Lo Stato gli dà in concessione il lido ma è abusivo: sequestrato l’Arcobaleno Beach a Ostia

Lo Stato gli assegna lo stabilimento ma dopo anni glielo sequestra perché è abusivo. È la denuncia fatta sui social da Tiziano Tordella, proprietario del lido Arcobaleno Beach di Ostia, per il quale da ieri sono scattati i sigilli della polizia locale di Roma Capitale. È solo l'ennesima vicenda giudiziaria in un'estate romana che si preannuncia travagliata: tra sequestri, sentenze, blitz e ricorsi, la stagione potrebbe faticare a partire. Solo ieri il Consiglio di Stato ha ribaltato l'esito della sentenza del Tar del Lazio, che aveva sospeso la riconsegna delle strutture balneari all'amministrazione capitolina, arrivata dopo il ricorso dei vecchi gestori.
Un bene abusivo messo più volte a gara dallo Stato
"Il bene dal 1995 ad oggi non ha avuto variazioni strutturali e solamente il 27 marzo 2026 il Patrimonio ci notifica un Avvio del Procedimento per abuso edilizio in quanto agli atti non risulta documentazione edilizia risalente al 1974″. Così scrive su Facebook Tiziano Tordella, titolare dell'Arcobaleno Beach, di cui racconta brevemente la storia. Dopo aver vinto l'assegnazione della struttura in una comparazione della Capitaneria di Porto, la madre di Tordella riceve il bene dall'autorità marittima e dal Genio civile proprio nel 1995.
"Mia madre alla consegna del bene non avrebbe mai potuto immaginare che era abusivo in quanto gliel'ha consegnato proprio lo Stato stesso", si legge dal post. Poi, ieri la brutta sorpresa: "Il 22 aprile 2026 sono intervenuti 26 appartenti della Guardia di finanza, Capitaneria di porto, Patrimonio, ufficio tecnico, Vigili urbani ponendo sotto sequestro l'intera struttura e addirittura denunciandomi penalmente per aver commesso io l'abuso edilizio". Un bene per il quale, precisa ancora Tordella, "sia nel 2020 che nel 2025 abbiamo vinto i bandi indetti da comune e patrimonio che legittimavano lo stabilimento".

L'estate romana tra i banchi dei tribunali
Nel frattempo resta incerto il destino degli arenili del litorale laziale: avrebbero dovuto riconsegnare le strutture entro il 31 marzo, ma sul bando che ha tolto a una decina di imprenditori balneari le concessioni, assegnandole a nuovi aggiudicatari, pendono diversi ricorsi, che dovrebbero giungere a sentenza tra la fine di aprile e la metà di maggio. Ricorsi che potrebbero invalidare proprio queste nuove assegnazioni e consentire ai vecchi concessionari di conservare l'attività. E infatti il Tar del Lazio aveva disposto la sospensione degli atti.
Ora però è il Consiglio di Stato a imporre una nuova accelerazione, accogliendo l'appello di Roma Capitale e annullando la sospensiva del Tar. "I giudici hanno riconosciuto l'urgente interesse pubblico a consegnare le aree ai soggetti aggiudicatari, vista l'imminenza dell'estate", ha commentato l'assessorato al Patrimonio e alle Politiche abitative di Roma Capitale. Ma per i balneari si tratta di un grande pasticcio.
Ad essere contestata è soprattutto la breve durata delle nuove concessioni: un anno prorogabile a due. "Impossibile impostare su questi tempi un progetto imprenditoriale", dicono, sottolineando il rischio di mortalità delle imprese. L'assessorato ha spiegato che si tratta di un bando ponte, in attesa che il comune e la Regione Lazio si accordino sul piano di utilizzo delle spiagge, dopodiché si potrà procedere con bandi di più ampio respiro. Ma nel frattempo, la scelta del comune è di farla finita con la politica delle proroghe, mentre i nuovi assegnatari attendono la consegna delle strutture.