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Adinolfi arrestato per Scommessa Collettiva, l’avvocato delle vittime: “C’è chi ha perso i risparmi di una vita”

“Perché le banche non hanno inviato segnalazioni dopo i versamenti da decine di migliaia di euro in un giorno?”, se lo chiede l’avvocato delle vittime della “Scommessa Collettiva” che ha portato agli arresti domiciliari Mario Adinolfi.
Mario Adinolfi.
Mario Adinolfi.

Si trova ai domiciliari Mario Adinolfi dopo che, questa mattina, i militari della Guardia di Finanza lo hanno raggiunto in casa per arrestarlo dopo le indagini sulla sua "Scommessa Collettiva", presentata come betting group. Dai pagamenti versati dai privati, però, nella maggior parte nessuno ha ottenuto alcuna somma di denaro, sebbene fosse promessa una percentuale garantita. Fanpage.it ha intervistato il legale di alcune delle vittime finite al centro del sistema di scommesse sportive messo in piedi da Adinolfi, l'avvocato Stefano Brustia. 

È di questa mattina la notizia dell'arresto di Mario Adinolfi. Lei da tempo assiste persone che sono finite nella rete di "Scommessa Collettiva". Come hanno preso la notizia di questo provvedimento?

I miei assistiti hanno accolto con sollievo la notizia del provvedimento della magistratura penale: temevano che Adinolfi potesse allontanarsi dall'Italia. Temevano soprattutto una sua fuga in Australia, visto che è cittadino australiano e già lo scorso febbraio aveva effettuato un breve viaggio lì. Non conosco i motivi dietro a quel viaggio, ma già allora alcuni miei clienti temevano che non sarebbe più rientrato in Italia.

Per quale motivo?

Prima di partire aveva emesso due assegni risultati scoperti per un totale di circa 57.000 euro. Mi auguro che la magistratura penale voglia approfondire e verificare l'eventuale esistenza di disponibilità finanziarie di Adinolfi in Australia.

Quante persone assiste che hanno investito in "Scommessa Collettiva"? E quanto hanno investito a favore del sistema di Adinolfi?

Assisto una decina di persone. Per quanto riguarda gli importi versati, posso dire che si tratta di cifre molto elevate: ho evidenza di bonifici a favore di Adinolfi per svariate centinaia di migliaia di euro. Limitandomi ai soli casi di mia diretta conoscenza, parliamo di una cifra complessiva che si avvicina al milione di euro. Questo dà la misura di quanto la stima di 5 milioni di euro formulata dalla Procura sia credibile: se un solo avvocato ha contezza di quasi un milione, è ragionevole pensare che il danno complessivo sia di quell'ordine di grandezza, se non addirittura superiore.

Chi sono queste persone che hanno versato il proprio denaro nella "Scommessa Collettiva" di Adinolfi?

Sono persone molto diverse tra loro, sarebbe potuto capitare a chiunque. Molte hanno fra i cinquanta e i settant'anni, con carriere rispettabili e le più disparate. C'è chi è benestante e ha investito cifre importanti, e chi invece ha versato tutto il poco che aveva — i risparmi di una vita, i soldi messi da parte per garantire un futuro migliore ai propri figli. Soprattutto negli ultimi anni, Adinolfi ha sfruttato la propria notorietà e l'aura di affidabilità che gli veniva riconosciuta tra i simpatizzanti de "Il Popolo della Famiglia" per carpire la fiducia di persone semplici, che gli hanno affidato tutti i loro risparmi. Ho visto persone non benestanti disporre bonifici di somme consistenti a favore di Adinolfi indicando come causale "prestito infruttifero" — una dicitura che, a quanto mi risulta, veniva suggerita dallo stesso Adinolfi. Queste persone riponevano in lui una fiducia speciale, e quella fiducia è stata tradita nel modo più cinico: Adinolfi era perfettamente consapevole che non avrebbe mai restituito quanto ricevuto

Ci sono stati dei risultati concreti da quando assiste i suoi clienti? Magari qualche provvedimento da parte dei giudici.

Sì, abbiamo ottenuto dal Tribunale di Roma due distinti provvedimenti di sequestro conservativo (serve, nella pratica, a "bloccare" i beni di un debitore affinché non gli sia permesso nasconderli o venderli, per tutelare i creditori ndr) a favore di due miei assistiti, per un totale di circa 155.000 euro. Ho inoltre una causa civile già trattenuta in decisione, la cui sentenza dovrebbe uscire a breve: mi auguro sia favorevole.

Che Lei sappia hanno già agito per via legale altre persone oltre ai suoi assistiti?

Sì, so che un altro collega ha appena ottenuto dal Tribunale di Roma una sentenza favorevole al proprio assistito, vittima anche lui del raggiro orchestrato da Adinolfi. Insomma, il quadro che emerge dalla giurisdizione civile è già di per sé molto chiaro, e ora l'intervento della magistratura penale lo conferma ulteriormente.

Prima ha fatto riferimento alle "disponibilità finanziarie di Adinolfi in Australia". Ha qualche prova del fatto che possano effettivamente esistere disponibilità finanziarie di Adinolfi all'estero? 

Ho già sottoposto a pignoramento somme che Adinolfi deteneva presso una banca lituana, che ha anche una sede secondaria in Italia: è quindi certo che utilizzava istituti di credito stranieri. Non ho prove di ulteriori conti esteri, ma ho elementi concreti che rendono l'ipotesi molto verosimile.

Ad esempio?

In un messaggio email inviato a fine 2024 a un mio assistito, lo stesso Adinolfi riferiva di trovarsi in difficoltà nel far rientrare in Italia somme di denaro molto consistenti che sosteneva di avere fuori dal Paese. A quel mio assistito, stando ai conteggi dello stesso Adinolfi, avrebbe dovuto restituire oltre 300.000 euro.

Quale idea si è fatto a riguardo?

È possibile che quanto riferito da Adinolfi fosse pura menzogna per prendere tempo, ma a mio avviso è altrettanto possibile che esistano cospicue disponibilità su conti esteri riconducibili ad Adinolfi o a suoi fiduciari.

Come verificare questa ipotesi?

Purtroppo io sono un avvocato e non dispongo dei poteri ispettivi di cui gode la magistratura penale. Per questo mi auguro che gli inquirenti vogliano approfondire anche questo aspetto, così come i motivi del viaggio in Australia dello scorso febbraio: si è trattato di un viaggio intercontinentale dai costi evidentemente significativi, in un momento in cui Adinolfi emetteva assegni scoperti.

C'è altro che a suo avviso meriterebbe ulteriori verifiche da parte degli inquirenti?

Sarebbe interessante capire se la magistratura penale ha approfondito anche gli aspetti relativi a possibili omissioni da parte degli istituti di credito italiani utilizzati da Adinolfi per raccogliere le somme destinate a "Scommessa Collettiva". Parliamo di milioni di euro transitati sui conti di una persona fisica, con movimentazioni che, almeno a mio avviso, avrebbero dovuto attivare i meccanismi di segnalazione previsti dalla normativa antiriciclaggio.

A che genere di omissioni da parte delle banche si riferisce?

Si tratta di un tema molto delicato, su cui però sono in possesso di documentazione che, a mio avviso, solleva questioni serie. Mi perdoni se devo andare un po' nel tecnico, ma è necessario per spiegare perché la questione delle banche potrebbe assumere rilevanza. L'attività svolta da Adinolfi con "Scommessa Collettiva", cioè raccogliere e gestire collettivamente denaro altrui dietro la promessa di rendimenti finanziari, senza alcuna autorizzazione, è di per sé suscettibile di integrare il reato di abusivismo finanziario, punito dall'articolo 166 del Testo Unico della Finanza. E se quel denaro fosse stato poi trasferito su conti esteri o su conti intestati a terze persone, potrebbe configurarsi anche il reato di autoriciclaggio, previsto dall'articolo 648-ter.1 del codice penale.

E le banche che ruolo avrebbero in tutto questo?

La normativa antiriciclaggio impone agli istituti di credito obblighi molto precisi. Non devono soltanto identificare il titolare effettivo del conto al momento dell'apertura, ma sono tenuti a monitorare nel tempo i flussi di denaro in entrata e in uscita, per verificarne la coerenza con il profilo dichiarato dal cliente.

Può fare un esempio pratico?

In particolare, quando nell'arco di una settimana su un conto si registrano movimentazioni superiori a 15.000 euro la cui origine non risulta coerente con la situazione patrimoniale e l'attività lavorativa del correntista, scattano obblighi di segnalazione. L'obiettivo della norma è proprio quello di prevenire l'utilizzo del sistema finanziario a fini criminali.

Questo vuol dire che nel caso di Adinolfi questi controlli non sarebbero stati fatti?

Allo stato non sono in grado di rispondere a questa domanda. Mi limito però a farle presente che, dalla documentazione bancaria di cui sono in possesso, ho evidenza di svariati versamenti superiori a 15.000 euro, effettuati in un breve arco temporale da una stessa persona fisica sullo stesso conto corrente intestato ad Adinolfi. Ma il dato più significativo sono le causali di questi bonifici.

Perché?

Per versare il denaro venivano utilizzate causali come "Scommessa Collettiva", "quote SC", "quota VIP", "Euro 2021" e simili. Causali di questo tipo, associate a importi così considerevoli e ripetuti, avrebbero dovuto indurre l'istituto di credito a segnalare prontamente queste operazioni alla UIF, l'Unità di Informazione Finanziaria presso la Banca d'Italia. Eppure, c'è almeno un istituto di credito che ha consentito ad Adinolfi di operare in questo modo per oltre quindici anni, senza mai intervenire. Mi auguro che la magistratura penale voglia approfondire anche questo aspetto.

Un’ultima domanda di quale cifre stiamo parlando?

Le faccio alcuni esempi concreti. Un mio cliente ha disposto un bonifico di 40.000 euro con causale "quota SC" e, due mesi dopo, un secondo bonifico di 19.000 euro con causale "2 quote SC". Un altro assistito ha effettuato un bonifico di 17.000 euro con causale "versamento 2 quote VIP 2025". Un altro ancora ha disposto nello stesso giorno due bonifici per un totale complessivo di 25.000 euro, entrambi con causale "SC quote 2025". Ma la lista è lunga, e il caso più eclatante è un altro: una persona ha disposto lo stesso giorno, sullo stesso conto intestato ad Adinolfi, nove bonifici distinti, ciascuno dell'importo di 14.775 euro, per un totale di 132.975 euro. Non sfuggirà che l'importo di ogni singolo bonifico è stato fissato appena al di sotto della soglia dei 15.000 euro, oltre la quale scattano controlli più stringenti ai sensi della normativa antiriciclaggio. Porsi delle domande sui controlli operati dalle banche, a questo punto, non è solo lecito: è doveroso.

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