Caso Mario Adinolfi, dentro la rete Scommessa Collettiva: il sistema era noto da anni, almeno sui social

“Questa mano di poker coglie l’essenza della mia intera vita”. È l’inizio di un post pubblicato su Facebook da Mario Adinolfi il 5 luglio. Sotto il fotogramma di una trasmissione televisiva. C’è lui, diversi anni più giovane. Sta giocando a poker: Texas Hold’em. In mano ha due carte, Re di Fiori e Regina di Picche. Sul tavolo non c’è molto di utile. Nel post racconta la partita che, spiega, si è conclusa con una sua vittoria inaspettata. È il ricordo di una vita passata per Adinolfi. Quando era un giocatore professionista di poker, un’attività che ha tenuto per anni in parallelo con tutto il resto: giornalista, opinionista e anche politico con il Popolo della Famiglia. Per ultimo, concorrente dell’Isola dei Famosi. Un’attività a cui Mario Adinolfi, classe 1971, ha accompagnato anche il progetto Scommessa Collettiva, la sospetta truffa per cui la Guardia di Finanza lo ha arrestato questa mattina.
Le accuse della Procura di Roma sono due, almeno da quello che possiamo leggere adesso. Si parla di un danno vicino ai 5 milioni di euro e di 400.000 euro di evasione fiscale. Al centro delle indagini il sistema Scommessa Collettiva. Il meccanismo, almeno secondo le accuse, si basava sulle scommesse. Adinolfi raccoglieva fondi dagli utenti privati, li usava per finanziare le sue scommesse e poi ridistribuiva i guadagni a tutti gli investitori. Non era un sistema segreto: tutto veniva pubblicizzato dai suoi canali social.
Le tracce ci sono ancora. In un post del 2012 leggiamo: “Al settimo anno la Scommessa Collettiva continua a vincere sulle sue costanti: si vince poco e sempre, questa la nostra filosofia del gioco razionale che ci ha permesso, in barba a tutti gli scettici, di distribuire vincite ogni trimestre da ventiquattro trimestri a questa parte”. Oltre ai social, troviamo riferimenti anche sul sito del Popolo della Famiglia, il suo movimento politico: “La Scommessa Collettiva è il gruppo con cui lo facciamo comunitariamente da tredici anni, con un fondo che ormai cresce a vista d’occhio e ha fatto ricchi tutti i suoi soci”.
Le inchieste e le denunce delle vittime: le quote mai restituite
Tutto ruotava attorno alle scommesse sicure. Si scommetteva molto su eventi praticamente certi. Il margine era minimo ma visti i volumi delle scommesse bastava a staccare una buona quota per tutti. I partecipanti quindi investivano una cifra e poi con il tempo avrebbero visto tornare indietro i frutti dei loro investimenti. Che qualcosa non funzionasse però era già emerso negli scorsi anni. Nel 2023 il Cerbero Podcast aveva pubblicato un’inchiesta proprio su Scommessa Collettiva. Il Cerbero è stato uno dei podcast più attivi su Twitch, tra i loro conduttori c’era anche Davide Marra che ora guida Pulp Podcast insieme a Fedez.
Nell’ottobre del 2025 anche le Iene si erano occupate del caso, raccogliendo le testimonianze di vittime che lamentavano di non aver mai ricevuto i soldi promessi da Adinolfi. Diverse le interviste: “Negli ultimi 10 anni ho versato 32.000 euro, ne ho avuti indietro 26 – 27.000. Ne aveva promessi 100.000 euro”. O ancora: “82.000 euro. Mi ha restituito 23.000 euro. Mi aveva promesso di ricevere 238.000 euro”. Le comunicazioni avvenivano via mail, da un account che si presentava direttamente come Adinolfi. E spesso chi partecipava al progetto veniva ricontattato per proposte di nuove quote.
Tra le intervistate anche una donna che dice di aver incassato tutto, anche di più: “In totale sarò arrivata a 30.000 euro. Alla fine ho fatto un conteggio di tutto quello che è arrivato, saranno tornati 52.000 euro”. E così ha convinto un’amica a investire 10.000 euro. “Allo scadere del settembre 2023 lei chiede il rientro. Lui ha detto che arriverà a breve ma a breve non è arrivato”. Fino a questo momento Adinolfi ha negato tutte le accuse.