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Mario Adinolfi torna a parlare: “Ho toccato interessi massonici e mafie islamiste, non poteva che finire così”

Dopo che il tribunale del Riesame ha respinto la richiesta di revoca degli arresti domiciliari, Mario Adinolfi, indagato per truffa ed evasione fiscale, denuncia un trattamento ingiusto: “Mi hanno tolto tutto”.
Mario Adinolfi.
Mario Adinolfi.

Dopo la conferma degli arresti domiciliari da parte del Tribunale del Riesame, il giornalista ed ex parlamentare Mario Adinolfi, indagato per truffa ed evasione fiscale, torna a parlare e accusa di star subendo "un trattamento totalmente ingiusto". Il fondatore del Popolo della Famiglia, accusato di aver raccolto cinque milioni di euro da cittadini attratti da promesse di guadagni facili attraverso scommesse sportive, si trova agli arresti domiciliari con braccialetto elettronico. "M’hanno tolto tutto: libertà, serenità familiare, possibilità anche solo di incontrare un amico che mi dia conforto".

I legali di Adinolfi avevano presentato una richiesta di revoca della misura cautelare a cui è sottoposto dall'8 luglio, giorno dell'arresto. Richiesta che è stata respinta. "Il tribunale del riesame m’ha negato persino l’ora d’aria che pure i carcerati hanno o la possibilità di andare a messa, che i miei legali hanno specificato essere un’esigenza che avverto più dell’aria stessa, hanno sequestrato ogni conto e non posso neanche fare la spesa", scrive sui suoi social.

Ma l'ex parlamentare sembra trovare anche un lato positivo nella sentenza:"Essere ridotto a zero, a niente, mi consegna però a una libertà mai provata prima – aggiunge -. Sono stato brutalmente insultato, dato in pasto a una gogna mediatica terrificante, sui social ci sono 500mila messaggi ignobili e colleghi senza ritegno hanno già emesso ogni sentenza. Ma lo so, funziona così: ho toccato interessi massonici, personalità miliardarie e mediaticamente potentissime, le mafie islamiste illustrando la connessione con pezzi delle nostre istituzioni", continua il post di Adinolfi. "Non poteva che andare a finire così".

"Ma la giustizia va comunque rispettata, ne ho un’idea alta: non di questa magistratura che lascia libero il massone accusato di essere stragista preso con le valigie e il biglietto per il Camerun (riferimento a Valter Lavitola, presunto mandante dell'attentato a Sigfrido Ranucci, ndr) ma arresta me; della giustizia sì, però", continua. Adinolfi poi annuncia che si difenderà "nel processo" e non "dal processo" per poi tornare sull'attualità: "Vedo quel che accade a Ceuta e penso alla condanna civile in primo grado che ho subito per aver denunciato il male dell’invasione islamista. Penso al libro che ho scritto nel 2017: O capiamo o moriamo. E a quello dell’anno scorso: Wokismo e islamismo. La verità si paga ma va detta ad ogni costo". Conclude dando un'idea di come sta passando il tempo agli arresti domiciliari: "Colleziono meme su di me: alcuni sono divertenti".

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