Attentato Sigfrido Ranucci

Attentato a Ranucci, gli esecutori arrestati pronti a parlare: “Diremo tutto sul mandato ricevuto”

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Le persone arrestate per l'attentato a Ranucci.
Tre dei quattro esecutori dell’attentato a Sigfrido Ranucci saranno interrogati domani. La difesa: “Daranno la loro versione e ribadiranno di non conoscere Lavitola”.

"C'è stato un mandato ricevuto e ai magistrati spiegheranno quale sia stato". Alla vigilia degli interrogatori, la difesa di tre dei quattro arrestati come esecutori dell’attentato contro Sigfrido Ranucci annuncia una svolta: gli indagati vogliono parlare. Domani Pellegrino D’Avino, Antonio Passariello e Saverio Mutone, assistiti dagli avvocati Generoso Pagliarulo e Antonio Falconieri, risponderanno alle domande del pubblico ministero Edoardo De Santis sull’esplosione avvenuta il 16 ottobre 2025 davanti all’abitazione del conduttore di Report, a Pomezia. Inoltre, aggiungono i legali, "ribadiranno che non conoscevano Valter Lavitola".

Gli esecutori dell'attentato "intenzionati a rispondere"

"I nostri assistiti vogliono parlare e sono intenzionati a rispondere e a chiarire in merito alle accuse contestate dalla procura", hanno spiegato i legali dopo il colloquio in carcere con gli indagati. Fino a questo momento i tre uomini detenuti a Rebibbia e Marika De Filippis, ai domiciliari, si erano avvalsi della facoltà di non rispondere, limitandosi a dichiarazioni spontanee.

Uno dei punti centrali dell’interrogatorio sarà proprio il mandato che, secondo l’impostazione dell’accusa, avrebbe portato all’attentato. I difensori hanno anticipato che i loro assistiti "daranno la propria versione dei fatti e certamente ribadiranno che non conoscevano Lavitola", ha aggiunto l’avvocato Pagliarulo all'Adnkronos. Sarà quindi necessario fare luce sui contatti che gli investigatori attribuiscono agli indagati con Valter Lavitola, l'imprenditore amico di Ranucci, e con il suo factotum Gomes Clesio Tavares, indicato dagli inquirenti come intermediario e tuttora in Camerun.

Proprio Tavares rappresenta uno dei passaggi più delicati dell’inchiesta. Domani il pubblico ministero cercherà di definire meglio il perimetro del mandato che sarebbe stato ricevuto e di ricostruire i collegamenti tra i vari protagonisti della vicenda.

Nel frattempo il quadro investigativo si è arricchito della confessione di Lavitola. L’ex editore e imprenditore ha ammesso di essere stato il mandante dell’azione, sostenendo però di aver immaginato un gesto diverso da quello poi avvenuto. Secondo la sua versione, l’obiettivo sarebbe stato quello di far aumentare il livello di protezione attorno a Ranucci attraverso un atto dimostrativo: non una bomba, ma quattro o cinque colpi di pistola da esplodere contro il muro dell’abitazione del giornalista.

La figura del ‘Dottore', intermediario nominato nelle intercettazioni

Un altro nodo da sciogliere riguarda la figura del "Dottore", nome che ricorre più volte nelle intercettazioni tra i quattro indagati accusati di essere gli esecutori materiali. Gli investigatori cercheranno di capire chi si nasconda dietro questo soprannome, se fosse Lavitola, e quale ruolo abbia avuto nell’organizzazione dell’attentato.

La banda è accusata, a vario titolo, di detenzione, porto in luogo pubblico e uso di ordigno esplosivo, minaccia e danneggiamento, con le aggravanti dell’azione compiuta da più di cinque persone e delle modalità di tipo mafioso. Sul fronte giudiziario, intanto, resta fissata al 7 settembre l’udienza davanti al Tribunale del Riesame per Valter Lavitola. In quella sede l’ex editore e imprenditore renderà dichiarazioni spontanee.

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