Il rapporto fra Lavitola e il factotum Gomes: dal primo incontro in carcere al sopralluogo insieme a casa di Ranucci
"Non devono pensare che io e te siamo d'accordo su qualche cosa, parlare può solo danneggiarci". Queste le parole di Valter Lavitola a Clesio Gomes Tavares il 6 luglio scorso, mentre erano in corso gli accertamenti ed entrambi venivano iscritti formalmente nel registro degli indagati.
Ieri Valter Lavitola è stato arrestato dai carabinieri di Roma poiché ritenuto il mandante dell'attentato a Sigfrido Ranucci, avvenuto lo scorso ottobre davanti alla sua villetta a Pomezia. Secondo quanto riportato dalla gip Lavitola voleva far aumentare la popolarità di Ranucci con l'attentato sperando che poi fosse convertita in consensi elettorali e guadagnarsi un posto di rilievo nelle dinamiche legate alla politica italiana. "Ogni attacco che ti fanno ti fa crescere", diceva in tempi non sospetti all'amico giornalista.
Tavares, invece, è riuscito a fuggire mesi fa in Africa: oggi si trova ancora in Camerun e non ha intenzione di fare rientro in Italia. Entrambi sono accusati di strage in concorso, con l’aggravante delle modalità mafiose. La loro storia, però, inizia prima dell'attentato a Sigfrido Ranucci.
Lavitola su Gomes Tavares: "Per me è come un figlio"
"Per me è come un figlio". Così Lavitola parlava di Gomes Tavares. I due si sono conosciuti in carcere a Secondigliano: i due erano finiti nell'istituto penitenziario per vicende giudiziarie differenti e sono rimasti insieme dall'ottobre del 2015 all'aprile del 2016. Una volta usciti dal periodo detentivo, però, il loro rapporto non si è fermato. Gomes Tavares è stato bodyguard di Rita De Crescenzo, poi è finito a curare e a gestire alcuni affari per conto di Lavitola, tanto da finire a più riprese in Africa, come successo quest'anno, quando è partito per il Camerun in aprile per svolgere alcuni interessi imprenditoriali e non ha ancora fatto ritorno.
Gomes Tavares a Lavitola: "Per me sei come un padre"
Il rapporto, nato in penitenziario e approfondito all'esterno, fra Lavitola e Gomes Tavares si è fatto sempre più stretto, fino a diventare di natura para-familiare. Lavitola più volte avrebbe messo in guardia lo stesso factotum: "Va bene figlio mio, vedi se sono andati a casa tua a fare la perquisizione. Io domani sarò con gli avvocati: credo che sia meglio se tu parli con loro, perché qualunque cosa dico, ti può solo danneggiare".
E il sentimento manifestato da Lavitola era ricambiato: "Ok, dottore, grazie mille. Lo sai che per me sei come un padre: niente e nessuno lo può cambiare".
Lavitola e Gomes Tavares: un patto di reciproca alleanza
Il legame fra i due era strettissimo. Ad accorgersene anche gli stessi inquirenti che si sono occupati del caso. Nel documento redatto dalla gip sulla custodia cautelare, il loro legame considerato para-familiare, era definito come "un patto di reciproca fiducia ed alleanza": da una parte Lavitola "confidava nella fedeltà assoluta del suo protetto". Dall'altra, "quest'ultimo che, mostrava reverenza nell'interloquire con il suo referente, chiamandolo dottore, evidentemente avrebbe soddisfatto qualsivoglia richiesta avanzata da colui che considerava come un padre".
Il primo sopralluogo insieme prima degli esecutori dell'attentato
Fra i modi in cui il patto di reciproca fiducia ed alleanza è stato onorato, c'è stato anche lo svolgimento del primo sopralluogo a casa di Ranucci, il 15 settembre del 2025, come emerso dai telefonini agganciati alla cella telefonica del luogo, senza che nessuno dei due provasse a contattare Ranucci per renderlo partecipe della vicinanza (o per chiedergli consigli su dove andare come avvenuto in precedenza, ndr) e per un periodo di tempo molto limitato: lo spostamento, appare evidente a chi indaga, non era finalizzato ad incontrare Ranucci.
Lavitola "aveva mostrato personalmente al suo uomo di fiducia il luogo ove doveva essere compiuto l'atto dinamitardo, portandolo sul posto e fornendogli in loco tutte le istruzioni necessarie", per fare in modo che, il mese successivo, fosse Gomes Tavares ad accompagnare gli esecutori materiali davanti all'abitazione. Sul primo sopralluogo insieme Lavitola avrebbe negato, facendo riferimento a una casa presa in affitto dalla moglie e alla ricerca di una nuova abitazione per la coppia: elementi raccolti in fasi successive, però, sembra che abbiano smontato la sua versione, a partire dalla presenza di agenzie immobiliari attive soltanto per il territorio di Monteverde e non per quello che riporta alla cella telefonica incriminata.
"La tesi accusatoria corroborata da una serie di plurimi elementi, non risulta smentita dalle giustificazioni offerte in sede di dichiarazioni spontanee", viene sottolineato infatti nelle carte.
Il rapporto fra Lavitola e Ranucci, la gip: "Voleva maggiori consensi elettorali per lui, non voleva fargli del male"
Non soltanto con Gomes: Lavitola era molto legato anche allo stesso Sigfrido Ranucci. "È indubbio che la circostanza che Lavitola sia intimamente legato sia al referente degli esecutori materiali, che alla persona offesa, costituisce ex se un dato di estrema rilevanza che assume ulteriore pregnanza se si considera che le risultanze acquisite dimostrano in maniera inequivoca che Gomes il giorno seguente l'attentato aveva preso il treno per venire a Roma e aveva incontrato Lavitola", secondo gli inquirenti proprio per parlare di quanto accaduto la sera precedente.
Lavitola, il quale, secondo lo stesso Ranucci, non gli avrebbe mai fatto del male, avrebbe agito solo ed esclusivamente per accrescere i consensi, potenzialmente elettorali, del giornalista. Il suo scopo, nell'attentato, come riportano le carte, non era "mettere in pericolo la incolumità del giornalista" ma di "indurre la vittima a ritenere che si trattasse di un atto intimidatorio di stampo mafioso per poter suscitare indignazione nell'opinione pubblica e accrescere la popolarità del giornalista".
"Saremmo stati due idioti ad organizzare un attentato come atto di amicizia", diceva settimane fa Lavitola. Ciò che viene evidenziato fra le righe dei documenti firmati dal gip, è che il giornalista non fosse a conoscenza dei fatti: "Alcuni giornalisti ed esponenti politici utilizzano lo stesso attentato come pretesto per regolare i conti con Report e con i suoi giornalisti in una strategia parossistica volta a delegittimare il giornalismo di inchiesta, ma per l'autorità giudiziaria è chiaro che Ranucci sia la vittima", sono le parole dell'avvocato Roberto De Vita che assiste il giornalista sul caso, commentando la notizia dell'arresto.