Luca, Valentina e la piccola Bianca morti a Roma, gli amici: “Nessuno deve sentirsi solo con una disabilità in famiglia”
Quanto avvenuto ieri a Roma, nel quartiere di Pietralata, ha sconvolto non solo le persone vicine alle vittime, ma anche l'intera città, addolorata per un gesto così tragico e doloroso. Alle 13 di lunedì 31 agosto i corpi di Valentina Pambianco, Luca Abbasciano e la piccola Bianca sono stati trovati riversi nella camera da letto della loro abitazione, privi di vita. La donna e la bimba composte sul materasso, l'uomo in terra. In terra c'era anche Theo, il cane di famiglia, probabilmente il primo a morire. Saranno le indagini dei carabinieri della compagnia di Montesacro a chiarire chi sia stato a sparare, se Abbasciano o Pambianco: ma per come sono stati trovati i corpi, sembra che a sparare sia stato Abbasciano. L'ultimo a morire, sarebbe stato proprio lui.
Il giallo della pistola
La pistola, una Glock, era stata comprata dall'uomo pochi mesi fa. Una scelta insolita, ma che alla luce di quanto accaduto è facilmente spiegabile: il 42enne, infatti, l'aveva acquistata ma aveva la licenza solo per la detenzione, non per l'uso. Un vicino di casa, che ha parlato con Fanpage.it, ha dichiarato che l'uomo non amava le armi, ed era contro la caccia. L'ipotesi, che ovviamente andrà verificata, è che Abbasciano l'abbia comprata per uccidere la moglie e la figlia prima di rivolgere l'arma contro se stesso: un acquisto quindi pianificato proprio per questo motivo.
Le lettere di addio per i parenti
In casa di Luca Abbasciano e Valentina Pambianco sono state trovate una dozzina di lettere, tutte indirizzate a membri della famiglia, con spiegazioni sul gesto e disposizioni testamentarie. "Scusate ma non ce la facciamo più", il messaggio che emergerebbe da queste missive. I due avevano accolto la piccola Bianca nella loro famiglia quasi sei anni fa: erano entusiasti per la gravidanza e per la bambina, felici di allargare la propria famiglia in quella villetta dove erano amati e conosciuti. Purtroppo la piccola era nata di sette mesi, molto prematura, e aveva una disabilità molto seria. Abbasciano e Pambianco l'hanno sempre accudita con amore, erano seguiti da ospedali, servizi sociali, avevano stretto rapporti con famiglie che vivevano la loro stessa situazione. Non erano soli né isolati, la loro famiglia anche non li aveva mai abbandonati. Eppure quell'esistenza così lontana da come l'avevano immaginata non sono più riusciti a portarla avanti: e così, probabilmente domenica sera, hanno deciso di togliersi la vita.
Il dolore degli amici
"Ci siamo conosciuti facendo lo stesso percorso con le nostre figlie, abbiamo trascorso giorni oltreoceano, poi la nostra amicizia è continuata in Italia. Ci sentivamo spesso con messaggi, videochiamate e telefonate. Mi venivate a prendere alla stazione ogni volta che venivo a Roma, anche solo per vederci e stare insieme 5 minuti", il messaggio di una loro cara amica sui social. "Ci siamo sentite venerdì, eravamo in partenza per il rientro con una sosta a Madrid, un viaggio che stavamo organizzando insieme e che non siamo riusciti a fare. Ti ho scritto per dirti che eravamo arrivati nella città che tanto ti piaceva ma che non sopportavi per il troppo caldo, a quel messaggio non ho avuto risposta. Oggi mi sono chiesta come mai, non era da voi non rispondere in tempi brevi. Ti ho riscritta ma comunque il messaggio non ti è arrivato. Apro i social e leggo la storia di una famiglia dove c'è stata una fine indescrivibile. Non voglio crederci, ma purtroppo la triste realtà è questa: siete volati in cielo insieme. È insopportabile il dolore che vi portava dentro, ma è indescrivibile ciò che è successo, non ci sono parole. Ci stringiamo al dolore della vostra famiglia. Un abbraccio immenso fin lassù in Paradiso. Nessuno deve sentirsi solo quando c’è una disabilità in famiglia".