video suggerito
video suggerito

La professoressa accusata di aver umiliato uno studente trans all’Aristofane ha parlato dal palco di Vannacci

“Travolta dallo tsunami mediatico, la scuola mi ha lasciato sola”, le parole della docente accusata di aver umiliato un ragazzo trans in classe a Roma che si difende dal palco di Vannacci.
Liceo Aristofane.
Liceo Aristofane.

Una professoressa che discrimina uno studente transgender durante l'orario di lezione. Una scuola che non prende posizione per difendere la docente, ma si sofferma sulla Carriera Alias che sarà approvata da lì a pochi giorni. Dopo poco più di due mesi da quando Fanpage.it ha reso nota la vicenda che riguarda le discriminazioni subite da un ragazzo transgender in classe, è la stessa professoressa a parlare. E, per farlo, sale sul palco del generale Roberto Vannacci, leader di Futuro Nazionale duranteun convegno sulla scuola che si è tenuto a Roma questa mattina.

"Professoressa prossima al martirio al liceo Aristofane", così viene definita la docente alla fine del suo lungo intervento in cui ha ripercorso quanto accaduto nel mese di aprile. Senza, però, entrare nel merito dei fatti esposti dalla madre dell'alunno.

L'intervento della docente dell'Aristofane dal palco di Vannacci

"È un onore partecipare e intervenire per riprendermi la dignità che mi è stata tolta con violenza", esordisce la docente, prima di iniziare a raccontare la sua versione dei fatti.

"A settembre si è iscritta una ragazza nella mia classe – dice, continuando a parlare al femminile del giovane studente transgender – Ci ha chiesto di rivolgerci a lei con un nome maschile che aveva scelto e con dei pronomi maschili. Subito dopo la mamma manda una mail chiedendo se a nostra discrezione potevamo utilizzare appunto un altro nome, il nome d'elezione e usare pronomi maschili. Ma la scuola non ha mai preso posizione: io sono un pubblico ufficiale, sono tenuta a rispettare l'anagrafica ufficiale".

Secondo quanto precisato dalla madre del giovane, invece, avrebbe tenuto un atteggiamento così ostile nei confronti del ragazzo fino ad impedirgli di andare in bagno nel periodo di ciclo mestruale.

L'evento a scuola: "C'è una docente che bullizza uno studente"

È a questo punto che il comportamento della docente viene portato a galla dagli studenti. "La campagna denigratoria è iniziata a scuola, quando sono stati organizzati degli incontri sull'identità di genere nella letteratura e nella filosofia del Novecento organizzato da docenti di storia e filosofia e tenuto da uno studente della scuola transgender", che, secondo quanto appreso a suo tempo da Fanpage.it, si identifica in un'identità di genere non binaria.

"Vabbè, ci può stare. Ma io personalmente non ho partecipato e ho chiesto che non partecipasse neanche la mia classe quinta, per via degli esami imminenti – spiega – Invece è stata portata all'incontro, nel corso del quale, inoltre, è stato fatto il mio nome. In presenza di nove docenti, molti dei quali organizzatori dell'iniziativa. Un ragazzo ha alzato la mano dicendo che in questa scuola ci sono docenti come me, che bullizzano una studente, uno studente della classe prima. Inizialmente pensavo fosse uno scherzo. Ma poi ho chiesto un incontro perché i nove docenti presenti non sono intervenuti, né per smentire il giovane né per fermarlo".

La testimonianza riportata da Fanpage.it

Qualche giorno dopo Fanpage.it ha pubblicato la vicenda, dopo aver accolto la testimonianza della madre del giovane. In breve tempo diverse testate hanno rilanciato il racconto della donna, le associazioni si sono fatte avanti. Arcigay Roma, rilasciando a Fanpage.it una nota in cui ha parlato della necessità che "la scuola sia un luogo protetto", si è resa "disponibile ad offrire la formazione e il supporto per attivare la carriera alias". Una decisione, quella di introdurre il protocollo scolastico sulla Carriera Alias confermato a Fanpage.it dalla stessa preside della scuola.

"Sento i tg, ma non controllo i social. Non ho tempo. Mi hanno segnalato l'articolo di Fanpage.it, poi a cascata tutti gli altri. Nessuno ha chiesto la mia opinione. Io non capivo cosa stesse succedendo. Poi sono arrivate le considerazioni da parte di alcuni esponenti politici. Ho letto post di minaccia. Poi c'è stata la manifestazione a scuola – spiega – Sono arrivata e ho trovato cartelli che avevano posizionato entrando a scuola di notte. Quindi si recriminano diritti commettendo illeciti".

La difesa della docente: "Ho solo seguito la normativa"

Quando le hanno chiesto se ci fossero state punizioni per chi avesse affisso gli striscioni, la docente risponde che ha chiesto di visionare le telecamere, ma che è tutto rimasto in sospeso. "Poi c'è stato un corteo in occasione della delibera della Carriera Alias (introdotta a scuola dopo la discussione del 24 aprile successivo, ndr): io stessa mi trovava nei dintorni, alcuni mi hanno suggerito di cambiare strada", spiega ancora.

"E tutto questo perché è avvenuto? Perché io sono stata l'unica a seguire la normativa vigente, niente di più e niente di meno, senza mancare di rispetto minimamente a nessuno, cosa che non è avvenuta dalla controparte. Per me è una strumentalizzazione costruita dal nulla che descrive bene il clima che si viveva a scuola oggi. Sì, ci sono stati colleghi che mi hanno manifestato la loro solidarietà, però nulla di concreto e soprattutto la scuola non ha smentito i fatti: questa è stata la cosa che più mi ha amareggiato. Sono rimasta sola".

Il palco di Vannacci e il deputato Sasso che hanno fatto della "lotta al gender" il loro cavallo di battaglia

A non aver abbandonato la professoressa, invece, sono stati il deputato Rossano Sasso e il generale Vannacci, le cui posizioni sui temi legati alla comunità LGBTQAI+, alle identità di genere e agli orientamenti sessuali diversi dall'eteronormatività sono ben note. Se le posizioni del secondo sono state ripetute a più riprese anche di recente con frasi sui diritti agli omosessuali come avvenuto nel corso dell'intervista da Lilli Gruber a Otto e Mezzo, anche il primo, il deputato Sasso, vanta un curriculum di tutto rispetto sull'argomento.

Sottosegretario all'Istruzione del governo Draghi, ex leghista ora seguace di Vannacci e autore del libro "Il gender esiste: giù le mani dai nostri figli", ha fatto della lotta a quella che definisce "ideologia gender" il suo cavallo di battaglia. "Non ci sarà più spazio per attivisti politici di estrema sinistra, drag queen o altre persone prive di competenze intenzionate a indottrinare i nostri figli – diceva lo scorso 3 dicembre in Aula sul disegno di legge che limita l’educazione sessuale nelle scuoleDio, patria e famiglia non è soltanto uno slogan. È un credo, un credo che guida la nostra azione politica".

autopromo immagine
Più che un giornale
Il media che racconta il tempo in cui viviamo con occhi moderni
api url views