La morte dell'ultras Fabrizio Piscitelli a Roma

Omicidio di Torvajanica: confermato il carcere a vita per Calderon, ma non fu mafia

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Raul Esteban Calderon (La Presse)
Confermata la condanna all’ergastolo per Raul Esteban Calderon per l’omicidio di Torvajanica. Confermate l’escusione del metodo mafioso e l’assoluzione di Enrico Bennato e Giuseppe Molisso.

La Corte d'Assise d'Appello di Roma ha confermato la condanna alla pena dell'ergastolo per Raul Esteban Calderon, al secolo Gustavo Alejandro Musumeci per l'omicidio di Torvajanica. Selavdi Shehaj, detto ‘Passerotto', è stato ucciso in spiaggia nel 2020. Calderon, difeso dall'avvocata Nicla Moiraghi, è a processo anche per l'omicidio di Fabrizio Piscitelli. L'ultras della Ss Lazio e capo degli Irriducibili, conosciuto come Diabolik è stato ucciso con un colpo di pistola alla testa nel Parco degli Acquedotti a Roma il 7 agosto 2019. Confermata l'esclusione del metodo mafioso, aggravante già caduta in primo grado. Presente in aula anche il sostituto procuratore della direzione distrettuale antimafia di Roma Francesco Cascini.

Confermate assoluzioni di Enrico Bennato e Giuseppe Molisso

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Calderon e Bennato

Nell'udienza è stata confermata anche l'assoluzione di Enrico Bennato e Giuseppe Molisso. Bennato è stato inizialmente arrestato come possibile esecutore del delitto, poi assolto per non aver commesso il fatto; Molisso, anche lui assolto, era inzialmente considerato il mandante dell’omicidio. La procura generale della Corte d'Appello di Roma aveva chiesto per Calderon la conferma della condanna ricevuta in primo grado e che venisse riconosciuto il metodo mafioso.

Calderon condannato all'ergastolo per l'omicidio di Diabolik

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Fabrizio Piscitelli, detto Diabolik

Raul Esteban Calderon è già stato condannato all'ergastolo in primo grado il 25 marzo del 2025 per l'omicidio di Diabolik. Per i giudici è lui l'uomo che ha premuto il grilletto uccidendo l'ex leader degli Irriducibili. Calderon, arrestato nel 2021 si è sempre dichiarato estraneo ai fatti dei quali viene accusato, ma contro di lui ci sono la testimonianza della ex compagna e un video che ha ripreso la scena dell'omicidio.

I giudici della Terza Corte di Assise di Roma non hanno però riconosciuto l'aggravante mafiosa. A richiederla la Procura della Repubblica che ha condotto le indagini, con i pubblici ministeri Mario Palazzi, Rita Ceraso e lo stesso sostituto procuratore della direzione distrettuale antimafia Cascini.

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