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Christian De Sica: “Maurizio Costanzo disse che avevo la faccia da stron*o e dovevo fa’ lo stron*o”

Christian De Sica a Fanpage.it si racconta in una lunga intervista video ripercorrendo la sua carriera, i successi e gli insuccessi, tirando fuori un ritratto scanzonato e delicatissimo prendendo in giro persino la sua stessa morte, firmando per noi il suo coccodrillo.
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Sapete che cos’è un coccodrillo? Nel gergo giornalistico è un articolo commemorativo e preconfezionato sulla vita di un personaggio famoso, che tutte le redazioni dei giornali tengono in archivio aggiornandolo costantemente e che si tira fuori all’occorrenza – le lacrime di coccodrillo, appunto – della morte del personaggio. È un pezzo lucido e freddo, pieno di empatia artefatta, che un giornalista finisce sempre per pubblicare con un doppio dispiacere.

Per questo, in una intervista a Fanpage.it, abbiamo chiesto a Christian De Sica di aiutarci a ribaltare la freddezza del coccodrillo e – corna facendo! – di scegliersi da solo il titolo dell’articolo che uscirà nel giorno della sua scomparsa. Ne abbiamo approfittato per analizzare la sua carriera, il suo rapporto con la vita e con l’arte, tirando fuori un ritratto scanzonato e delicatissimo, come l’artista ci ha insegnato.

Christian De Sica negli studi di Fanpage.it
Christian De Sica negli studi di Fanpage.it

Parliamo di fregnacce. Ne girano tante su di te, sul web. Articoli che ti dipingono un giorno come un uomo in bancarotta…

…e n’altro giorno so’ miliardario.

Ecco. A proposito di bancarotta e patrimonio milionario, qual è il tuo rapporto col denaro?

Io c’ho la paghetta. Mia moglie mi dà cento euro a settimana e me la devo fare bastare. Poi, io compro le stronzate. Una volta dovevo comprare dei bicchieri e sono tornato con delle uova di ceramica. Disse: “E mò come beviamo?”. E ma erano belle e sò dovuto scendere a comprare i bicchieri. Mia moglie dice che io ‘attiro la stronzata’. La stronzata e gli stron*i, eh.

Hai una faccia…

Una faccia da stron*o! Ma lo sai che quando ho cominciato la carriera, io ho iniziato con Maurizio Costanzo che mi fece fare una trasmissione televisiva e mi disse: “È inutile che vuoi fare il democratico come Gianni Morandi: “Ciao ragazzi, come state?”. Tu c’hai proprio la faccia da stron*o e quindi devi fare lo stron*o, tant’è che la gente dirà: “Ma chi è sto stron*o?”. E devo dire che è andata bene.

Nella vita ti sei trovato ad affrontare una serie di pregiudizi: dal “figlio di” all’attore di commedie leggere. 

Ora diranno che sono “il padre di Brando”.

Come si supera il pregiudizio? 

Una volta Alberto Sordi mi disse: “Bacia e abbraccia tutti, ma che t’è mporta?”. Te ne devi fregare. Sapessi quante cose hanno detto e dicono. Fa parte del gioco. Comunque ci pagano per giocare, come diceva Mastroianni.

Eppure c’è un De Sica più nascosto. Tra il ’95 e il ’99 tu hai fatto tre film da regista bellissimi: “Uomini, uomini, uomini”, “Tre” e “Simpatici & Antipatici”. Una trilogia dell’essere umano che andrebbe studiata. 

“Simpatici e Antipatici” è stato un film che è stato veramente fregato perché uno dei protagonisti, che era il povero Funari, assomigliava a un politico. Dopo una settimana mi ritirarono il film dai cinema. Poi però è diventato un cult movie. Un affresco sulla borghesia di quegli anni. “Tre” è stato un film che la produzione mi fece sbagliare perché io volevo farlo molto più severo. Mi dicevano che io dovevo far ridere, ma il film non era pensato per far ridere. “Uomini uomini uomini” è stato un successo eclatante.

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Era la prima volta che si parlava di omosessualità in una commedia. 

Pensa che andammo a Domenica In, e non si poteva parlare di omosessualità in Rai, invece Leo Gullotta fece coming out in diretta nazionale. Aurelio De Laurentiis, che era il produttore, all’inizio disse: “Ma no, sei un matto ma che vai a fare?”. E io: “Ma no, guarda, io vorrei veramente raccontare di quattro amici omosessuali come mi piacerebber che fossero, non dei damerini, dei deboli, ma degli uomini che hanno preso il toro per le corna”. Il film ebbe un successo enorme”.

Delicatissimo, che ansia terribile, dichiarare il secondo…

Anche: “La gradisco”.

Ecco, come nasce un tormentone?

Lo fa nascere il pubblico. Io neanche mi rendo conto. Quando ho detto “delicatissimo”, mi faceva ridere che questo burino diceva che il risotto era ‘delicato’. È il pubblico che lo fa diventare un tormentone, ma quando lo fai non è che dici ‘adesso voglio fare il tormentone’. Parli e dici ‘ste frescacce che funzionano, o no.

C’è una notizia che ritorna ciclicamente, tra le più lette su Fanpage.it, riguarda la tua villa a Capri per la quale non riesci a trovare un compratore. 

È vero, non si vende.

Vuoi approfittare di Fanpage.it per rilanciare l’annuncio? 

Guarda, adesso m’ha detto mia moglie che forse c’è uno che se la piglia.

Perché vendi la villa a Capri?

Ma sai, sono 50 anni che vado a Capri. Gli americani dicono a 40 devi comprare e a 60 devi vendere. Io ho superato i 60, quindi dovrei vendere. Queste cose sono bellissime ma sono tutte rotture di scatole. Poi neanche ci vado perché facendo questo mestiere – ho fatto due film, parto con una serie – l’attore è un mestiere da zingaro. Quando lavoravo andavo spesso lì, poi ho tanti amici a Napoli, questo è vero, e un po’ mi manca.

Con "Il figlio più piccolo" hai dimostrato di saperci fare anche nei ruoli drammatici. 

Con quel film ho vinto un sacco di premi che in tutta una carriera non ho vinto. Come ho fatto quel film ho vinto il David di Donatello, il Nastro d’Argento, il premio come miglior attore protagonista. È sempre stato così, purtroppo la comicità non ripaga e l’intellighenzia non te la perdona, soprattutto se hai molto successo col pubblico. Purtroppo io mi porto questo problema di aver avuto grande successo con dei film nazionalpopolari. Allora si dice: “Ma mò che voi fà, l’artista? Ma chi te lo fa fà”. Purtroppo è lo scotto che uno paga, come se tu fai i film dei cowboy dove ti fanno salire e scendere dai cavalli per tutta la vita.

La grande bufala, quella della morte. Leggerti morto che sensazione ti fa? 

Me l’hanno fatta tre, quattro volte. Una volta ero in America, ho dovuto chiamare mia moglie, tranquillizzare i parenti. È un fastidio.

Tu sai che cos’è un coccodrillo? 

Sì. Ce l’abbiamo tutti. Anche io ce l’ho già fatto. È pronto. È l’articolo precotto che si tira fuori alla morte di un personaggio famoso.

Cornafacendo, te la senti di titolare l’articolo che uscirà il giorno della tua morte? 

Eh, bisogna pensarci, però. Ce ne sono alcune bellissime. “Ero soltanto tanto stanco”, Gassman c’ha “Giace qui l’attore che nessuno ha mai impallato”. Non è una cosa facile, ma ci proviamo.

Christian De Sica ha quindi scelto di titolare il suo "coccodrillo" citando uno dei suoi autori preferiti, Frank Capra. "Questa è una perla, eh", ci ha detto compilando l'articolo che troverete alla fine della video intervista. 

Intervista di Gennaro Marco Duello

Ideato da Andrea Parrella, Gennaro Marco Duello, Francesco Raiola

Riprese e montaggio a cura di Giulia Salvatori e Francesco Galgano

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