Terremoto nel Mic, Giuli licenzia Proietti e Merlino: ora anche il Ministro rischierebbe il posto

Non è un semplice avvicendamento burocratico, ma una scossa tellurica che investe le fondamenta del Ministero della Cultura e riverbera fin dentro Palazzo Chigi. Alessandro Giuli ha rimosso dai vertici del suo staff Emanuele Merlino ed Elena Proietti, figure che incarnavano la cinghia di trasmissione tra il dicastero e il nucleo duro di Fratelli d'Italia. Tra l'ombra di una censura sventata sul caso Regeni e insolite assenze diplomatiche, il Ministro rivendica un'autonomia che somiglia a una dichiarazione d'indipendenza dal partito di Giorgia Meloni.
Il licenziamento di Emanuele Merlino e il caso del documentario su Regeni
Il siluramento di Emanuele Merlino, responsabile della segreteria tecnica, parrebbe non esaurirsi in una semplice sanzione amministrativa, ma assumere le sembianze di una risposta politica a un cortocircuito che avrebbe rischiato di compromettere l'immagine "liberale" del Ministro. Al centro della vicenda si staglia il documentario "Giulio Regeni, Tutto il male del mondo": la decisione della struttura tecnica di negare i finanziamenti pubblici all'opera avrebbe innescato un'ondata di polemiche, prestando il fianco ad accuse di censura ideologica che Giuli sembrerebbe intenzionato a respingere con forza.
Percependo il rischio di restare associato a una scelta che forse non avrebbe avallato in prima persona, il Ministro avrebbe scelto la via della rottura plateale. Durante i David di Donatello, di fronte alle massime cariche dello Stato, ha utilizzato parole che oggi suonano come un atto d'accusa verso la sua stessa squadra, parlando di un' "inaccettabile caduta" e invocando un "sovrappiù di coscienza morale" laddove avrebbero prevalso opacità e imperizia. Il licenziamento di Merlino (figura considerata vicinissima al sottosegretario Giovanbattista Fazzolari e ponte tra il dicastero e Palazzo Chigi) parrebbe insomma indicare la volontà di Giuli di scaricare l'ala più rigida della burocrazia meloniana. L'obiettivo sarebbe quello di riposizionare il Ministero su una linea di maggiore trasparenza, cercando di dimostrare che il Collegio Romano non sarebbe più una mera succursale ideologica, ma piuttosto un'istituzione capace di muoversi con un proprio, autonomo rigore intellettuale.
La revoca di Elena Proietti, il "giallo" di New York e il vuoto di potere
Se la caduta di Merlino sembrerebbe legata a grandi logiche di opportunità politica, la revoca di Elena Proietti, capo della segreteria personale, parrebbe ricondurre a una crisi di fiducia maturata sul piano dei rapporti diretti. Il legame tra il Ministro e l'esponente umbra di Fratelli d'Italia si sarebbe logorato definitivamente in occasione di una missione ufficiale a New York. Secondo le indiscrezioni che filtrano dai palazzi, Proietti non si sarebbe infatti presentata all'imbarco in aeroporto, lasciando il Ministro privo del supporto operativo in una trasferta internazionale di rilievo. Uno sgarbo che Giuli avrebbe interpretato come il segnale di un disimpegno non più tollerabile, decidendo così di fare tabula rasa dei "pretoriani" inviati dal partito.
Perché anche la poltrona del Ministro traballa
Questa manovra di sganciamento dai vertici di Fratelli d'Italia trasforma però Giuli in un "corpo estraneo" all'interno della sua stessa coalizione, una posizione che lo espone cioè a rischi altissimi. Recidendo i canali di comunicazione con Fazzolari e con la base del partito, il Ministro ha di fatto rinunciato alla sua "scorta politica": in un momento in cui i rapporti con Matteo Salvini sono ai minimi storici (tra liti sul Piano Casa e sgarbi sulla Biennale) ritrovarsi senza la copertura del proprio partito significa affrontare i prossimi Consigli dei Ministri in una condizione di assoluta vulnerabilità. Il pericolo maggiore, però, è quello di uno stallo amministrativo che potrebbe essere usato contro di lui. Se la sostituzione dei vertici tecnici non sarà fulminea ed efficace, il dicastero rischia di impantanarsi proprio sulle scadenze cruciali del PNRR, offrendo a Palazzo Chigi il pretesto perfetto per un commissariamento di fatto per "incapacità gestionale". In questo scenario, le richieste di dimissioni che già arrivano con forza dalle opposizioni, guidate da Matteo Renzi, smettono di essere rumore di fondo per diventare una minaccia concreta. Giuli ha scommesso tutto sulla propria autonomia intellettuale, ma in politica, quando un Ministro decide di restare solo, ogni passo falso può diventare presto un invito al "fuoco amico" della sua stessa maggioranza.