Una proposta legge regionale per disciplinare le modalità di trasporto e sepoltura dei feti abortiti. Ad annunciarla Alessandro Capriccioli e Marta Bonafoni, capogruppo di +Europa Radicali e Lista Civica Zingaretti al Consiglio regionale del Lazio, che l'hanno depositata stamattina. I due capigruppo hanno avanzato la proposta di legge dopo la denuncia di una donna che ha reso noto come il feto da lei abortito è stato sepolto senza il suo consenso, con croce e targhetta che riporta il nome e cognome della mamma. Un episodio a partire del quale sono emerse altre storie simili di donne accomunate dal fatto di aver subito la violenza di trovare senza la propria autorizzazione la sepoltura, sormontata da un simbolo (la croce) che non rappresenta tutte e il proprio nome. "Quello che si è verificato è un fatto gravissimo: una violazione non solo della privacy di una donna, ma anche della sua libertà e della sua dignità. Oltre a questo, e quindi a prescindere dalle modalità, riteniamo inaccettabile anche il fatto stesso che senza una manifestazione di volontà da parte della donna si possa procedere alla sepoltura del feto – spiegano Capriccioli e Bonafoni – La nostra proposta di legge disciplina il trasporto e il seppellimento dei prodotti del concepimento, stabilendo che essi possano avvenire solo su richiesta della donna che ha abortito e con le modalità da lei indicate". E hanno aggiunto: "Riteniamo necessario un intervento chiaro, che non lasci spazio a dubbi e incertezze: perché ogni dubbio e ogni incertezza, come dimostra quanto avvenuto al cimitero Flaminio, rappresenta una potenziale forzatura della libertà di scelta delle donne”.

Sepoltura forzata dei feti

A fine settembre una donna ha reso pubblico attraverso i social network un episodio straziante, il fatto di aver scoperto dopo aver abortito, che il feto è stato sepolto senza il suo consenso. Non solo, nel campo che raccoglie i feti e i bambini fino a dieci anni, sopra ai primi c'è una croce con scritto il nome e cognome della donna che ha abortito. "Mi sono sentita violata nella privacy, è come se con la sepoltura del feto che ho abortito e il mio nome scritto su quella croce avessero voluto dirmi ‘l'hai abbandonato e ci pensiamo noi'". Dopo la sua denuncia si è allargata la protesta delle donne e sulla grave vicenda è intervenuto il Garante della Privacy. Ama che si occupa materialmente delle sepolture ha precisato che "la sepoltura del feto è stata effettuata su specifico input dell’ospedale presso il quale è avvenuto l’intervento ed autorizzata dalla Asl territorialmente competente, mentre i Cimiteri Capitolini sono semplici esecutori dei regolamenti, cimiteriale e di polizia mortuaria, e sono le autorità competenti che richiedono ed autorizzano il trasporto e l’inumazione del feto".