Caldo record, Mario Tozzi: “Solo gli stolti negano la crisi climatica, ormai possiamo fare poco: cambino le città”

Le città dovranno cambiare per sopravvivere alle ondate di calore sempre più frequenti e intense. Più alberi, meno asfalto, strade depavimentate, edifici progettati per raffrescarsi naturalmente e un diverso modo di vivere gli spazi urbani. Il caldo estremo che ha investito tutta l'Europa non è un'anomalia destinata a passare senza interventi importanti. "Soltanto gli stolti negano che ci sia una crisi climatica diversa da tutte le altre, molto più accelerata", dice a Fanpage.it il geologo e divulgatore scientifico Mario Tozzi. Oltre che causare disagi, il caldo estremo sta mietendo vittime, soprattutto in Spagna, e le città, per come sono costruite, sono gli spazi più problematici per affrontare queste temperature. "Si può fare qualcosa, ma poco. Avremmo dovuto pensarci anche prima, perché in passato sapevamo costruire meglio", aggiunge Tozzi. "Mura più spesse, vegetazione sulle case e nelle strade. Il modo di costruire di una volta permetteva alle abitazioni di essere meno dipendenti dal raffrescamento artificiale". Oggi una delle risposte più efficaci può essere tornare a investire sul verde urbano anche verticale. "I rampicanti caduchi, come la vite americana, d'estate possono ridurre il bisogno del condizionatore anche del 40%. E poi ci sono gli alberi, quelli grandi, che rispetto all'asfalto di un parcheggio possono abbassare la temperatura anche di una ventina di gradi".
Meno asfalto e più terra
Le città, ricorda Tozzi, sono già oggi mediamente più calde di quattro o cinque gradi rispetto alle campagne circostanti a causa del cosiddetto effetto "isola di calore urbana". Le principali responsabilità sono dell'asfalto, del cemento e delle emissioni prodotte da traffico e climatizzatori. Per questo una delle strategie che si sta diffondendo soprattutto nel Nord Europa è il cosiddetto de-paving, ovvero la rimozione dell'asfalto per restituire spazio al terreno naturale. "Si stanno togliendo vecchi manti di asfalto per lasciare la terra battuta, la ghiaia o altre superfici permeabili. Oltre a far infiltrare l'acqua, queste superfici assorbono molto meno calore", spiega.
Con le temperature cambieranno anche le nostre abitudini
Con l'aumento delle temperature sarà inevitabile modificare anche il modo di vivere la città. "Eppure una volta eravamo abituati alla controra: nelle ore centrali non si usciva, i negozi restavano aperti fino alle dieci o alle undici di sera e gran parte delle attività si svolgevano al mattino presto o nel tardo pomeriggio", aggiunge il geologo. "Muoversi a piedi lungo strade completamente asfaltate o cementificate diventerà sempre più difficile nelle ore più calde". Un cambiamento che, osserva, sarà particolarmente evidente in Paesi come l'Italia, meno abituati rispetto ad altre aree del mondo a convivere con temperature estreme.
Recuperare ciò che sapevamo fare
Per Tozzi, molte delle soluzioni esistono già e arrivano proprio dal passato. "In passato si costruiva con mura spesse perché accumulassero calore d'inverno e mantenessero fresche le abitazioni d'estate. Si facevano finestre piccole a nord e grandi a sud, si utilizzava molto il verde urbano e la vegetazione intorno alle case. Sono tutte cose che possiamo ancora fare". Lo stesso principio ispira oggi le cosiddette case passive e alcuni progetti di architettura tradizionale recuperati in diversi Paesi del mondo. "Ci sono architetti che stanno recuperando queste conoscenze. In Thailandia, ad esempio, vengono costruite abitazioni ispirate alle case tradizionali, con una circolazione naturale dell'aria che riduce il bisogno di raffrescamento artificiale".
Vivere fuori città, se i collegamenti funzionano
Per Tozzi, però, il caldo potrebbe incidere anche sulle scelte abitative. Pur ricordando che la tendenza globale resta quella della concentrazione della popolazione nelle aree urbane, non esclude che sempre più persone possano scegliere di vivere nei centri limitrofi alle grandi città, a patto che siano ben collegati. "La tendenza è sempre quella di spostarsi nelle città, ma le città stanno diventando meno vivibili", osserva. "Chi può cerca magari di vivere nella campagna vicina o nei centri satellite, purché siano ben collegati e abbiano tutti i servizi". Una prospettiva che, secondo il geologo, potrebbe essere favorita da investimenti nella mobilità. "Ritirarsi nei comuni vicini, specie se hanno una loro identità storica, potrebbe essere una soluzione. Oggi però gli scarsi collegamenti scoraggiano questa scelta, mentre andrebbe incentivata".
Più persone nelle città, ma devono diventare vivibili
Nonostante il caldo crescente, la popolazione continuerà a concentrarsi nei centri urbani. "Oggi più del 50% della popolazione mondiale vive già nelle città e si stima che nei prossimi vent'anni si arriverà al 70%", ricorda Tozzi. Per questo la sfida non sarà abbandonare le città, ma renderle più resilienti. "Una delle risposte più efficaci è creare continuità tra i grandi parchi e il tessuto urbano. Se il verde entra davvero dentro la città, questa diventa più vivibile". Roma, osserva, possiede già alcune caratteristiche favorevoli. "Dove ci sono acqua e vegetazione le temperature sono oggettivamente più basse". Il punto, conclude, è continuare a investire in questa direzione, perché adattare le città al nuovo clima non sarà più una scelta, ma una necessità.