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Elemental, la recensione: il nuovo film Pixar emoziona con poco, in pieno effetto Mr Rain

Fuoco e acqua tentano di fraternizzare in Elemental, il nuovo film Disney-Pixar intriso di luoghi comuni e sentimenti al sapor di marshmallow. In buona sostanza, la versione cinematografica di una qualsiasi canzone di Mr. Rain che, infatti, ne canta la colonna sonora. Idraulici e romanticoni perfetti al botteghino.
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A cura di Grazia Sambruna
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Una storia d’amore e tubature. Questi, in estrema sintesi, gli ingredienti essenziali di Elemental, il nuovo film Disney-Pixar nelle sale italiane da mercoledì 21 giugno. Nel primo weekend di programmazione americana ha incassato 29,5 milioni di dollari. La cifra sembra enorme, ma non lo è. Si tratta, infatti, del peggior incasso di sempre per un lungometraggio creato dallo studio di Toy Story e Up. Ci sono, però, possibilità che il passaparola ribalti la situazione. Nel frattempo, la domanda è se valga la pena di correre al cinema, oppure tanto varrebbe attenderne l’approdo su Disney Plus senza scomodarsi. Proviamo a rispondere analizzandone punti di forza e fragilità. Elemental fa davvero acqua da tutte le parti?

Innanzitutto, la trama: i protagonisti sono Ember (doppiata da Valentina Romani di Mare Fuori) e Wade (a cui presta la voce Stefano De Martino). La prima è una creatura fuochese, mentre il secondo un acquatico. Non possono nemmeno sfiorarsi e, inizialmente, per via delle loro nature agli antipodi, neanche si piacciono granché. Le cose, però, di avventura in avventura, potrebbero cambiare. O forse no. La storia è ambientata tra la periferia e il centro di Element City, una città fatta più o meno a misura di tutti gli elementi (aria, acqua, terra) eccezion fatta per il fuoco, mal visto e sostanzialmente ghettizzato fuori dal centro perché considerato troppo pericoloso per poter convivere con gli altri. Va detto che la città, frenetica e super futuristica, è una gioia per gli occhi a ogni visione d’insieme. Nonché sfoggio di grande, brulicante fantasia immaginifica Pixar. Merita il grande schermo.

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C’è una piccolo grande controversia in corso sui talent che non sono doppiatori professionisti ma a cui vengono affidati ruoli nei cartoni animati. Il caso più recente è quello di Mahmood che ha prestato la voce al granchio Sebastian nel live action de La Sirenetta. Ebbene, in questo specifico caso, sia Stefano De Martino che Valentina Romani svolgono un ottimo lavoro e, anche per i puristi del doppiaggio, sarà ben difficile sostenere che le loro interpretazioni azzoppino i personaggi. Qui però, in un certo senso, tendono a concludersi i lati strettamente positivi del lungometraggio che ha come debolezza principale una certa banalità strutturale, proprio a livello di trama.

Stando ben lontani da spoiler, useremo una metafora musicale. Il brano portante della colonna sonora del film è affidato, nella versione italiana, a Mr. Rain che canta “Per Sempre ci Sarò”. Terzo all’ultimo Festival di Sanremo con Supereroi, l’interprete è amato da moltissimi, ma non sono pochi quelli che trovano i suoi testi piuttosto scontati e acchiappalike. Ecco, Elemental somiglia alla poetica del “Signor Pioggia” e quindi, va da sé, può risultare divisivo. Sciorina tutti i luoghi comuni che siamo soliti vedere all’opera nella narrazione della nascita e dello sviluppo di un legame che potrebbe diventare un sentimento fortissimo tra due individui. Partendo dall’assioma per cui gli opposti, sotto sotto, si attraggono. Nonostante ritrosie personali, difficoltà oggettive e ciò che ne penserà la gente. Già visto? Sì, infinite volte. Ma chi ha in petto un cuore romantico, troverà validi motivi per emozionarsi. Con buona pace del fatto che siano sempre gli stessi. 

Elemental tratta anche il tema dell’integrazione sociale e del pregiudizio nei confronti di chi viene considerato diverso. Inoltre, buona parte del film è dedicata al rapporto con i genitori che non sempre va di pari passo con l’autodeterminazione personale. Ne consegue la scoperta e magari pure la conquista di ciò che un figlio vuole essere e fare davvero nella propria vita, a prescindere dal giudizio e dalle aspettative di chi l’ha messo al mondo. Molta carne al fuoco, dunque, a tratti annacquata dall’esigenza di dover raccontare tutto in un’ora e quarantadue minuti, titoli di testa e coda compresi. Nel mezzo, anche grandiose (?) avventure riguardanti l’urgente riparazioni di tubature che, se continueranno a fare le bizze, rischiano di mettere a repentaglio gli equilibri della periferia e, dunque, principalmente quelli della esplosiva e ardente di vita Ember.

Proprio Ember risulta, forse, il personaggio migliore. Con qualche problemino nella gestione della rabbia, i clienti del negozio di suo padre, comunque, sanno essere davvero stressanti, cercherà di affrontare un percorso di maturazione, anche grazie al contributo del sempre serafico e ottimista Wade. Con buona pace della magia Disney-Pixar all’interno della quale, come è noto, tutto è possibile, questi due nella vita si salterebbero alla giugulare nel giro di pochi secondi dal primo incontro per poi sperare di non incrociarsi mai più: lei troppo impulsiva e concreta, lui dolcissimo, ma caratterialmente più molle di un marshmallow. Lei povera in canna e ambiziosissima, lui ricco di famiglia e con ben poca “fame” di stare al mondo. Poli opposti, le loro differenze vengono caricate iperbolicamente. E il troppo, si sa, alla lunga storpia.

In ogni caso, finalmente gli occhi dei personaggi tornano a essere protagonisti. Espressivi, zampillano emozioni a ogni scena. I disegni con cui sono state realizzate le creature fuochesi, però, li rendono differenti da tutti gli altri personaggi, quasi giustapposti successivamente. Non si amalgamano agli altri. Potrebbe trattarsi di un effetto voluto, per sottolineare la loro “diversità”. Ma, dopo un po’, tale effetto stride rendendo l’insieme poco omogeneo e un filo straniante.

Al netto di dialoghi troppo spesso scontati e luoghi comuni déjà-vu, Elemental riuscirà a farsi amare da idraulici e romanticoni. Mentre i più piccoli potrebbero finire con adorarne colori accesi e gag. Non ci sentiamo di promuovere a pieni voti il lungometraggio perché Pixar ha regalato, negli anni, capolavori emozionali del calibro, per esempio, del già citato Up quindi l’eccellenza è il requisito base che ci si aspetterebbe da ogni sua nuova creatura. E qui ne siamo ben lontani. Per uno spettatore scevro da tali grandi aspettative, Elemental potrà essere una commedia romantica d’intrattenimento come, però, ce ne sono tante altre. Senza infamia né lode, si porta a casa la sufficienza. E qualche sbadiglio.

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Sto scrivendo. Perennemente in attesa che il sollevamento di questioni venga riconosciuto come disciplina olimpica.
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