Rivolta dei caregiver dopo la strage di Pietralata: “Non vogliamo essere eroi, ma genitori”
Da soli non ce la facciamo più. Sette parole che racchiudono l'ultimo grido d'aiuto contenuto probabilmente in uno di quei tanti biglietti trovati a casa di Valentina Pambianco e Luca Abbasciano,i coniugi che si sarebbero tolti la vita uccidendo anche la figlia Bianca di 5 anni, affetta da una grave disabilità e il cane Teo. I carabinieri intervenuti sul posto hanno infatti trovato in casa, una villetta nel quartiere Pietralata a Roma, almeno una dozzina di lettere indirizzate a parenti e amici con delle specifiche richieste e istruzioni per ognuno.
Una tragedia familiare che non lascia più molti dubbi ormai su una possibile dinamica di omicidio suicidio. I corpi sono stati trovati tutti in camera, sul letto matrimoniale freddati da una pistola regolarmente detenuta da Luca Abbasciano.
L'appello sui social
Il gruppo Facebook Rete Caregiver e Disabilità Italia da alcune ore è invaso da decine di fotografie di famiglie o persone con disabilità accompagnate dalla scritta a caratteri cubitali "Da soli non ce la facciamo più". Scatti di abbracci, sorrisi ma anche foto sofferenti in ospedale e in momenti difficili.
"La Rete Caregiver ha dato vita a un flash mob ufficiale per scuotere le coscienze e pretendere risposte concrete.Questo lo facciamo anche in memoria di chi purtroppo non ce l'ha fatta più ed è arrivato a compiere un gesto estremo. Non possiamo più permettere che le istituzioni ci lascino soli nel buio e nel silenzio. Che questo flash mob sia solo l'inizio di un grande combattimento contro le istituzioni! […] Condividi e fai girare il più possibile per creare una grande ondata di consapevolezza e protesta. Mettiamoci la faccia, uniti per i nostri diritti e per la nostra dignità. Facciamo rumore!". E in molti stanno rispondendo a questo appello social, condividendo le proprie storie e le proprie difficoltà.
"Non possiamo e non dobbiamo rimanere in silenzio di fronte a tragedie nate dall'abbandono. Quanto accaduto è un grido d'allarme che non può restare inascoltato" scrive Anna, amministratrice del gruppo, per invitare gli iscritti a partecipare al flash mob virtuale.
Le testimonianze
Molti si limitano a scrivere la frase scelta come hashtag della campagna social ma altri aggiungono anche delle testimonianze personali e soprattutto delle richieste per le istituzioni. "Essere caregiver è un lavoro vero e proprio. Un lavoro che non conosce ferie. Non conosce malattie. Non conosce domeniche, festività, orari o cartellini da timbrare – scrive Olimpia sul gruppo pubblicando una foto della figlia in ospedale – Ma l’amore non può diventare la scusa con cui uno Stato lascia sole le famiglie. Non basta dire a un padre o a una madre: “Sei forte.”Non vogliamo essere eroi. Vogliamo essere genitori". Rosa pubblica un paio di scatti con la figlia e scrive: "Non ce la facciamo più. Lo scrivo con le mani che tremano e il cuore a pezzi. Essere genitore unico di una figlia disabile è un amore immenso, ma è anche una fatica che ti schiaccia. Siamo abbandonati a noi stessi. Io da sola non posso sopportare tutto questo.Servizi che non arrivano, promesse vuote, burocrazia infinita. E intanto noi siamo qui, ogni giorno, ogni notte, a lottare da soli. Non chiedo compassione chiedo aiuto, chiedo di non essere invisibile. Perché la forza di un solo genitore, per quanto possa essere tanta a volte non basta".
Ma c'è anche chi smorza purtroppo l'entusiasmo dell'onda social: "Tra due giorni finisce tutto questo perbenismo e torniamo nel nostro dimenticatoio, vedrete".