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Una tassa sui milionari per abbassare l’Irpef a tutti gli altri: la proposta di legge in Cassazione

La proposta di legge popolare per una tassa patrimoniale che colpisca solo chi ha una ricchezza di oltre due milioni di euro è stata depositata alla Corte di Cassazione. Deve ancora partire la raccolta firme, promossa dal comitato “1% equo”. La misura, insieme a una riforma della tassa di successione, servirebbe anche per finanziare un taglio dell’Irpef per gli altri contribuenti.
A cura di Luca Pons
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Un'imposta pari all'1% della ricchezza dichiarata, da versare solo se il patrimonio supera i due milioni di euro. E poi a salire, fino al 3,5% degli importi che vanno oltre i 20 milioni. È la proposta di legge popolare promossa comitato "1% equo" che è stata depositata in Corte di Cassazione. È il primo passaggio tecnico necessario per far arrivare una proposta in Parlamento: entro sei mesi, adesso, bisognerà raccogliere 50mila firme tramite banchetti fisici o anche online, con l'apposita piattaforma ministeriale. Il comitato è sostento da Rifondazione comunista e altre forze di sinistra extraparlamentare, ma anche da diversi esponenti di università ed enti locali.

Nel descrivere la proposta di patrimoniale – e di annessa riforma dell'imposta di successione – si sottolinea anche a cosa servirebbero i soldi incassati. Tra gli obiettivi principali, dare più fondi al welfare: casa, ambiente, povertà, sicurezza sul lavoro, oltre a sanità e istruzione. In più, si parla di un alleggerimento dell'Irpef per i contribuenti nelle fasce di reddito più basse. Insomma, una tassa sui super-ricchi che, nelle intenzioni, dovrebbe permettere di tagliare le tasse a tutti gli altri cittadini. 

Chi dovrebbe pagare la patrimoniale e quanto costerebbe

A pagare la patrimoniale sarebbe solo chi ha un patrimonio dichiarato che vale almeno due milioni di euro. L'imposta sarebbe progressiva, con vari scaglioni:

  • da 2 milioni a 5 milioni di euro, si paga l'1% della ricchezza dichiarata
  • da 5 milioni a 8 milioni di euro si paga l'1,7% della ricchezza dichiarata
  • da 8 milioni a 20 milioni di euro si paga il 2,1% della ricchezza dichiarata
  • oltre i 20 milioni di euro si paga il 3,5% della ricchezza dichiarata

Come detto, la misura funzionerebbe a scaglioni. Questo significa che, per esempio, chi ha un patrimonio da 25 milioni di euro non dovrebbe pagare il 3,5% del totale, ma l'1% della parte tra 2 e 5 milioni (ovvero 30mila euro), l'1,7% della parte tra 5 e 8 milioni (51mila euro), il 2,1% della parte tra 8 e 20 milioni (252mila euro) e infine il 3,5% degli ultimi cinque milioni (175mila euro). Nel complesso, quindi, da un patrimonio dichiarato di 25 milioni di euro si dovrebbero pagare circa 500mila euro. Per un patrimonio di 5 milioni, il pagamento sarebbe di 30mila euro. Per un patrimonio da un miliardo di euro, la tassa arriverebbe a costare circa di 34,5 milioni di euro.

I promotori della tassa calcolano che in Italia ci sarebbero tra 200mila e 500mila contribuenti interessati. Gli incassi per lo Stato potrebbero essere tra i 26 e i 60 miliardi di euro. A questo si aggiungerebbe una nuova imposta di successione: l'aliquota andrebbe alzata per portarla alla pari della media europea. Questo permetterebbe di incassare altri 5-8 miliardi di euro.

A che punto è la proposta di legge

La proposta ha iniziato il suo percorso, che è ancora decisamente lungo, con la Corte di Cassazione. Se si dovesse raggiungere la soglia delle 50mila firme, il testo verrà depositato in Parlamento. Tuttavia, a quel punto non c'è garanzia che sarà discusso.

La legge, infatti, non obbliga i deputati e senatori a votare le proposte di legge popolari che raggiungono le 50mila firme. Le uniche indicazioni da questo punto di vista arrivano dai regolamenti parlamentari, che però possono sempre cambiare. Al Senato, teoricamente è obbligatorio che le commissioni inizino a lavorare sulle proposte di legge popolari entro un mese – ma nulla vieta di lasciarle cadere nel vuoto, dopo. Alla Camera, l'Aula riserva alcuni spazi del calendario alla discussione dei ddl di iniziativa popolare, ma anche in questo caso non è detto che il dibattito arrivi alla fine.

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