Attentato Ranucci, Valter Lavitola picchiato in carcere a Rebibbia: aggredito da un gruppo di detenuti
Valter Lavitola è stato aggredito in carcere a Rebibbia. L'imprenditore, accusato di essere il mandante dell'attentato a Sigfrido Ranucci, sarebbe stato picchiato da un gruppo di detenuti. Soccorso dagli agenti della Polizia penitenziaria, avrebbe riportato ferite fortunatamente non gravi. Sul caso sta indagando la Procura, che ha aperto un fascicolo. Al momento non sono note le ragioni dell'aggressione, né chi sia stato ad aggredirlo. Lavitola, a quanto pare, sarebbe stato schiaffeggiato.
L'avvocato di Lavitola: "Non ci ha detto niente, non dovrebbe essere nulla di grave"
Dell'aggressione, Lavitola non ha informato i propri legali, Sergio e Arturo Cola. "Ci siamo sentiti con Lavitola ieri pomeriggio alle 17 e non ci ha detto nulla quindi dovrebbe essere avvenuto tra le 17 e le 20. Ma non dovrebbe essere nulla di grave altrimenti ci avrebbero avvertito", ha dichiarato Sergio Cola all'Adnkronos. "Quando verremo informati e capiremo le reali dimensioni di quanto accaduto valuteremo se prendere le dovute iniziative. Intanto siamo concentrati sulla memoria difensiva da presentare in vista del Riesame del 7 settembre".
"L'attuale detenzione di Lavitola in un reparto di alta sicurezza dove sono ristretti soggetti accusati o condannati per reati di mafia rende evidente che lo stesso è esposto ai medesimi pericoli per la propria incolumità che avrebbero causato la presunta aggressione – hanno dichiarato successivamente i legali -. Pertanto, l'unico modo di accertare la verità e' quello di affidarsi a quanto verificato dai pubblici ufficiali in servizio presso il carcere di Rebibbia".
L'arresto di Lavitola e la versione sull'attentato
Valter Lavitola è stato arrestato il 10 agosto con l’accusa di essere il mandante dell’attentato a Sigfrido Ranucci. L’imprenditore, proprietario del ristorante Cefalù a Monteverde, frequentato da politici e giornalisti, ha ammesso di essere stato lui a organizzare il tutto: lo avrebbe fatto, secondo la sua versione, per aiutare l’amico e fargli aumentare la scorta, dati i numerosi nemici. Una versione che però non è considerata credibile e sulla quale le indagini dei carabinieri sono ancora in corso. Ranucci, sconvolto dal ruolo dell’amico nella vicenda, non aveva minimamente sospettato di lui. Anzi, si confidava con Lavitola e gli raccontava le sue preoccupazioni.
L'organizzazione dell'attentato
Per la Procura, Lavitola si sarebbe servito del suo braccio destro, Clesio Gomes Tavares, per organizzare l’attentato. Sarebbe stato Tavares a tenere i contatti con gli esecutori materiali, istruendoli su come e dove avrebbero dovuto posizionare la bomba. Pellegrino D’Avino, Antonio Passariello, Saverio Mutone e Marika De Filippis, infatti, non avrebbero avuto alcun problema con il giornalista: sarebbero persone che, nel giro criminale di cui fanno parte, vengono ingaggiate quando si tratta di piazzare esplosivi. Durante l’interrogatorio in carcere hanno ammesso di conoscere Gomes, ma hanno dichiarato di non aver mai conosciuto Lavitola, cosa che era già emersa dalle intercettazioni. Nonostante avessero detto di voler parlare, sono stati in realtà molto reticenti su tutta la fase dell’organizzazione preliminare. Per ora rimangono in carcere.