Dopo M. L, che al cimitero Flaminio ha trovato una tomba a suo nome sotto la quale è seppellito il suo feto, un'altra ragazza ha denunciato di aver subito la stessa pratica senza il suo consenso. "Mi sono recata al Cimitero Flaminio e ho scoperto che c'è una tomba a mio nome – racconta F. T. – All'ufficio mi hanno stampato un foglio con i dati della salma e la sua ubicazione con tanto di cartina per l'orientamento. Tutto senza il mio consenso e senza che io ne fossi minimamente a conoscenza". Secondo quanto stabilito dal Regolamento di polizia mortuaria, senza il consenso delle donne non è possibile indicare il nome sui segni funerari disposti ne ‘Il Giardino degli Angeli‘. Eppure, a quanto pare, quello di M.L. non è un caso isolato: e la lista delle donne che hanno abortito e il cui nome è stato reso pubblico contro il loro volere potrebbe allungarsi nei prossimi giorni.

Sulla vicenda ha aperto un'istruttoria il Garante della Privacy. L'autorità, si legge in una nota, farà luce su quanto accaduto, e "sulla conformità dei comportamenti, adottati dai soggetti pubblici coinvolti, con la disciplina in materia di privacy". Sono state presentate anche due interrogazioni, alla Regione Lazio e al presidente del Consiglio Giuseppe Conte. L'iniziativa è stata promossa dalla deputata di Liberi e Uguali, Rossella Muroni, e dalla consigliera della lista Civica Zingaretti, Marta Bonafoni. Le due interrogazioni sono state firmate anche dai consiglieri Marta Leonori ed Alessandro Capriccioli e dalle deputate Silvia Benedetti, Doriana Sarli, Elisa Tripodi, Paola Deiana, Stefania Pezzopane, Vita Martinciglio, Chiara Gagnarli, Laura Boldrini, Susanna Cenni, Fitzgerald Nissoli, Vittoria Casa, Virginia Villani, Angela Schirò, Lucia Ciampi, Flora Frate, Valeria De Lorenzo, Gilda Sportiello, Azzurra Cancelleri, Enza Bruno Bossio, Stefania Ascari, Marta Grande, Fabiola Bologna ed Elisabetta Maria Barbuto.

Ama: "Cimiteri Capitolini meri esecutori"

"La sepoltura del feto della signora è stata effettuata su specifico input dell’ospedale presso il quale è avvenuto l’intervento ed autorizzata dalla Asl territorialmente competente – dichiara Ama – Cimiteri Capitolini in una nota – Come sempre avviene in questi casi, i Cimiteri Capitolini sono semplici esecutori dei regolamenti, cimiteriale e di polizia mortuaria, e sono le autorità competenti che richiedono ed autorizzano il trasporto e l’inumazione del feto".

Pangea Onlus: "Atto grave e illegittimo"

"La nostra solidarietà a Marta e alle donne che hanno deciso di rompere il silenzio, e così facendo ha fatto venire a galla un fatto di estrema gravità dove si riscontra illegittimità, violazione della privacy e della legge194 e che crea soprattutto dolore per qualcosa che non si è scelto – dichiara Simona Lanzoni, vice presidente di Fondazione Pangea Onlus e coordinatrice rete antiviolenza Reama – Come se fosse una colpa che ha sempre e comunque il nome di donna. Fondazione Pangea Onlus, attraverso il suo gruppo giuridico della rete antiviolenza Reama, è pronta a sostenere ogni azione legale a sostegno delle donne che hanno visto violare in questo modo la loro privacy e i loro diritti".

Cosa prevede la norma in caso di aborto

Cosa prevede la norma in caso di aborto? Secondo il Regolamento di polizia mortuaria, in caso di aborto volontario o perdita di feto prima della 20esima settimana, dello smaltimento se ne occupa sempre l'ospedale. Dopo le 20 settimane, in caso di perdita o aborto terapeutico, scatta per la famiglia la possibilità di decidere se fare il funerale, seppellire il feto o se delegare la pratica all'ospedale. In quest'ultimo caso, i feti vengono messi in cassette separate, rigorosamente anonime, e portate al cimitero di Prima Porta, dove vengono seppellite nel ‘Giardino degli Angeli', lo spazio riservato ai bambini morti prima del compimento dei dieci anni di età. Lì, AMA – Cimiteri Capitolini appone un segno funerario "costituito da croce in legno e una targa su cui è riportato comunemente il nome della madre o il numero di registrazione dell’arrivo al cimitero, se richiesto espressamente dai familiari". Se la donna non dà il consenso, il segno deve rimanere anonimo. Cosa che non è evidentemente avvenuta in questi due casi. Il rischio, è che questi possano essere molti di più.