Strage di Pietralata, il medico messicano della cura da 40mila euro: “Non sapevo delle difficoltà economiche”
Sarebbe "profondamente addolorato" per la morte di Valentina Pambianco, Luca Abbasciano e della loro figlia Bianca il dottor Josè Roberto Trujillo, fondatore CEO della clinica Neurocytonix di Monterrey, in Messico, dove la famiglia, deceduta il 30 agosto nel quartiere di Pietralata a Roma, si era recata tre volte per affidarsi a una terapia sperimentale con cui speravano di curare la bambina, gravemente disabile. Il ciclo di cure nel Cytotron, una macchina simile a un dispositivo per la risonanza magnetica attraverso cui si inviano frequenze controllate al cervello e agli altri tessuti per provare a riattivarle, costa intorno ai 40mila euro a cui vanno aggiunte tutte le spese di trasferimento e permanenza in Messico. "Se avessi saputo dei loro problemi economici avremmo trovato insieme un modo per affrontare i costi della terapia", ha fatto sapere attraverso l'interprete che cura i rapporti fra la clinica e i gruppi di famiglie italiane che cercano speranza in questo trattamento oltreoceano.
Le cure in Messico da 40 mila euro
Eppure non è ancora chiaro se siano stati i problemi economici a spingere i genitori – o uno dei due, è su questo che si concentrano le indagini dei carabinieri – a uccidere le bambina per poi togliersi la vita con la pistola marca Glock regolarmente posseduta da Abbasciano nella camera matrimoniale della loro villetta in via dell'Antracite. Secondo un'amica della coppia, conosciuta proprio durante un viaggio alla Neurocytonix, avrebbero pagato le cure sempre con i propri soldi, non ricorrendo, come fanno tanti altri genitori italiani e non solo, a raccolte fondi. Anche lei e il marito hanno una figlia con disabilità, e si sentivano spesso con Luca e Valentina per farsi forza e darsi coraggio per affrontare le difficoltà della vita quotidiana che una situazione del genere può comportare.
Il dottor Trujillo, che vuole "curare l'incurabile"
Hanno condiviso anche la speranza affidandosi alla conoscenza di Trujillo, laureato in neuroscienze e virologia molecolare ad Harvard e insignito di numerosi premi. Il suo mantra, come riportato sulla sua pagina web ufficiale, è "curare l'incurabile". Un approccio che lo ha portato a dedicarsi soprattutto sulla neurologia, sentitosi sfidato da una vecchia regola medica per cui "un cervello danneggiato non può essere curato". Eppure il metodo Cytotron, sviluppato dal dottore indiano Rajah Kumar e adottato da Trujillo nella sua clinica, non è autorizzata dal Ministro della Salute italiano in quanto non gli è stata riconosciuta evidenza scientifica né dall'FDA negli Stati Uniti d'America e né dall'EMA (Agenzia del Farmaco europea).
La lotta per l'accettazione e il sentimento di abbandono
Questa speranza, con cui Valentina e Luca erano volati in Messico riuscendo ad accedere a solo un ciclo di cure per la loro bambina, potrebbe essere stata disattesa. I risultati non sarebbero stati quelli previsti. Un ulteriore colpo per i due, che vivevano con molta difficoltà la gestione quotidiana della figlia. Come confermato dal presidente del Municipio IV di Roma, Massimiliano Umberti, la famiglia era seguita dai servizi sociali, che hanno riferito di una continua "lotta per l'accettazione" da parte della mamma.
La storia tragica di questa famiglia, intanto, è diventata un monito. Sulla rete si moltiplicano le testimonianze di caregiver, persone spesso parenti che si occupano quotidianamente di disabili o anziani, che urlano lo stesso slogan: "Da soli non ce la facciamo più". È il falsh mob virtuale organizzato da Rete Caregiver e Disabilità Italia "per scuotere le coscienze e pretendere risposte concrete – scrivono -.Questo lo facciamo anche in memoria di chi purtroppo non ce l'ha fatta più ed è arrivato a compiere un gesto estremo". Oltre la flebile speranza di una qualche costossissima cura lontano da casa, infatti, ci sono le grida di esaurimento di chi sente di essere stato abbandonato dalle istituzioni nella cura dei propri cari.