
Forse bisognerebbe cominciare a parlare di “caldo africano” affinché il governo decida finalmente di occuparsene. Però, battute a parte, il tema è proprio questo: siamo nel mezzo dell’ondata di calore più violenta dell’estate più calda della nostra vita (finora), e il governo Meloni sta facendo finta che sia un problema che non esiste. Di più: Giorgia Meloni ha governato nel quadriennio delle estati peggiori della nostra vita – dal 2023 al 2026 – e contro il cambiamento climatico non ha detto né fatto nulla.
Quando vi chiedono cosa sia il negazionismo climatico, beh: eccolo qua. Non negare l’esistenza del cambiamento climatico, che ormai non ci prova più nessuno. Non negarne esplicitamente l’origine antropica, che anche qui ormai c’è poco da dire. No: il vero negazionismo climatico è far finta che non esista. Che non si possa fare nulla se non accendere l’aria condizionata, o bere tanta acqua e non uscire nelle ore più calde.
È sintomatico, in questo senso, quanto accaduto qualche settimana fa: è l’8 giugno, la Commissione Europea ha appena sbloccato 14 miliardi di flessibilità aggiuntiva per l’Italia, purché lì investa nelle rinnovabili e nella transizione energetica e Giorgia Meloni fa un video in cui non nomina mai né le rinnovabili né la transizione energetica. Anche qui, come se fossero parolacce.
Eppure no, non è solo caldo, sono gli effetti della crisi climatica. E no, non è qualcosa che possiamo subire e basta, ma che dovrebbe essere al centro dell’azione di questo, come di qualunque altro governo, di ogni colore e ideologia. Sia per rimuoverne le cause – a partire da petrolio e gas – sia per ridisegnare le nostre città affinché mitighino gli effetti del caldo e consentano alle persone, soprattutto agli anziani, di uscire di casa – in sintesi: più alberi, meno asfalto.
E ancora: per cominciare seriamente a capire come affrontare due temi che saranno sempre più devastanti, ogni estate che passa: siccità e incendi. Soprattutto, per cambiare i nostri stili di vita e di consumo, rendendo nel contempo desiderabile il cambiamento, come teorizzava il politico ambientalista Alex Langer anni fa, inascoltato allora come oggi.
Tra poco inizierà la campagna elettorale per le prossime elezioni politiche – anzi: a quanto pare è già iniziata – e potrete toccare con mano quanto poco si parlerà di crisi climatica e di tutto quel che servirebbe per combatterla. I migranti, la sicurezza, le armi e le guerre, i bonus, le mance occuperanno ogni spazio possibile. E la crisi climatica tornerà nell’angolo fino al prossimo anno, fino alla prossima estate, fino ai prossimi bollini rossi.
Perché non sposta voti, vi diranno, anche se la risposta giusta è: perché ci sono troppi interessi economici che agiscono affinché non se ne parli e non si faccia nulla. Chi ci governa la pensa così: lo sappiamo ormai, dopo cinque anni di silenzio e inazione. Sarebbe bello capire che ne pensa, e che piani ha in testa, chi si candida a prenderne il posto, magari.