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Opinioni

GialappaShow punta su Annalisa, Zelig su Sconsolata: la comicità per funzionare deve rinnovarsi

La generalista non è più in grado di divertire il proprio pubblico? Mentre su Tv8 il GialappaShow compie il miracolo della risata, Zelig e altre tramissioni, come Liberi Tutti e Fake Show, deludono assai, restituendo quella mesta impressione da chiusura del circo. È proprio così o si può ancora intervenire per invertire la rotta? Forse sì, ma ad alcune condizioni.
A cura di Grazia Sambruna
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I dati Auditel non sono, non sempre, indice della qualità di un programma tv. I suoi contenuti, però, sì. Si è appena conclusa, questo giovedì ne andrà in onda il “Best Of”, l’ennesima claudicante edizione di Zelig su Canale 5, mentre stasera, lunedì 11 dicembre, su Tv8 verrà trasmessa una puntata taglia e cuci dei migliori momenti del varietà del GialappaShow, giunto al termine della prima tranche della sua seconda edizione. Ciò mentre Rai 2 proporrà il Two Men Show di Ale e Franz, dal titolo RaiDuo, con tempi più teatrali che televisivi e un sensazione di noia aggressiva, travolgente. Se a questo aggiungiamo i programmi di intrattenimento chiusi o comunque andati al di sotto delle aspettative (Liberi Tutti di Bianca Guaccero, Fake Show di Max Giusti) emerge una domanda scomoda: la generalista non sa più far ridere il proprio pubblico?

Sarebbe semplice affermare che con l’avvento e l'insediarsi di social e piattaforme, la figura del telespettatore, per come la intendevamo fino a una decina di anni fa, stia andando in estinzione. O che non esista già più. Sovrastimolati da TikTok e Instagram in primis, scrolliamo tutti i nostri smartphone ricevendo le forme di intrattenimento che più ci aggradano a qualsiasi ora del giorno e della notte. Ciò ovviamente finisce per disincentivare la fedeltà a un palinsesto televisivo, se non il senso stesso dell’esistenza di un palinsesto televisivo. Detto ciò, alcuni programmi sono ancora in grado di radunare milioni di italiani davanti a quel “piccolo elettrodomestico” che, anche solo per guardare Netflix più in grande, teniamo pressoché tutti nelle nostre case. Se i talk politici, con qualche eccezione, hanno ancora la loro presa e i reality barcollano ma non mollano, i programmi mirati all’intrattenimento più puro, alla comicità, arrancano. Almeno, sulla generalista. E non è solo una questione di sfortuna, di destino cinico e baro. Innanzitutto, si tratta di un problema di target. A chi si rivolge Zelig?

La risposta, metaforicamente, è che Zelig si rivolge a un pubblico con la dentiera. Lo stesso che venti anni fa, più giovane e in forze, si spanciava di fronte alla panchina di Ale e Franz e ai tormentoni del carrozzone che difendeva l’allegria sull’ammiraglia del Biscione. Quei fasti ci sono stati davvero: “Fluoro!”, “Adriana! Adriana!”, “Tu-sco-la-no!”, “Brava! Brava!”, “Sono un automobilista ed essendo un automobilista sono sempre, costantemente incazzato come una bestia” restano, per chi c’era, nella memoria collettiva come qualcosa di divertente assai. Hanno lo stesso effetto delle storiche imitazioni di “Mai Dire” che, di quando in quando, fanno ancora capolino sui social. Perché, allora, Zelig oggi non fa più ridere, mentre la Gialappa’s Band riesce addirittura a imporsi come trending topic con più di un personaggio?

Il GialappaShow nasce, vive e parla al presente. Giorgio Gherarducci e Marco Santin confezionano una puntata alla settimana riuscendo così a intercettare (e a infilarci) ciò di cui la gente discute davvero al bar o su Twitter (basti pensare ad Andrea Giambruno, inserito nel contesto della parodia “Tentescion Ailand”). Zelig, invece, viene registrato almeno un paio di mesi prima della messa in onda al Teatro degli Arcimboldi. In un’epoca all’insegna dell’hic et nunc come è la nostra, questa distanza si sente, allontana. Anche perché è foriera, inevitabilmente, di monologhi “evergreen”: la suocera fastidiosa, le incomprensioni generazionali genitori-figli, le trite e ritrite differenze Nord-Sud e viceversa, non c’è quasi mai un appiglio all’attualità, a quello che fa ridere adesso, oggi. Ne conseguono pezzi alla naftalina che forse 20 anni orsono, quando avevamo tutti palati meno smaliziati, avrebbero potuto pure funzionare. Ma che  ora risultano anacronistici, per usare un eufemismo. Se il GialappaShow propone la parodia della regina del pop Annalisa, Zelig il ritorno di Sconsolata con un monologo uguale uguale a quello che faceva nei primi Duemila in cui passa dalla “disfunzione del rettile” del coniuge a un accorato appello per la pace nel mondo perché “le guerre sono brutte”.

Se la conduzione, come sempre affidata a Claudio Bisio e Vanessa Incontrada, è senza macchia per non dire fenomenale, la mesta sequela di comici che sfila sul palco dello Zelig sembra una serie di spettri dell’allegria passata. Anche perché nessuno, tra nuove leve e vecchie glorie, restituisce l’impressione di divertirsi a fare ciò che sta facendo. Si percepisce, arriva fino a casa, una opprimente aria da circo in chiusura che porta i suoi artisti a impegnarsi di meno perché tanto ormai è andata così. E ciò vale anche per i “giovani” che dovrebbero scalpitare per farsi vedere lì, mentre invece, consapevoli, rimpiangono di non essere rimasti a casa a streammare su Twitch. A Zelig il tempo si è fermato, cristallizzato su quella panchina con Ale e Franz che passano dieci minuti a darsi fastidio verbale, mentre i telespettatori sono andati avanti e oggi ridono per altro (che non è detto sia migliore, solo, diverso).

Rinunciare alla battaglia e puntare sull’usato garantito sperando di intercettare lo stesso pubblico che 20 anni fa si spanciava davanti alla tv è una strategia percorribile. Ma, e ciò è stato evidente anche nelle ultime edizioni dello show, non paga. Così, l’unico monologo di cui forse rimane memoria è quello di Federica Ferrero sulla chat Whatsapp dell’assemblea condominiale o degli amici degli sposi (perché una minima, ci possiamo ritrovare o ne abbiamo sentito parlare come di grandi sciagure quotidiane). Tra i personaggi più efficaci, anche quello del social media manager Vincenzo Albano che, se non altro, sembra avere voglia di essere lì a sfottere Bisio e Incontrada in un clima che, improvvisamente, non sa più di requiem.

Zelig, se tiene ad andare in onda senza massacrare al suo pubblico il bel ricordo, necessita di essere ripensato sulla base dell’attualità e di quell’allegria che un tempo pur difendeva. Sottovalutare i telespettatori, dando loro in pasto gli stessi contenuti di 20 anni fa, ha permesso allo show di vivacchiare, lato Auditel, senza estinguersi in vere e proprie Caporetto. Accontentarsi di chi si addormenta sul divano, però, è gioco facile nonché fin troppo pavido per una trasmissione che ha fatto epoca.

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Sto scrivendo. Perennemente in attesa che il sollevamento di questioni venga riconosciuto come disciplina olimpica.
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