L’amica di Valentina, morta a Roma con il marito e la figlia: “Non si dava pace per la disabilità della piccola”

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Parla a Fanpage.it un’amica della famiglia, trovata senza vita ieri nella loro abitazione di Pietralata. Anche lei ha una figlia con disabilità: si erano conosciute all’estero, entrambe alla ricerca disperata di una cura per le loro bambine.

Feliciana non riesce ancora a credere che la sua amica Valentina e tutta la sua famiglia non ci siano più. L'aveva sentita un'ultima volta venerdì scorso, poi le aveva mandato un messaggio sabato senza ricevere nessuna risposta. "Mi è sembrato strano perché di solito sia lei che il marito ci rispondevano nel giro di pochi minuti – ci racconta Feliciana ancora scossa dalla terribile notizia – perciò le ho mandato un altro messaggio ieri ma mi dava solo una spunta. Nel frattempo era uscita la notizia di una famiglia intera trovata morta in casa, non ci volevo credere ma appena ho visto le foto dell'abitazione ho capito tutto". Feliciana non riesce a spiegarsi come sia potuto accadere e si chiede se avrebbe potuto fare qualcosa in più: "Ci sentiamo increduli e impotenti davanti ad una tragedia così grande, mi chiedo se c'è stato qualche segnale che non ho visto o non ho colto".

La strage familiare

Mentre Feliciana da Madrid provava a contattare la sua amica invano, i vigili del fuoco stavano entrando nella villetta di Valentina Pambianco e Luca Abbasciano, nel quartiere Pietralata dove scopriranno i corpi di padre, madre, figlia e del cane. I cadaveri giacevano sul letto matrimoniale, tutti freddati da colpi d'arma da fuoco. Ad ucciderli sarebbe stata una Glock trovava poi in casa e regolarmente registrata da Luca. Ad oggi l'ipotesi più accreditata e che appare quasi una certezza è quella dell'omicidio-suicidio. Ad avvalorare questa ipotesi sono le tante lettere trovate all'interno dell'abitazione. Scritti con le loro ultime volontà e indicazioni rivolte a parenti e amici.

Feliciana e il marito avevano conosciuto Valentina e Luca prima sui social poi dal vivo dall'altra parte del mondo, precisamente in Messico. Entrambe le coppie infatti hanno viaggiato fino in Messico per delle cure sperimentali non riconosciute in Italia. Da circa un anno avevano iniziato a frequentarsi assiduamente, nonostante una coppia vivesse a Roma e l'altra a Napoli. Si facevano forza a vicenda e si scambiavano consigli e speranze per affrontare insieme le giornate più difficili.

Il peso dei caregiver

"Nessuno deve sentirsi solo quando c’è una disabilità in famiglia" ha scritto Feliciana in un lungo post sui social dedicato ai suoi amici che non ci sono più.  Massimiliano Umberti, presidente del IV municipio di Roma ha specificato in una nota che la famiglia fosse seguita dai servizio sociali di zona: "Persone per bene, che lottavano da anni. La mamma non si era mai rassegnata. Ancora non sappiamo la dinamica di quanto accaduto ma tengo a precisare che non si tratta di una situazione di marginalità e nonostante noi, come amministrazione, li avessimo in carico, nonostante fossero seguiti anche economicamente, non è bastato".

Il punto forse è proprio questo. Non è bastato perché quella famiglia deve aver vissuto un profondo disagio per arrivare a maturare un gesto simile. Infatti spesso in questi casi, sebbene il nucleo familiare sembra bene inserito nella rete sociale, c'è comunque una costante frustrazione e senso di solitudine all'interno delle mura domestiche. Quello che noi chiediamo è supporto costante da parte delle amministrazioni, dai servizi sociali, dagli psicologi, perché una situazione del genere deve essere comunque tenuta sotto controllo – spiega Feliciana – e non sottovalutare nessun segnale perché basta veramente un secondo e tutto può crollare".

"Valentina piangeva spesso"

E qualcosa era crollato nella famiglia di Luca e Valentina. La loro vita era interamente dedicata alla piccola Bianca e loro le stavano tentando tutte per provare a migliorare le sue condizioni di salute. "Quando ci sentivamo al telefono Valentina spesso scoppiava a piangere, non si dava pace e non riusciva a rassegnarsi per quello che era successo alla sa bambina. Impossibile farsene una ragione anche perché non le era mai stato spiegato davvero cosa era successo durante il parto da provocare questa grave disabilità".

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