Yana Ehm (M5s) a Fanpage.it: “Stop armi all’Arabia saudita: un segnale importante a livello europeo”

Il governo italiano ha bloccato l'export di missili e bombe aereo verso l'Arabia Saudita e gli Emirati arabi uniti. Il provvedimento del ministero degli Esteri revoca sei licenze che erano già sospese e che, secondo la Rete italiana Pace e Disarmo, riguarda la fornitura di oltre 12.700 bombe. Tra queste licenze è compresa anche la cosiddetta Mae 45560 con la quale il governo di Matteo Renzi aveva dato il via libera alla vendita verso l'Arabia Saudita di quasi 20 mila bombe aereo Mk per 411 milioni di euro. Fanpage.it ha fatto il punto della situazione con la deputata del Movimento Cinque Stelle Yana Ehm, che a dicembre dell'anno scorso aveva presentato una risoluzione in Parlamento che impegnava il governo a prorogare la sospensione dell'export verso i due Paesi.
Il ministero degli Esteri ha deciso di bloccare l'export di missili e bombe aereo in Arabia Saudita. Che cosa comporta questa decisione?
Sicuramente è una decisione importantissima e sono molto contenta perché si tratta di un lavoro di due anni che oggi si conclude con la revoca della concessione di armi sia verso l'Arabia Saudita che verso gli Emirati Arabi Uniti. Questo è un messaggio politico importante che dà l'Italia: no alla guerra, sì alla pace.
L'Italia continua però a vendere altri tipi di armi all'Arabia Saudita?
La risoluzione che avevamo presentato io e la collega Quartapelle vedeva la sospensione e revoca dei missili e bombe aereo, che sono le armi di fatto più utilizzate nella guerra in Yemen. Però va anche detto che la risoluzione impegnava altresì il governo ad estendere questa sospensione anche ad altre tipologie di armamenti. Quindi è chiaro che qualora ci fosse un uso profuso di altri armamenti questi dovrebbero essere sospesi. Ma va comunque precisato che essendo la tipologia di guerra principalmente effettuata via aerea sicuramente i missili e le bomba aereo erano la tipologia più importante da fermare.
L'Italia ha approvato trent'anni fa la legge che vieta l'esportazione di armamenti ai Paesi che non rispettano i diritti umani. Perché ci è voluto così tanto per bloccare l'export all'Arabia Saudita?
Questo chiaramente è uno scenario complesso. L'organo che gestisce in Italia le autorizzazioni all'export di armamenti è la Uama (Unità per le autorizzazioni dei materiali d'armamento) che con regole molto rigide rilascia o meno l'autorizzazione. Le nostre leggi vedono nella 185 del 1990 una regola molto ferrea, ma vi è un cambio di paradigma e questo va considerato specialmente per il futuro. Una volta le guerre coinvolgevano due fazioni, mentre ora si parla più spesso di conflitto, o di operazioni di pace, che sono anch'esse spesso delle guerre. Ci è voluto tempo, ma questa è una decisione politica molto importante che questo governo ha voluto assumersi: è un primo passo importante e necessario. Lo voglio ribadire, lo Yemen non è solo un Paese martoriato dalla guerra, ma che vede una tra le peggiori crisi umanitarie, non c'è tempo da perdere.
Il fatto che questa decisione sia arrivata pochi giorni dopo il rientro di Matteo Renzi dall'Arabia Saudita è una coincidenza?
Vorrei scindere queste due cose. Parliamo di un lavoro portato avanti da due anni. La sospensione che è stata fatta in seguito alla mozione del 2019 aveva la sua scadenza il 21 gennaio, quindi parliamo di qualche giorno fa. Il rinnovo della risoluzione adottato a dicembre 2020 è capitato proprio in questi giorni.
Lo stesso vale anche per il provvedimento appena firmato da Joe Biden?
Sì, personalmente me ne compiaccio. Sono molto felice perché è importante che in questo momento l'Italia dia una segnale importante a livello europeo, ma è chiaro che questa guerra si può solo vincere se si lotta insieme. Andiamo nella direzione di uno stop verso questa guerra scellerata.
Lei ha detto che questo è un "primo passo verso la fine della vendita delle armi anche agli altri Paesi". Ad esempio?
Questo provvedimento rimette al centro dell'attenzione sulla pace che in Italia è sancita dalla Costituzione. Si tratta di una scelta di questa maggioranza e di questo governo. La Uama dichiara apertamente che non vi possa essere export di armi verso Paesi che sono in conflitto o che violano i diritti umani. Credo che questa sia un'opportunità affinché vi possa essere un'attenzione maggiore anche verso i Paesi che rientrano in queste casistiche. In tanti mi hanno chiesto dell'Egitto e io spesso mi sono spesa sulla questione. Voglio anche in questo senso prenderla come un'opportunità di apertura, affinché l'export di armi possa essere rivalutato e fermato in Paesi palesemente contro i diritti umani.