Truffata con un’app, donna anziana mette 200.000 euro in Lino Maialino Salva Soldino: persi tutti

Doveva chiamarsi Lino Shopping App, anche se il nome doveva essere Lino il Maialino Salva Soldino. Un nome buffo, per un’applicazione destinata agli smartphone che doveva giusto aiutare a risparmiare qualche soldo. Non si capisce bene come. E forse è anche probabile che non l’abbiamo capito nemmeno i loro sviluppatori, visto che l’app non è mai stata lanciata. Al momento su Google Play si trova giusto un’app chiamata Lino dedicata alla skin care. Gli unici soldi che sono transitati da qui sono quelli di una donna anziana residente in Trentino Alto-Adige: una singola investitrice che aveva finanziato il progetto dell’app con 200.000 euro.
Molti dei dettagli di questa storia sono stati omessi, forse per tutelare l’identità della donna. Ricostruendo l’accaduto a partire dai quotidiani locali vediamo come la donna, circa 80 anni, fosse stata convinta da due uomini a investire in un’app da due uomini. Questa volta non parliamo di due sconosciuti o di due che l’avevano contatta sui social. Erano due uomini, attorno ai 50 anni. Entrambi conoscenti della donna, che già da anni coltivavano un rapporto con lei.
Secondo quanto riporta il Corriere del Trentino i due avrebbero convinto l’anziana a buttarsi in questo investimento, promettendo ovviamente enormi ritorni. L’app Lino il Maialino Salva Soldino era pronta ad essere lanciata e generare ricavi, moltiplicando così tutto il capitale investito. Come nella più classica delle truffe, il momento del ritorno non è mai arrivato: una volta investiti, i soldi sono spariti. Al momento il Giudice per le Indagini Preliminari di Trento avrebbe firmato un decreto di sequestro di circa 200.000 euro. Non tutti, leggiamo, recuperabili.
Gli anziani e le truffe a base di tecnologia: il problema degli investimenti
Su Fanpage.it ne abbiamo parlato molte volte delle truffe legate agli investimenti digitali, soprattutto agli anziani. Il terreno sembra facile da battere. Le vittime spesso sono persone con una buona capacità di risparmio, poche competenze in ambito tecnologico e magari sole. Senza parenti vicini o amici a cui chiudere consiglio sulle proprie operazioni. Molto spesso l’aggancio di queste truffe sono tutte le pubblicità con volti famosi che vediamo scorrere sui social.
La pubblicità porta a un finto articolo di giornale, l’articolo di giornale porta a un form dove lasciare i dati e da qui si arriva a una piattaforma di investimenti. A questo punto inizia una catena infinita di chiamata fatta da call center in giro per il mondo che provano a convincere la vittima a investire i propri risparmi. Certo. La differenza tra queste truffe e quella che ha portato l’anziana donna a perdere 200.000 euro è chiara: nelle truffe online sono estranei a chiamare, qui tutto è partito da due persone con cui esisteva già un rapporto di fiducia.