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Scontro Gualtieri-Carocci, il presidente del Piccolo America: “Andremo alle elezioni con nostra lista”

Valerio Carocci a Fanpage.it: “Presenteremo una lista del Piccolo America. Non mi candiderò io, sarà una donna”. Poi punta il dito contro Gualtieri: “Noi penseremo al territorio. La città dei 15 minuti ancora non esiste”.
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Una lista civica del Piccolo America si prepara a sfidare il sindaco Roberto Gualtieri alle prossime elezioni amministrative. Se su una sua possibile candidatura Valerio Carocci, presidente della Fondazione, si è già espresso, parlando di "fantapolitica", sulla lista del Piccolo America la questione è diversa. E la lista è confermata.

"Io non mi candiderò, ma presenteremo una persona. Sarà una donna – spiega – Siamo in cammino, è da un paio di anni che pensiamo a questa possibilità. La frattura con Gualtieri ci ha convinti: non siamo più disposti a lavorare con questo clima, abbiamo la sensazione spiacevole di non sentirci liberi". Nessun supporto verso il sindaco di Roma che ha già confermato la sua candidatura alle prossime elezioni, allora? "Allo stato attuale è abbastanza improbabile", ha rivelato.

Le stelle del cinema di Roma si erano già espresse a riguardo, dimostrando la volontà di sostenere una lista civica che "combatte il cemento, gli studentati di lusso, e che non si piega alle volontà di fondi immobiliari". E proprio queste sono i capisaldi su cui si basa l'arrivo in politica del Piccolo America, insieme alla tutela delle sale cinematografiche e dei teatri abbandonati, come sviluppo della campagna portata avanti lo scorso anno.

Carocci: "Le sale cinematografiche sono l'ultima occasione di redenzione per Roma"

"Secondo noi le cinquanta sale abbandonate rappresentano l'ultima possibilità di redenzione per la città di Roma riguardo il suo futuro culturale. Ne va del futuro della città e della futura vita del territorio – spiega a Fanpage.it – Gli interessi privati non possono essere veicolanti della destinazione d'uso futura di queste cubature. È la politica che ha l'onore e l'onere di decidere". Prima occorre mappare i servizi assenti e quelli presenti nei territori: soltanto dopo, a suo avviso, è possibile risolvere i problemi. "Questo non significa voler riaprire per forza 50 sale cinematografiche che è una cosa che ovviamente auspichiamo, ma significa risolvere i problemi nei territori".

E poi passa a puntare il dito direttamente contro Gualtieri: "Si è candidato lanciando la campagna della città dei 15 minuti, ma questo è possibile solo ed esclusivamente se andiamo a rigenerare le cubature abbandonate realizzando al loro interno ciò che manca – spiega – Per noi è uno slogan perso. Come anche anche della tutela delle sale cinematografiche, come si è visto sulla storia dell'ex Metropolitan, in una via dove l'unica cosa non commerciale resta l'asfalto".

Per Carocci la rigenerazione delle sale cinematografiche abbandonate è l'ultima opportunità di far ripartire Roma. "E per farlo, la Capitale deve dire addio ai fondi israeliani: noi siamo stati parte attiva dei movimenti pro-palestinesi, ma su questo c'è molta ambiguità da parte del sindaco – aggiunge – Allo stesso modo deve dire addio alle privatizzazioni degli immobili: penso agli Ex Mercati Generali, allo Student Hotel realizzato sulle ceneri dell'Ex Dogana".

"Vogliamo presentare anche una riforma per l'intrattenimento che possa garantire una vita sociale anche notturna ai più giovani – continua – Ma soprattutto una città che sia umana e che non sia vittima degli interessi immobiliari, del cemento, ma che guardi alla vita sociale delle persone, che permetta di abitare i luoghi pubblici e culturali e non di svendere tutto per bed and breakfast, turismo, senza mai preoccuparsi di quale sarà la città del domani".

La decisione della lista del Piccolo America alle prossime elezioni

"Oggi inizia un cammino che sicuramente nasce da una frattura con Gualtieri dopo quelle inaccettabili frasi che abbiamo ricevuto da una figura apicale dell'amministrazione comunale – spiega, facendo riferimento ai messaggi ricevuti la scorsa notte – Ci è rimasta la sensazione spiacevole di non sentirsi liberi mentre si lavora con un budget irrisorio rispetto al progetto che facciamo né di poter esprimere il proprio pensiero e dissenso rispetto a speculazioni immobiliari della nostra città".

E sottolinea ancora una volta: "Non siamo disponibili a lavorare in questo clima. Pretendiamo e chiediamo ancora una volta un incontro col sindaco affinché vengano poste le scuse formali dalla persona che ha mandato queste frasi".

Allo stato attuale è abbastanza improbabile che l'impegno politico della Fondazione Piccolo America sia a favore di Gualtieri. "Pensavamo da un paio di anni a questa opportunità. Poi a seguito dell'ultimo periodo, dopo che il cinema Pasquino di Trastevere è stato riconvertito in un locale di ristorazione con 150 coperti e 18 poltrone è diventata un'ipotesi sempre più concreta: l'impermeabilità al diritto di accesso civico è uno dei motivi che ci ha allontanato spaccato di più dall'amministrazione Gualtieri. L'assenza di controlli rispetto alla riconversione degli spazi e la mala gestione delle occupazioni di suolo pubblico trasversale e in base di tavolini selvaggi di locali per turisti sono uno uno scollamento che non si era mai visto nemmeno nell'epoca della Raggi – spiega, prima di ribadire ancora a Fanpage.it –  Il suolo pubblico deve essere libero e nella città che immaginiamo il suolo pubblico dovrà essere libero e le riconversioni degli immobili dovranno essere, secondo legge, se opportune e se necessarie nell'interesse pubblico".

Carocci e Gualtieri: il nuovo volto del cinema della discordia

Non che in passato siano mancati dissapori fra il presidente della Fondazione e il primo cittadino della Capitale, ma stavolta a riaprire la rottura sarebbe la modalità in cui il Campidoglio ha deciso di riqualificare il cinema Metropolitan, che a suo tempo era ospitato negli spazi in uno dei primi palazzoni che, entrando in via del Corso da piazzale Flaminio, troviamo sulla sinistra. Lo stabile abbandonato, così come molti di quelli che in passato hanno ospitato cinema storici, è finito sotto alla lente della Commissione Urbanistica della Regione Lazio, presieduta dalla consigliera di Fratelli d'Italia Laura Corrotti ed è stato uno dei primi ad essere riqualificato secondo la proposta di legge sul recupero degli ex cinema.

La notizia di quella che sembra essere una vera e propria conversione è stata dichiarata già lo scorso ottobre, formalizzata in seguito con un accordo fra Regione Lazio e Comune di Roma come riportato da Dagospia. Nei giorni scorsi, la Fondazione Piccolo America ha presentato ricorso contro la delibera approvata in consiglio comunale il 4 maggio scorso, aggiungendo, la richiesta di dimissione della capogruppo Pd Valeria Baglio e della consigliera Antonella Melito che hanno definito la conversione dell'ex Metropolitan "un modello, un luogo simbolico per rilanciare l’economia urbana e, allo stesso tempo, sostenere concretamente la cultura".

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La lettera degli attori e delle attrici in difesa di Carocci

Nelle ultime 24 ore sono molti gli attori e le attrici che si sono espresse a difesa di Carocci. "Abbiamo letto della vicenda del Piccolo America e troviamo inaccettabile che si faccia pressione su un singolo individuo, o su una realtà, perché rinunci a esprimere il proprio dissenso politico e sociale verso chi governa, solo per poter continuare a fare il proprio lavoro. Lavoro che il Piccolo America svolge peraltro magnificamente, rendendo la cultura accessibile sia nel centro che nelle periferie più estreme della nostra città", hanno scritto, dichiarando espressamente il loro appoggio a Carocci sulla querelle legata all'ex Metropolitan le stelle del cinema romano come Alessandro Borghi, Riccardo Scamarcio, Pietro Castellitto, Damiano e Fabio D'Innocenzo, Benedetta Porcaroli, Saverio Costanzo, Alba Rohrwacher, Francesca Archibugi, Paolo Virzì, Luca Marinelli.

L'ipotesi della corsa alle elezioni contro Gualtieri

I primi scontri con Gualtieri sono arrivati nel maggio 2023, quando Carocci si è presentato negli uffici del Capo di Gabinetto del Sindaco in Campidoglio per chiedere che fosse mantenuta la parola sui fondi promessi nei mesi precedenti. Secondo voci di corridoio, si sarebbe trattato di una discussione molto accesa a cui è seguito, nei giorni successivi, il versamento di 250mila euro in favore della Fondazione e il Cinema in Piazza, dopo una seduta della Commissione Cultura. L'anno successivo, nel 2024, i fondi per il maxi evento che si svolge ogni estate fra Trastevere, Monte Ciocci e il Parco della Cervelletta sarebbero stati stanziati fin dal mese di gennaio senza alcun bando pubblico e scatenando l'ira delle altre associazioni. Ma la pace fra sindaco e Fondazione è durata poco. La resa dei conti potrebbe presentarsi proprio alle urne elettorali.

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