Fanno ancora discutere le parole di Luigi Di Maio circa la crisi che sta attraversando il gruppo GEDI, con la probabile chiusura del sito de L'Espresso e i contratti di solidarietà applicati ad alcuni giornalisti. Sulla questione interviene duramente l'ex Presidente del Consiglio Matteo Renzi, che stigmatizza le parole del vicepresidente del Consiglio nonché ministro del Lavoro e dello Sviluppo Economico. Per Renzi le dichiarazioni di Luigi Di Maio dimostrano che lui e "i Cinque Stelle hanno tirato giù la maschera e adesso fanno il tifo per la chiusura dei giornali: un ministro del lavoro che si compiace dei licenziamenti, un vicepremier che attacca la libertà di stampa. Mai visto in Italia. Altrove sì, ma non in Italia".

Il caso politico, nella lettura di Renzi, è servito affinché opinionisti e politici scoprissero quella che lui considera essere la vera natura dei Cinque Stelle:

Per mesi hanno insultato, deriso, calunniato molti di noi. Ci hanno rovesciato addosso quintali di fango. E tutti in silenzio a guardare l’aggressione. Qualcuno addirittura ci diceva: “ma dai, fateci un accordo”. Non vedete che alla fine sono dei bravi ragazzi? […] E allora, finalmente, la reazione unanime. Meglio tardi che mai.
Quelli che davano a me del caudillo e mi accusavano di deriva autoritaria perché volevo abolire il CNEL, che dicono adesso di chi vuole distruggere l’Europa e comprimere la libertà di stampa?

La chiosa è netta e ripercorre quella che è la linea che l'ex segretario intende percorrere nei prossimi mesi: "Volevano abolire la povertà e hanno abolito solo il senso del ridicolo. Ogni giorno è più chiaro perché serva davvero una Resistenza Civile".