“Sono socio di Lavitola, non conosco Ranucci ma solo gli esecutori dell’attentato”: parla Tavares

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Gomes, Ranucci e Lavitola alla presentazione del libro di Ranucci.
Gomes Clesio Tavares, coinvolto nell’inchiesta sull’attentato a Sigfrido Ranucci, parla dal Camerun: “Non sono latitante”. Due degli esecutori interrogati: “Rapporti solo con lui. Non conoscevamo né Ranucci né Lavitola.

"Non sono latitante, se avessi voluto esserlo sarei andato in Russia", così ha detto Gomes Clesio Tavares, il cosiddetto ‘factotum' di Valter Lavitola, alla troupe del Tg1 che lo ha raggiunto in Camerun per chiedergli del suo coinvolgimento nell'attentato al conduttore di Report Sigfrido Ranucci. Nell'intervista trasmessa in esclusiva nell'edizione delle 20 di giovedì 27 agosto ha ribadito più volte di non voler parlare del "dottore" Lavitola e delle indagini in corso, ma ha anche aggiunto di non aver mai negato di conoscere alcuni degli esecutori che a ottobre 2025 hanno piazzato un ordigno davanti alla casa del giornalista a Pomezia.

Tavares: "Non conosco Ranucci, forse incontrato al ristorante"

Quanto a Ranucci, Tavares ha ribadito: "Non lo conosco, se l'ho incontrato sarà stato al Cefalù", ristorante del suo socio Lavitola nel quartiere Monteverde di Roma. Interrogato dall'inviato Leonardo Zellino sulla ormai famosa foto in cui compare con l'imprenditore e il giornalista, ha sottolineato: "Anche con te ho una foto – scattata durante l'intervista svolta in un semplice ristorante – ma non vuol dire che ti conosco".

Nel corso dell'intervista Tavares ha voluto esprimere anche quella che è più di una speranza per il suo futuro: "Sono certo che sarò un uomo libero, solo il tempo di verificare che non c'entro niente in tante cose, sono un lavoratore". In questo periodo si troverebbe in Camerun per affari legati ai carbon credit, buoni ambientali che rappresentano CO₂ evitata o assorbita. Un business in cui è socio di Valter Lavitola, il secondo padre a cui manda un messaggio: "Fatti forza ed esci dalla galera". Lavitola si trova nel carcere di Rebibbia da quando ha confessato di essere il mandante dell'attentato ai danni di Ranucci, "amico" a cui voleva fare aumentare la scorta.

Interrogati due degli esecutori: "Non conosciamo Ranucci, né Lavitola"

Nel corso del pomeriggio, in una serie di interrogatori durati oltre 10 ore, i magistrati hanno sentito Pellegrino D'Avino e Antonio Passariello, due degli esecutori. "Hanno confermato di aver avuto rapporti solo con Tavares, che non volevano far male a nessuno e che non conoscevano Ranucci, né Lavitola". Così gli avvocati Generoso Pagliarulo e Antonio Falconieri, difensori di D'Avino e Passariello, fuori dal carcere di Rebibbia. "Allo stato sappiano che per noi Sigfrido Ranucci è parte offesa. Non lo conoscono e nel corso dell'interrogatorio non sono state fatte domande su di lui", hanno aggiunto. Inoltre, gli avvocati hanno fatto sapere che presenteranno un'istanza per chiedere un'attenuazione o una revoca della misura cautelare. "Secondo noi può essere accettata, a maggior ragione dopo l'interrogatorio di oggi. Questa è la nostra strategia nell'immediato. Per il futuro il rito abbreviato è una possibilità".

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