Torna a parlare del reddito di cittadinanza il senatore del Pd, Matteo Renzi, criticando la misura introdotta dal governo su spinta Movimento 5 Stelle. Per l’ex presidente del Consiglio, il reddito è “un inno al lavoro nero, è l'elogio a chi non ha voglia di far le cose. Una cosa è dare una mano a chi ha bisogno ed è il reddito di inclusione che abbiamo fatto. Il modello del reddito di cittadinanza crea dipendenza tra il burocrate-politico e l'uomo che deve ricevere il reddito. C'è un pezzo di Italia, soprattutto al Sud, che ha voglia di scommettere sulla qualità, sul mettersi in gioco, ma c'è un pezzo di sud che gioca sull'assistenzialismo”. Renzi parla su Rai 1, a Che tempo che fa, ospite di Fabio Fazio, spiegando che a suo parere il reddito di cittadinanza “non è di sinistra e anche se lo fosse non sarebbe giusto. Una cosa è dare una mano a chi è in difficoltà, ma è di sinistra dare lavoro e non creare dipendenza con i navigator, forestali del terzo millennio”.

Renzi parla anche di Pd, dicendo, sul tema, di aver “raggiunto la pace dei sensi: adesso sono un senatore, un parlamentare e lotto contro questo governo dall'opposizione, dico soltanto che chiunque vinca alle primarie non deve ricevere il trattamento che ho ricevuto io. Non mi candido alle europee, non mi candido alle primarie”. L’ex presidente del Consiglio, comunque, non si esprime sulle primarie, non dicendo per chi voterà e annunciando, inoltre, che presenterà “venti querele” nei prossimi giorni nei confronti delle persone che lo hanno diffamato.

Non manca un attacco al governo, soprattutto in tema di politica estera: “L’Italia sta perdendo credibilità. Siamo passati dalla crescita alla recessione, mi vergogno che l'Italia stia dalla parte di Maduro che leva le medicine ai bambini”. “Io – prosegue – sto da un'altra parte: orgoglioso di aver detto no al Movimento 5 Stelle. È un partito che va in Francia e incontra i leader dei gilet gialli che vogliono fare un golpe.. io vedo un'Italia che sta perdendo credibilità”.

Arriva anche una critica a quanto fatto dal Pd e dall’ex presidente del Consiglio, Paolo Gentiloni, sul finire della scorsa legislatura: “Sui diritti bisognava avere più coraggio. Io sulle unioni civili ho messo la fiducia perché era giusto, il mondo cattolico mi ha promesso che me l'avrebbe fatta pagare. Sullo ius soli bisognava avere più coraggio”.