scritta con la consulenza del comitato italiano paralimpico. È un lavoro che andrebbe fatto sempre, tra l’altro quella dei disabili è già una minoranza che subisce discriminazioni, stereotipi, per cercare di rappresentarla al meglio è necessaria più informazione.

Chiara Bordi nel ruolo di Carola in Prisma
Chiara Bordi nel ruolo di Carola in Prisma

Le nuove puntate che andranno in onda non le hai ancora viste, che effetto ti fa rivederti? 

Non mi piace vedermi in video quando sono io che parlo, quando interpreto un’altra persona lo faccio molto più volentieri. Da un lato sei soddisfatto, dall'altro guardi ogni mimino dettaglio e ti chiedi perché ho mosso il mignolo in quel modo, in quel momento (ride ndr). Sono molto autocritica, quindi tendo a guardare tutte le cose che non mi piacciono o che penso di aver sbagliato, anche in modo costruttivo.

Che tipo di rapporto si è creato con i tuoi colleghi di set?

Un rapporto stupendo, si sono creati sin da subito legami fortissimi, mai avrei pensato così tanto, perché sono diventati degli amici che frequento, non dico tutti i giorni, però spesso, ed è stata una fortuna immensa. Mi sembra di conoscerli da una vita, sia tra noi quattro: Enea, Vittorio, Fiorenza, e anche con Raoul abbiamo creato un rapporto veramente bello, puro, ci siamo supportati, abbiamo collaborato da colleghi ma anche da amici, e credo si vedrà. Questa cosa ha fatto molto la differenza.

In più interviste hai raccontato come il pietismo delle persone ti abbia infastidito, ma al contrario c'è chi ti ha accusata di esibizionismo?

Esibizionismo vero e proprio no, ma se anche dovesse succedere, direi che sono al mondo, esisto e sto semplicemente rivendicando quella che sono. È successa un'altra cosa, però, se posso raccontartela.

Certo, dimmi pure. 

Con il monologo a Le Iene nei commenti alcune persone hanno scritto “ok dici agli altri che non bisogna parlarne però a tutti gli effetti ne stai parlando”. Il messaggio è traviato, non è questo quello che deve passare. Esistono violenze verbali, che vanno riconosciute come tali, è normalissimo che siano interiorizzate perché siamo tutti figli della stessa società. Sono cose banali che accadono tutti i giorni e magari non mi toccano nel profondo, perché altrimenti dovrei innervosirmi molto spesso, ma si deve riconoscere che siano violenze. Quindi, se possiamo migliorare il linguaggio e alcuni atteggiamenti, facciamolo.

Il monologo di Chiara Bordi a Le Iene
Il monologo di Chiara Bordi a Le Iene

Invece c'è qualcuno che ti ha scritto per raccontarti la sua storia?

Sì, è una cosa che è accaduta spesso, dopo la partecipazione a Miss Italia, dopo Prisma, i Fantastici 5, ci sono tante persone che mi hanno scritto "grazie per quello che fai," oppure "grazie perché mi hai fatto pensare di poter fare l’attrice o la modella". In tutte le cose che faccio spero sempre di avere il sostegno della comunità di cui faccio parte, che è quella delle persone con disabilità, ogni volta mi dico che già averne convinta una è una vittoria.

Quanto è stato importante vedere l'esempio di altri che vivevano la tua stessa condizione?

Moltissimo. Soprattutto all'inizio vedere altre persone raggiungere dei traguardi, vedere che qualcun altro potesse avere una vita del tutto normale, mi ha aiutato. Ad oggi questa consapevolezza ce l'ho e mi sembra banalissima, ma i primi tempi non lo era. Quando è successo a me non c'erano i social, ho incontrato persone dal vivo e io spero di poter dare agli altri, fosse anche attraverso un post, la stessa forza che è stata data me.

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