Attentato Ranucci, i presunti esecutori D’Avino e Passariello restano in carcere: respinta richiesta domiciliari
Restano in carcere Pellegrino D'Avino e Antonio Passariello, ritenuti dalla Procura di Roma tra i presunti esecutori materiali dell'attentato contro Sigfrido Ranucci. Il gip ha respinto la richiesta presentata dai loro difensori, gli avvocati Generoso Pagliarulo e Antonio Falconieri, che puntavano a ottenere per i due una misura meno afflittiva, come gli arresti domiciliari.
La decisione arriva dopo gli interrogatori del 28 agosto, quando D'Avino e Passariello sono stati ascoltati dai pm. Secondo quanto riferito dalla difesa, i due avrebbero ammesso di aver ricevuto indicazioni per collocare l'ordigno sotto l'abitazione del giornalista, negando però di aver ricevuto istruzioni per eventuali azioni con armi da fuoco. Avrebbero inoltre escluso di conoscere direttamente Ranucci e Valter Lavitola, indicato dagli inquirenti come il presunto mandante, sostenendo di aver avuto rapporti soltanto con Gomes Clesio Tavares.
La Procura si era espressa contro la richiesta di scarcerazione e il giudice ha ora confermato la permanenza in carcere dei due indagati. L'inchiesta sull'attentato, avvenuto il 16 ottobre 2025 davanti all'abitazione di Ranucci a Campo Ascolano, nel territorio di Pomezia, prosegue quindi su più fronti. Il 7 settembre sarà invece il turno di Lavitola, che comparirà davanti al Tribunale del Riesame e potrebbe tornare a essere ascoltato nel tentativo di ottenere la scarcerazione.
Parallelamente, continua anche il braccio di ferro tra Ranucci e la Rai sul futuro di Report. Il giornalista, attraverso i suoi avvocati Roberto De Vita e Stefano Rossi, ha contestato formalmente la decisione dell'azienda di affidare la conduzione del programma a Giulia Presutti e Daniele Piervincenzi, riservandosi "ogni azione, anche cautelare e d'urgenza" per ottenere il ripristino della situazione precedente e il risarcimento dei danni.
I legali hanno chiesto alla Rai di mettere a disposizione entro sette giorni la documentazione relativa alle contestazioni mosse al giornalista. In particolare, viene contestata l'assenza di "alcun fatto specifico, concretamente accertato e al medesimo imputabile" che possa giustificare l'asserita "obiettiva situazione di incompatibilità" indicata dall'azienda.
La difesa di Ranucci contesta inoltre il riferimento alle "continue pressioni" che avrebbero compromesso la redazione di Report. La Rai, sostengono gli avvocati, non avrebbe spiegato "da chi tali pressioni provengano" né per quale ragione la conseguenza debba essere "l'immediato avvicendamento di Ranucci dalla conduzione e dalla responsabilità autorale del programma". Nella comunicazione viene definita particolarmente grave anche la circostanza per cui "la vittima di un grave attentato viene ritenuta dal proprio datore di lavoro come responsabile di una presunta situazione di incompatibilità".
Lo stesso Ranucci, intanto, continua a parlare pubblicamente della vicenda durante le tappe del suo spettacolo "Diario di un trapezista". Ad Agrigento ha dedicato un pensiero alla redazione di Report, definendo quello in corso "il più grande attacco della sua trentennale storia".
Dal palco ha anche ripercorso gli attacchi ricevuti negli anni e una frase che, secondo il giornalista, gli sarebbe stata sussurrata al telefono da una producer esterna della Rai: "Smerdare perché ti vogliono ammazzare". Ranucci l'ha definita oggi "una profezia", sostenendo di essere stato bersaglio nel tempo di accuse e tentativi di delegittimazione. "È cambiata la narrazione, ma è rimasto ‘smerdare' come tentativo di eliminarmi", ha detto, spiegando di aver scelto, nonostante tutto, di proseguire il lavoro con la redazione e affrontare "inchieste più complicate".