Strage di Pietralata, il cane ferito ha vagato per casa prima di andare a morire accanto ai suoi padroni

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Dalle tracce di sangue trovate nell’abitazione di via dell’Antracite a Pietralata è emerso che il cane ferito prima di morire ha vagato per casa prima di andare a morire accanto ai suoi padroni.

Tra i componenti della famiglia morta a Pietralata c'è anche il cane. Dalle indagini è emerso che l'animale ha vagato per l'appartamento di via dell'Antracite, prima di andare a morire accanto ai suoi padroni. Quando i carabinieri sono entrati all'interno dell'abitazione lo hanno trovato accasciato accanto al letto sul quale erano distesi Valentina, Luca Abbasciano e Bianca, la loro figlia disabile di cinque anni. A rivelarlo sono le tracce di sangue sparse per la casa e rilevate dagli investigatori durante i sopralluoghi.

Una perizia chimico-balistica

Dettagli che sono emersi durante la ricostruzione della dinamica dei fatti, e che hanno portato gli inquirenti a indagare su chi tra i due quarantenni abbia sparato, per poi suicidarsi. L'ipotesi è che sia stata Valentina Pambianco a uccidere suo marito e sua figlia, prima di togliersi la vita con un colpo di pistola. I militari coordinati nelle indagini sul caso dalla Procura della Repubblica di Roma, hanno anche trovato due proiettili esplosi a vuoto sul pavimento. Una ricostruzione che, va specificato, è solo un'ipotesi, non ancora definitiva. La Procura ha disposto una perizia chimico-balistica per chiarire con certezza chi abbia sparato e in quale ordine i membri della famiglia siano morti.

La strage di Pietralata

Il 31 agosto del 2026 intorno all'ora di pranzo Luca Abbasciano e Valentina Pambianco e la piccola bianca sono stati trovati morti all'interno dell'abitazione in cui vivevano a Pietralata. Il decesso è probabile che risalga ad alcuni giorni prima e che i corpi siano rimasti in casa fino a quando un amica di famiglia si è preoccupata e ha dato l'allarme, non riuscendo più amettersi in contatto con loro.

I due quarantenni hanno lasciato dei biglietti indirizzati a famigliari ed amici, spiegando che non ce la facevano più. La loro figlia aveva infatti una grave disabilità. Una condizione che li ha portati fino in Messico per sottoporla a una terapia non validata dalla comunità scientifica. Cure per le quali hanno speso decine di migliaia di euro.

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