Ostia, controlli e sequestri di stabilimenti sul litorale romano. Zevi: “La stagione degli abusi è finita”

Il Consiglio di Stato lo ha confermato: ora la nuova estate romana può cominciare. Da venerdì 1 maggio parte la stagione balneare 2026 di Ostia, ma questa sarà storica: stop alle concessioni trentennali frutto di assegnazioni senza gara pubblica e agli abusi edilizi. Spazio, invece, a nuovi gestori dopo che il ricorso al Tar del Lazio da parte di alcuni operatori aveva bloccato l'avvicendamento nella scorsa stagione. Alcuni concessionari storici si sono adeguati alle linee guida e hanno partecipato ai nuovi bandi di durata annuale, mentre altri hanno impugnato ancora una volta le comunicazioni di sgombero. Il massimo giudice speciale amministrativo ha dato ragione a Roma Capitale e ora sul litorale c'è fermento ma anche incertezza. L'assessore capitolino al Patrimonio, Tobia Zevi, però, è deciso: "Credo che i problemi di oggi non siano frutto della gestione attuale, ma di una lunga fase nella quale non si è riflettuto sulla vera vocazione di questo territorio", spiega a Fanpage.it guardando ai prossimi mesi ma anche oltre. "Oggi abbiamo, invece, l'occasione di costruire un futuro diverso. Ci vuole un po' di pazienza, ci ne rendiamo conto, ci sono dei disagi e ce ne dispiace, ma è davvero un passaggio inevitabile".
Assessore Zevi, stiamo assistendo a numerosi sequestri di stabilimenti, in parte o totalmente abusivi, con anche la collaborazione della Procura. È un passaggio necessario per un nuovo litorale?
Nessuno è contento se viene sequestrato uno stabilimento, ma da due anni stiamo facendo di tutto per convincere gli operatori che siamo nel pieno di una nuova stagione: una stagione fatta di bandi e di demolizione degli abusi. Abbiamo detto in tutte le lingue che non avremmo più tollerato — né noi, né la Procura, né le altre istituzioni coinvolte — ciò che per troppo tempo è accaduto sulla spiaggia di Roma: cemento e costruzioni senza regole. Per fortuna molti concessionari lo hanno capito e si sono messi al lavoro per rimettere a norma i loro stabilimenti. Altri hanno preferito continuare con le carte bollate, nella speranza che non facessimo sul serio. Ora si rendono conto troppo tardi che la stagione degli abusi è finita davvero. Ma questo ritardo provoca un grande disagio ai cittadini.

Siamo già a sette sequestri dall’inizio dell’anno, mentre nelle prossime ore dovrebbero essere firmate una quindicina di concessioni. Quanti lidi avremo a Ostia quest’estate?
La risposta esatta dipende da quanti operatori provvederanno a rimuovere tutti gli abusi in tempi brevi. Io mi auguro che siano tutti, perché spero che l’estate 2026 possa essere piena di servizi per le romane e i romani che vogliono andare a Ostia. Noi, con gli uffici, stiamo correndo per firmare quante più concessioni possibili. Anche molti operatori hanno capito la serietà del momento e stanno lavorando per demolire tutte le costruzioni aggiunte dopo l'assegnazione e non regolari.
Le associazioni di categoria, però, parlano di degrado, incertezza per i lavoratori e persino di una fuga da Ostia. Si prospetta davvero una crisi del settore, almeno per quest’anno?
Per la verità, mi sembra che al momento dati attendibili non ce ne siano e che queste valutazioni vengano soprattutto da chi è direttamente interessato dalla situazione, in particolare dagli imprenditori balneari. Nelle ultime settimane, c’è anche da dire, che è stato rilevato e apprezzato un afflusso straordinario di persone sulle spiagge, anche grazie alla pulizia straordinaria eseguita nelle scorse settimane da Ostia a Castel Porziano, e ai controlli più serrati da parte della polizia locale. Detto questo, siamo consapevoli che un cambiamento di così grande portata possa provocare, nella fase di transizione, difficoltà e disagi. Lo avevamo detto fin dall’anno scorso e avevamo spiegato in ogni luogo e in ogni modo che sarebbe stato necessario lavorare insieme per minimizzare questi disagi. Nel momento in cui altri hanno scelto la strada dei contenziosi, è chiaro che i tempi si sono allungati e oggi l’incertezza è maggiore di quanto ci saremmo augurati. Credo però che sia un passaggio necessario.
Insieme a quali altri?
Insieme alle nuove infrastrutture — dal ponte della Scafa a Fiumicino al Parco del Mare — e al nuovo Piano di utilizzazione degli arenili (Pua), che speriamo di approvare entro il prossimo anno. Così avremo la possibilità di ridisegnare il litorale di Roma con un progetto e con investimenti di medio-lungo termine. Ogni cambiamento, ogni trasloco porta con sé una quota di disagio. Noi siamo al lavoro in modo febbrile per cercare di risolverlo ogni giorno. Comprendo lo smarrimento di alcuni cittadini e la preoccupazione dei lavoratori coinvolti dalle chiusure, e sono a disposizione per cercare in ogni modo di minimizzarli. Ma con una consapevolezza: non si può tornare indietro. Chi continua a vagheggiare un passato che a me non sembra così meraviglioso come viene descritto, e lo fa per arrestare strumentalmente il cambiamento, deve sapere che indietro non si torna. A fare le spese di questo atteggiamento sono proprio i cittadini.
I balneari contestano anche la scelta delle concessioni brevi, annuali o al massimo biennali. Dicono che così non si può programmare. Come risponde?
È ovvio che tutti vorremmo concessioni pluriennali. Le vorremmo perché è chiaro che è meglio poter programmare gli investimenti e migliorare i servizi alle persone. Ma non era possibile: non è stata una scelta. In assenza del Pua eravamo obbligati — e su questo si esprimeranno anche i tribunali nei prossimi giorni — a fare bandi annuali, perché mancava il piano d’assetto complessivo. Speriamo già dall’anno prossimo di arrivare a bandi pluriennali, che sono la strada maestra per garantire stabilità e investimenti maggiori sulla spiaggia. Quello che invece intendono alcuni balneari quando contestano i bandi annuali è, in realtà, concedere l’ennesima proroga, come è accaduto in questi decenni. Questo, dal nostro punto di vista, non era possibile né sul piano legale né sul piano politico.
Sul caso del lido Arcobaleno, il titolare sostiene che dal 1995 non siano state fatte modifiche e che quindi, se ci sono abusi, lo Stato avrebbe dato in concessione un bene già abusivo. C’è qualcosa da chiarire?
Io, nel mio ruolo, non commento casi specifici dove ci sono ancora contenziosi aperti e varie sentenze di tribunali civili e amministrativi. Comprendo il disorientamento che possono avere tante persone, anche in buona fede, davanti a una materia così complessa. Quello che posso fare concretamente, e l’ho già detto a chi mi ha interpellato in queste ore, è promuovere con tutta la mia capacità di ascolto e di comprensione un incontro con gli operatori, se lo vorranno, con i lavoratori e anche con la rappresentanza degli utenti. L’obiettivo è spiegare, guardare insieme le carte e valutare, sempre nel perimetro del mio ruolo e dei miei poteri, se esistono soluzioni che possano ridurre il disagio di questo momento. È chiaro che si tratta di situazioni molto stratificate nel tempo. Anche nell’emergenza del momento bisogna provare a ragionare in maniera più approfondita.

Al Miramar, invece, sarebbero state trovare delle mattonelle e tubature rotte. Cosa è successo? Cosa è stato trovato al momento della restituzione?
Vorrei tenermi fuori dalle polemiche di dettaglio, ma il Miramar è una vicenda interessante perché rappresenta il caso di un avvicendamento sulla base del bando 2025. È chiaro che saremo molto severi, in questo caso come in tutti gli altri, se avessimo l’impressione che il concessionario uscente non voglia mettere quello entrante nella condizione di esercitare il proprio diritto ad avere la concessione e a svolgere un servizio per i cittadini. Io non faccio sopralluoghi e non ho elementi tecnici per valutare direttamente ciò che è accaduto. Credo però che i nostri funzionari e gli ufficiali giudiziari facciano bene a essere molto attenti e molto severi, perché è anche un messaggio che si dà a tutti gli altri.
Il messaggio di un futuro prossimo?
Penso che la direttrice che va dal centro a Ostia sia probabilmente la più importante per il futuro di Roma. Bisogna portare infrastrutture efficienti e attrarre investimenti che possano rendere Ostia e tutto il litorale una meta anche per tutti i turisti che arrivano a Roma. Si tratta di una trasformazione fisica, ma anche culturale che ha bisogno del suo tempo.