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Scommessa Collettiva di Adinolfi: “Mai ricevuto niente dai 50mila euro versati e persi, ho rinunciato a comprare casa”

Il racconto di Michele e Luisa, che negli anni hanno versato decine di migliaia di euro sulla “Scommessa Collettiva” di Mario Adinolfi: “Mai visto un euro, confidiamo nella giustizia”.
Mario Adinolfi.
Mario Adinolfi.

Sarebbero centinaia le persone cadute nella "Scommessa Collettiva" di Mario Adinolfi, arrestato due giorni fa dalla Guardia di Finanza con l'accusa di truffa in merito a questo sistema e di evasione fiscale per circa 400mila euro. C'è chi ha versato i risparmi di una vita, chi pensava che avrebbe ottenuto qualcosa indietro. Tutti, però, hanno effettuato i pagamenti convinti che si trattasse di un investimento concreto.

Fra loro anche Luisa e Michele (entrambi nomi di fantasia, ndr), che, negli anni, hanno versato rispettivamente circa 50mila e circa 20mila euro. Oggi, insieme ad altre vittime, sono assistiti dall'avvocato Stefano Brustia che si occupa della vicenda.

"A convincermi è stata l'esperienza di alcuni conoscenti che avevano effettuato i pagamenti ottenendo poi del denaro in cambio. In alcuni casi avevano guadagnato anche gli interessi promessi – spiega Luisa a Fanpage.it – Io non conoscevo Adinolfi, ma mi sono fidata dei loro guadagni e, soprattutto, del fatto che Adinolfi fosse un personaggio pubblico". Giocatore professionista di poker, giornalista, deputato e politico: per Luisa il ruolo pubblico di Mario Adinolfi avrebbe rappresentato una solida garanzia. "Ma così non è stato: ho versato 50mila euro. Non ho ricevuto indietro nulla. E ho perso tutta la somma che gli avevo inviato".

Michele, invece, è capitato per caso in Scommessa Collettiva. "Mi è capitato un annuncio su Facebook. Si parlava di risultati certi e garanzia di recupero. Con Adinolfi condividevo anche alcune posizioni politiche. L'ho contattato e ho totalmente abbassato le difese. Io, anche per deformazione professionale, sono una persona molto oculata. Non so cosa mi sia successo", ricorda Michele.

"Io ci sono caduto con tutte le scarpe. Ho investito i primi soldi. Sono arrivato a un totale di 20mila euro. Mia moglie non era d'accordo, neanche all'inizio. Mi ha detto che sembravo un'altra persona. E ne sono consapevole anche io. Quando ho deciso di smettere, ha provato a convincermi a versare ulteriori adesioni per altri tornei ed eventi sportivi. Poi mi ha dato dell'estortore, come se lui fosse la vittima e io il carnefice", continua Michele.

"Mi sono salvato perché ho investito una cifra piuttosto gestibile, non si trattava dei risparmi di una vita, insomma. Ma non nego che in seguito ho vissuto un periodo di tensione familiare. E io, per primo, mi sono sentito uno stupido per essere caduto nella rete".

Per Luisa, invece, la situazione è stata diversa, anche per l'importo della somma versata. "Con i miei amici non è cambiato niente. Hanno guadagnato perché sono arrivati prima di me: certe strategie immagino funzionino così – spiega – Sicuramente si è sentita la differenza nel portafoglio: nella mia vita, dopo quanto accaduto, sono stata costretta a rinunciare a tante cose. A partire dalla casa: in quel periodo stavo cercando un'abitazione da acquistare. Ovviamente, però, dopo aver compreso che non avrei più rivisto un euro ho dovuto ridimensionare il progetto".

Per anni Michele e Luisa si sono sentiti messi da parte dalla giustizia. "Per questo non mi aspettavo la notizia dell'arresto: i servizi televisivi non avevano avuto l'effetto mediatico sperato e lui continuava a fare lo spavaldo online. Pensavo che potesse avere le spalle coperte", spiega Luisa. "Anche io sono rimasto stupito della scarsa attenzione mediatica dopo i servizi de Le Iene: l'attenzione relativa ad Adinolfi si era spostata altrove, dalla partecipazione all'Isola dei Famosi alle vicende familiari. Ma da cittadino la notizia dell'arresto mi ha fatto capire che qualcosa si muove", dice. "Spero che ad ognuna delle persone che è caduta in questa trappola arrivi quanto dovuto – conclude infine Luisa – È un primo passo, ma mi ha fatto tornare fiducia nella giustizia".

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