Attentato Sigfrido Ranucci

Attentato Ranucci, Valter Lavitola resta in carcere: confermata l’aggravante del metodo mafioso

Immagine
Valter Lavitola.
Resta in carcere Valter Lavitola, reoconfesso di essere il mandante dell’attentato a Sigfrido Ranucci. Confermata inoltre l’aggravante del metodo mafioso.

Niente domiciliari in Basilicata per Valter Lavitola. A decidere sono stati i giudici del Riesame di Roma che hanno respinto le istanze presentati dagli avvocati dell'imprenditore, Sergio e Arturo Cola. Confermata, invece, la misura cautelare in carcere e anche l'aggravante del metodo mafioso. Lavitola, dopo essersi dichiarato mandante dell'attentato a Sigfrido Ranucci, ha reso lo scorso lunedì delle dichiarazioni spontanee.

"C'era un grande rapporto di amicizia e speravo che questo rapporto potesse riabilitare anche la mia figura con un riscatto sociale per me", ha detto riferendosi al giornalista e volto di Report. Nella stessa occasione si è nuovamente assunto tutte le responsabilità come mandante dell'attentato, precisando, però, che l'idea della bomba è stata del suo assistente e factotum Clesio Gomes Tavares. A lui, il suo assistente e factotum, aveva dato piena libertà di azione, specificando soltanto che non avrebbe dovuto fare male a nessuno. Nella stessa giornata di lunedì scorso, 7 settembre 2026, inoltre, Lavitola ha spiegato che aveva voluto proteggere l'amico Ranucci, ribadendo quanto fosse profondo il loro legame, come reso noto dai suoi avvocati.

La reazione degli avvocati: "Impugneremo"

Non appena appreso della notizia, gli avvocati di Lavitola non hanno tardato a manifestare la loro posizione a riguardo: "Rispettiamo in pieno quelle che sono le decisioni della magistratura, anche se non le condividiamo assolutamente sia in fatto che in diritto – hanno fatto sapere – Ora attenderemo che siano depositate le motivazioni che arriveranno entro 45 giorni ma già oggi presenteremo ricorso in Cassazione", hanno fatto sapere.

La richiesta dei domiciliari in Basilicata

Nel corso della giornata di lunedì scorso, i difensori di Lavitola hanno avanzato la richiesta di domiciliari per il loro assistito. Presentando questa concessione, hanno proposto che fossero disposti in una casa in affitto a Noepoli, comune in provincia di Potenza nel Parco del Pollino. La specificità dell'indicazione del luogo è nata dal fatto che un domicilio di questo genere, cioè fuori dalle regioni di Lazio e Campania, potesse garantire la lontananza "da tutta la rete di conoscenze dell'indagato e anche da possibili vie di fuga", come precisato nella memoria difensiva di 72 pagine depositata dagli avvocati Sergio ed Arturo Cola.

Nella stessa relazione, gli avvocati si dicono non convinti della prognosi positiva di recidiva esternata dal gip e avvalorata, secondo quest'ultimo, "dai precedenti penali dalla facilità con cui ha individuato soggetti capaci di compiere tali reati". Quest'ultimo punto in particolare viene messo in dubbio dai legali, poiché, come dichiarato da Lavitola e come sembra sia già emerso durante le indagini, ad "assoldare persone capaci di munirsi di armi o esplosivi" è stato Clesio Tavares, "con il quale, vista la chiamata in correità ai suoi danni, ha certamente reciso i legami".

autopromo immagine
Più che un giornale
Il media che racconta il tempo in cui viviamo con occhi moderni
api url views