Omicidio Diabolik, perché Calderon è stato assolto in Appello: “Poche prove e tutte controverse”

La responsabilità di Raul Esteban Calderon nell'omicidio di Fabrizio Piscitelli, storico capo ultras della Curva Nord della Lazio conosciuto come ‘Diabolik' ucciso il 7 agosto 2019 al Parco degli Acquedotti a Roma, non è stata "pienamente dimostrata, al di là di ogni ragionevole dubbio". Queste la motivazione principale che ha portato la Corte d'Appello a ribaltare il verdetto d'ergastolo emesso in primo grado e assolvere Calderon "per non aver commesso il fatto". Secondo i giudici "gli elementi specifici di prova individuati a carico dell'imputato sono pochi e tutti controversi". Inoltre, viene contestato come la sentenza di primo grado sia concentrata sull'individuazioni dei possibili mandanti e il movente dietro l'assassinio di Piscitelli, da ricercarsi probabilmente nei giri del narcotraffico romano.
Per la Corte d'Appello solo "elementi suggestivi"
Gli elementi raccolti dall'accusa sarebbero "fortemente suggestivi", volti a testimoniare il coinvolgimento di Calderon, il cui vero nome è Gustavo Alejandro Musumeci, in omicidi simili per modalità a quello dell'ultras. Inoltre, "non si può non rilevare che gran parte della sentenza impugnata è incentrata, al di fuori del perimetro dell'imputazione, sulla individuazione dei possibili mandanti e, quindi, sul possibile movente dell'omicidio di Fabrizio Piscitelli", proseguono le motivazioni della sentenza. Nel corso delle varie udienze di dibattimento, il procuratore antimafia Francesco Cascini si è a lungo soffermato su chi è perché abbia organizzato l'esecuzione di Piscitelli. Secondo i pm sarebbero i boss Giuseppe Molisso, Leandro Bennato e Alessandro Capriotti i mandanti che avrebbero pagato l'uomo per eseguire l'omicidio dell'uomo che stava diventando troppo ingombrante nei traffici che riforniscono la Capitale di stupefacenti.
"La sentenza di primo grado esamina solo contesto"
Tutte le conversazioni intercettate e gli altri elementi sono stati considerati irrilevanti ai fini di rilevare la responsabilità ambientale di Calderon nel delitto. Secondo la Corte, i dialoghi portati dall'accusa fanno generici riferimenti alle dinamiche del mondo criminale romano o contengono ipotesi sul coinvolgimento di uno o dell'altro soggetto. Non ci sarebbero, però, "elementi concreti di conoscenza diretta, rilevanti nell'attuale procedimento".
Allo stesso modo, la sentenza di primo grado, si legge nelle motivazioni, "esamina principalmente il contesto in cui il delitto troverebbe collocazione valorizzando elementi tuttavia riconducibili ad altri soggetti, rimasti estranei all'attuale procedimento". Il processo sarebbe stato quindi un'occasione per allargare l'inchiesta e riesaminare "la posizione di soggetti in assenza delle previste garanzie processuali e in evidente violazione del diritto di difesa. Per altro, senza alcun positivo riscontro giudiziario", continua la Corte. Alcune di queste posizioni sarebbero state già discursse. Come quella di Alessandro Capriotti, il cui possibile ruolo di mandante era stato già valutato dal giudice per le indagini preliminari di Roma nel settembre 2020. Il gip, però, aveva respinto la richiesta di custodia cautelare nei suoi confronti avanzata dai pm. Per quanto riguarda Bennato e Molisso, i due principali uomini di Michele Senese oggi detenuti con regime di 41bis, la loro posizione è stata archiviata dal gip a marzo 2023 su richiesta della procura stessa.
L'omicidio di Piscitelli e gli altri: "No prove di collegamenti"
L'omicidio di Fabrizio ‘Diabolik' Piscitelli su una panchina del Parco degli Acquedotti al Quadraro è stato il culmine di un periodo di tensioni nella malavita capitolina che ha portato a vari agguati, alcuni riusciti e altri no. Raul Esteban Calderon è stato condannato all'ergastolo in secondo grado anche per l'assassinio di Selavdi Shehaj, detto ‘Passerotto', sulla spiaggia di Torvajanica nel 2020. Secondo i giudici, però, non ci sarebbero prove di collegamenti fra questo e altri delitti commessi da Calderon, come il tentato omicidio dei fratelli Emanuele e Alessio Costantino per cui è stato condannato a 12 anni in appello.