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Clizia De Rossi, l’anti-Vannacci: “Sono trans e insegno italiano ai migranti, tutto quello che non piace a lui”

L’attivista e opinionista per i diritti LGBT si racconta in una lunga intervista a Fanpage.it nella quale esplora le contraddizioni del politicamente scorretto: “È una scusa per quelli che vogliono essere legittimati nella propria cattiveria”. Era stata vicino all’Isola dei Famosi: “Qualcuno non ha voluto, mentre un senatore leghista è riuscito a inserire la figlia”.
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Clizia De Rossi è una delle attiviste e opinioniste per i diritti LGBT più apprezzate sui social. Clizia insegna italiano ai migranti, è un'esperta dantista e della cultura in generale e si racconta, per la prima volta a Fanpage.it, in una lunga intervista nella quale esplora le contraddizioni del politicamente scorretto e rivela le difficoltà quotidiane vissute dalle persone transessuali: "Noi non vogliamo più omosessuali domani, come dicono i Pillon, noi vogliamo meno omofobi oggi. Tocca partire dai ragazzi che non hanno ancora i pregiudizi degli adulti".

Con un mix di passione e ironia, Clizia parla del suo impegno per una società più giusta e inclusiva, senza risparmiare critiche ai comportamenti ipocriti della politica, in particolare di Roberto Vannacci, le cui posizioni sono antitetiche: "È il mio nemico storico. Io sono l’anti-Vannacci. Sono colei che incarna tutte le categorie contro cui s’è scagliato: transessuale, vegetariana, animalista, femminista, LGBT…manca solo la pelle nera". 

Clizia De Rossi al Pride.
Clizia De Rossi al Pride.

Ospite fissa a "La Zanzara", Clizia racconta: "Accetto il ruolo nel programma per portare civiltà e buonsenso in quel programma. Cruciani è l’unico che mi ha visto per quella che sono perché è una persona libera e anarchica, che se n’è sempre fregato dei pregiudizi e, a differenza di tanti suoi colleghi che mi hanno visto come la bambolina o il fenomeno da baraccone". Era stata vicina all'Isola dei Famosi: "Qualcuno non ha voluto, mentre un senatore leghista è riuscito a inserire la figlia". 

Sei un’attivista e sui social sei un’opinionista a tutto tondo. Partendo dalle ultime notizie, penso al caso Mentana-Gruber, nel quale ti sei schierata a favore di Lilli Gruber. 

Mi è sembrata una polemica molto sterile. Lei si è semplicemente limitata a fare una battuta che non è di certo un’offesa. Ci sta la battutina stizzina da parte di chi ha già un programma breve e che puntualmente si vede togliere sempre spazio. Con tutto quello che ne ha Mentana, non mi sembra il caso di prendersela così tanto per una battuta lecita. Puntare i piedi, pretendere la presa di posizione dell’azienda solo perché una donna di eguale potere si è permessa di fare una battuta puntigliosa su un fatto di cui aveva ragione. Bastava scusarsi e la cosa sarebbe finita lì.

Qualcuno ne ha approfittato di questa polemica per sottolineare la metafora di quello che accade anche in politica: a sinistra non sono bravi come a destra nel nascondere la polvere sotto al tappeto. 

È vero, ma io la trovo una cosa positiva, trasparente quella di mettere in piazza le cose per come stanno, la trovo rispettosa per il proprio pubblico. Comunque sì, la sinistra è sicuramente brava a farsi del male da sola, è un handicap ma è un comportamento di trasparenza necessario. A destra, volano coltelli affilatissimi dietro le quinte mentre nelle interviste sono tutti d’amore e d’accordo. Adesso, da quelle parti, tutti non aspettano altro che la resa di Salvini.

Hai parlato di Salvini, quindi dobbiamo necessariamente parlare di Vannacci.

È il mio nemico storico. Io sono l’anti-Vannacci. Sono colei che incarna tutte le categorie contro cui s’è scagliato: transessuale, vegetariana, animalista, femminista, LGBT…

Ce le hai tutte. 

Manca solo la pelle nera (ridiamo, ndr). È un tema molto grave, scherzi a parte. È il sintomo di una politica negazionista, che dubita di tutto, che rigira la frittata e la butta in caciara, che cerca il politicamente scorretto è un abbassamento del valore istituzionale che, prima di Berlusconi, era molto più alto. Magari i politici erano percepiti distanti dal popolo, ma avevano una credibilità diversa. La politica rappresentava un’integrità etica e morale. L’abbassamento della politica al popolo purtroppo funziona.

Il politicamente scorretto per te è una forma di populismo? 

Per me è inconcepibile la rivendicazione del politicamente scorretto perché è una scusa per quelli che vogliono essere legittimati nella propria cattiveria. Nessuna persona civile dovrebbe sentirne il bisogno, quelli che lo rivendicano è perché sono irrisolti, cercano legittimità della propria frustrazione. Io non mi sento limitata nel non poter dire ‘frocio’, ‘ciccione’, eccetera. Questo è un sintomo grave che la politica ha fatto suo, perché un personaggio che va a candidarsi per un ruolo di rilievo come il parlamento europeo non si sarebbe mai azzardato di dire ‘Cari gay, non siete normali’, ‘toccavo le mani dei neri per sentirne la consistenza’ e così via.

Clizia De Rossi e la sua classe di migranti.
Clizia De Rossi e la sua classe di migranti.

Tu insegni italiano ai migranti. Come ti trovi? 

Sono molto felice di essere entrata in questa realtà che si chiama “Rete Scuole senza permesso”. Ho conosciuto tanta brava gente che cerca un futuro e non sono qui a togliere lavoro a nessuno. Se avessero potuto scegliere, sarebbero certamente rimasti a casa loro con i loro affetti, la loro cultura e la loro religione. È bellissimo aiutare questa gente e vedo un senso di gratitudine e di educazione che l’italiano ha dimenticato da tempo, scordandosi d’esser stato tra i più grandi migranti d’Europa fino a poco tempo fa. Vorrei che tanta gente s’avvicinasse a questo tipo di volontariato perché aiutarsi reciprocamente significa essere umani. Io mi sento una degli ultimi. Una società non sarà mai libera se liberi non siamo tutti. L’italiano medio non è toccato da certe dinamiche. L’errore più grande che può fare una popolazione di un paese che si dice civile è proprio non mettersi nei panni di chi non ha i suoi stessi diritti. C’è un governo che ha fatto della guerra agli ultimi i suoi campi di battaglia. Togliere i principi basilari come il matrimonio egualitario, imporre e decidere sul corpo delle donne, negare figli a chi invece ne vuole, lottare contro disgraziati che arrivano in Italia con il sogno di una vita migliore e mi riferisco al progetto di creare una ‘Guantanamo albanese’.

Parli dell’accordo tra Italia e Albania per la gestione dei migranti?

Oltre a una spesa enorme che sarà detratta dai soldi pubblici comporta una gravissima violazione dei diritti civili. Ci si poteva rifare al modello tedesco, dove queste persone arrivano e vengono subito suddivisi nei 16 Land e mentre sono in attesa per essere giudicati riguardo al permesso d’asilo, cominciano subito a fare corsi che favoriscono l’integrazione. C’è una statistica che dimostra che il 60% di queste persone, negli ultimi 5 anni, ha già un lavoro a tempo indeterminato. Il ragionamento è semplice: prima le persone prima si integrano, prima sono capaci di contribuire alla collettività anche pagando le tasse. Un paese come il nostro ne avrebbe tantissimo bisogno, ma invece le destre continuano a farli marcire nei lager del CPR senza risposte, senza agevolare alcuna integrazione, creando molta più delinquenza rispetto agli altri paesi.

Chi attua una transizione come la tua, è confinata a ruoli di seduzione, di trasgressione.

Le transessuali sono uno dei grandi sogni degli italiani e ci sono statistiche che lo dimostrano sia nella prostituzione, dove le transessuali sono minori rispetto alle donne ma più richieste, sia nel mondo del porno, dove anche di recente la statistica di PornHub, ha dimostrato che la categoria in questione è in cima alla preferenze. L’Italia ha un +100% di visualizzazioni. Relegare le transessuali al taboo e alla trasgressione è un problema tutto italiano. C’è da fare un grande lavoro. Io sono in gruppi d’ascolto per persone transessuali e ogni giorno sento storie di chi ha difficoltà a trovare lavoro, a cercare casa, a farsi accettare dalla famiglia. Questi tempi non aiutano. Quest’atmosfera che nasce da questo Governo, unito alla presenza della Chiesa cattolica che non ha mai agevolato del tutto, rendono le cose molto difficili. Il Governo Draghi aveva fatto un bellissimo atto come la Strategia nazionale per i diritti  Lgbt+ che è solo d’attuare, con incentivi a chi avesse assunto persone transessuali, ma il Governo attuale non lo farà mai.

La tua esperienza è completamente differente. Cosa ti ha consentito di uscire da questo cono d’ombra e cosa c’è da fare?

Io sono stata fortunata perché ho avuto una famiglia solida alle spalle, che mi ha capita e mi ha dato la possibilità di studiare. L’estetica, poi, mi ha aiutato tanto. Quelle che pagano un prezzo più alto sono quelle che, oltre la loro condizione, hanno anche difficoltà a essere ‘passabili’, questo è il termine che utilizziamo nel gergo della comunità, agli occhi degli altri. Parlo della voce, dell’altezza, della muscolatura. Ho un’amica calabrese che è disperata perché la famiglia non l’ha mai accettata, non le hanno dato la possibilità di studiare, non ha la possibilità di scappare da una realtà che è rimasta ancorata a quella di “Mery per sempre”, il film con Michele Placido. Cosa c’è da fare? C’è da fare prevenzione, informazione. C’è da insegnare la tolleranza nelle scuole, il rispetto per la diversità – parola che per me è bruttissima – ma è dai più giovani che dobbiamo partire. Non è come la dice Pillon: noi non vogliamo più omosessuali domani, noi vogliamo meno omofobi oggi. Tocca partire dai ragazzi che non hanno ancora i pregiudizi degli adulti.

Però non pensi che la legalizzazione della prostituzione potrebbe velocizzare l'accettazione del terzo sesso, migliorando intanto quelle che sono le condizioni economiche delle transessuali? 

Per me, non risolverebbe le cose. Non avrebbe niente a che fare con l’emancipazione delle persone transessuali perché vorrei che le ragazze possano sentire di avere un futuro diverso dall’equazione ‘trans = sesso’. Le ragazze devono avere la possibilità di diventare quello che vogliono. Bisogna lavorare nel far conoscere la normalità, far percepire che siamo persone comuni, persone con sentimenti, non fenomeni da baraccone a cui rivolgersi senza tatto, senza sensibilità, facendo anche domande scomode.

Quali? 

“Sei operata?”, “quanto ce lo hai lungo?”, “perché non vuoi operarti?”, “come ti chiamavi prima?”. Tutte confidenze che l’italiano medio si prende associandoci a personaggi circensi a cui ti puoi rivolgere anche senza educazione, senza scrupolo. Questa è una cosa bruttissima che ho vissuto anche sulla mia pelle. Sono stata fortunata, ma gli episodi brutti non sono mai mancati. Noi subiamo la ‘sindrome di Prassede’, donna Prassede nel Manzoni diceva agli altri e a se stessa, che tutto il suo studio era assecondare i voleri del cielo, ma faceva lo sbaglio grosso di prendere per il cielo il suo cervello. Questo è il grosso problema degli italiani. Limitarsi alla propria realtà.

A “La Zanzara” hai un po’ il ruolo di far uscire fuori questo ‘grosso problema’ che hanno gli italiani. Nei commenti, o nelle telefonate che arrivano, ti chiamano “Clizio”. 

Io sono me stessa e quando dico, ridendo, che accetto il ruolo nel programma per portare civiltà e buonsenso in quel posto così degradante, è la verità. Quella trasmissione è un ricettacolo che racchiude tutta l’ignoranza e tutti gli stereotipi e i luoghi comuni dell’italiano medio.

In che rapporto sei con Giuseppe Cruciani? 

Io amo Cruciani, è stato il mio pigmalione.

Clizia De Rossi con Giuseppe Cruciani negli studi de "La Zanzara"
Clizia De Rossi con Giuseppe Cruciani negli studi de "La Zanzara"

In una delle ultime puntate avete "combattuto". Hai detto una cosa contro la Chiesa ed è successo il finimondo. 

È stato un attacco blasfemo, ma ho chiesto scusa per lo scivolone poco elegante. È anche vero che lì si può dire di tutto e di più, ma la tematica religiosa evidentemente non si può toccare. È un paradosso all’italiana. Ma io e Cruciani restiamo grandi amici, lo amo, andiamo a mangiare insieme, abbiamo stima reciproca, sarò anche alla festa di Confindustria a Trento, sua ospite.

In radio funzionano le vostre ‘differenze'.

Giuseppe rivendica e inneggia al politicamente scorretto, io ribadisco che poter dire ‘frocio’, ‘grassone’ e così via non è libertà, ma è solo la rivendicazione di essere cattivi. Non mi piace quando difende Vannacci o Pillon, perché lì non difende più la libertà. Poter offendere non è libertà. Non lo sopporto anche quando fa discorsi sulla superiorità dell’uomo sugli altri esseri viventi. Dall’altro lato, è l’unico che mi ha visto per quella che sono perché è una persona libera e anarchica, che se n’è sempre fregato dei pregiudizi a differenza di tanti suoi colleghi.

Quali colleghi? Che hanno fatto? 

Non faccio nomi ma Cruciani, a differenza di altri, non si è mai permesso di relegarmi nella casella della bambolina, del fenomeno da baraccone.

Clizia, io ti sento parlare e penso che tu in politica ci staresti bene. Ci avrai sicuramente pensato. 

Ci ho pensato e me lo hanno anche chiesto, ma ho preso tempo. Penso che per fare politica non ci si debba improvvisare. Il motivo per il quale la politica è diventata una proiezione dei social, dove chiunque può dire la qualunque smentendo fatti palesi, supportati da statistiche e documenti, è proprio per questo. C’è improvvisazione. Io non ho mai fatto gavetta politica e non mi sento e non mi voglio prendere responsabilità di cui non ho la certezza di poter soddisfare.

So che sei stata vicina, anzi vicinissima, all’Isola dei Famosi. Cosa è successo? 

L’avrei fatto volentieri perché una persona può portare la propria storia a prescindere dal contesto. Ammiro molto Vladimir Luxuria che è partita dal basso ed è arrivata dove è arrivata senza mai perdere la propria dignità intellettiva e la propria credibilità. Sarei molto felice di seguire le sue orme proprio perché penso che si possano lanciare messaggi trasversali anche in programmi come l’Isola. Non sono partita perché Banijay mi voleva fortemente ma, purtroppo, non erano loro a decidere. La parola finale spettava alle risorse artistiche di Mediaset. Anche in questo caso, invece, il senatore leghista era riuscito a inserire la figlia, dopo Miss Italia, destino ha voluto che fosse uscita dopo la prima puntata (Francesca Bergesio, ndr).

Nella prossima stagione, invece, c’è qualcosa per te? 

Non posso dirlo, forse nella prossima stagione c’è qualcosa, un nuovo format, ma non lo voglio dire. Intanto, sarò a Etna Comics con Rocco Siffredi dal 6 al 9 giugno. Parleremo di terzo sesso. Lui ha dichiarato di avere avuto numerose esperienze dal punto di vista sessuale con le transessuali e di esserne attratto, io di mio metterò la parte d'impegno civile.

Cosa ti piacerebbe fare, ancora? 

Il mio sogno è quello di parlare di cultura in tv, sogno irrealizzabile in Italia dove il settore è già precluso alle ragazze, figuriamoci se trans.

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