Sulle tasse Fdi grida al “miracolo economico”. Ma dagli affitti all’Iva tante promesse mancate

I vertici di Fratelli d'Italia non hanno dubbi e ci mancherebbe. In quattro anni, il governo Meloni ha fatto un vero e proprio "miracolo economico". Così lo definisce il responsabile del programma di Fdi Francesco Filini: "Abbiamo difeso il potere d'acquisto e abbassato le tasse, in un contesto internazionale difficilissimo". L'occasione è la presentazione dell'opuscolo "Tutte le tasse tagliate dal governo Meloni", per celebrare risultati della politica fiscale dell'esecutivo.
Dice il presidente della Commissione Finanze della Camera Marco Osnato: "La sinistra dice che abbiamo fatto 21 condoni, in realtà abbiamo abbassato le tasse per 21 miliardi". Una tesi che le opposizioni contestano, citando l'aumento della pressione fiscale, che secondo l'Istat nel 2025 ha raggiunto il 43,1 percento, con un ultimo trimestre dal 51,4 percento, record dal 2014. Questi dati sono da mesi al centro di polemiche: secondo la maggioranza in realtà riflettono l'effetto positivo delle maggiori entrate dovute all'aumento dell'occupazione e alla riduzione dell'evasione fiscale. L'opposizione ribatte che in realtà tale effetto è neutralizzato dal corrispondente aumento del Pil.
Un dibattito molto tecnico che non c'è tempo qua per sviscerare. È un dato oggettivo però che alcune detrazioni sono state tagliate, come quelle sui redditi Irpef sopra una certa soglia; è stata abrogato l'Aiuto alla Crescita Economica per le imprese; sono state ridotte le agevolazioni sui mutui prima casa per i giovani. A questi esempi, Fratelli d'Italia contrappone le dieci pagine del libretto dal sapore elettorale, dove si illustrano le misure varate dal governo Meloni.
Si parte ovviamente dal piatto forte della politica fiscale dell'esecutivo: il taglio del cuneo e la riduzione delle aliquote centrali dell'Irpef, anche se in realtà l'aumento di denaro nelle tasche dei cittadini è servito in gran parte per compensare l'impennata dell'inflazione. Tra le misure per il lavoro si segnalano la maxi deduzione per le assunzioni e l'esonero contributivo per donne ‘svantaggiate' (sic) e under 35. E ancora sul lato delle famiglie si elencano tra le altre cose il rafforzamento del congedo e il bonus mamme. A tutto questo, il viceministro Leo aggiunge la riforma fiscale con cui "abbiamo cambiato il rapporto tra cittadini e Fisco".
Gli impegni traditi del programma elettorale di Fdi
Nella narrazione della destra, ai tagli di tasse del governo si contrappone una sinistra che "vuole togliere a chi ha prodotto ricchezza, anziché aiutare a crearne di nuova". Viene citato a questo proposito l'immancabile spettro della patrimoniale. Al momento però gli unici fantasmi sono i molti impegni che Fratelli d'Italia aveva messo nero su bianco nel suo programma economico per le elezioni del 2022 e dopo quattro anni non si sono mai materializzati.
Un elenco di promesse mancate che potrebbe riempire almeno lo stesso numero di pagine di quelle dell'opuscolo ‘promozionale' pubblicato dal partito della premier. Vediamone alcune. È noto ormai a tutti lo spot di qualche anno fa con cui Giorgia Meloni pretendeva l'eliminazione delle accise alla pompa di benzina. Uno slogan già smorzato nel programma del 2022, dove si parla più cautamente di "riduzione". Ma una volta arrivata a palazzo Chigi la leader della Fiamma ha mantenuto praticamente intatte le imposte sui carburanti, limitandosi a un riequilibrio a saldo zero tra quelle sulla benzina e quelle sul gasolio.
Sulla casa, nel programma elettorale si prevedevano varie forme di sostegno all'affitto, mentre ancora negli ultimi giorni è trapelata l'irritazione degli enti locali per i mancati finanziamenti al fondo per la morosità incolpevole e quello per il sostegno alla locazione. Nel manifesto pre-elezioni poi si ipotizzava di portare a zero le tasse sull'acquisto della prima casa fino a 100mila euro o un tax credit per la riqualificazione e l'acquisto delle strutture, di cui si è affittuari. Niente di tutto questo è stato fatto. "Ma alcune risposte le abbiamo date con l'ultimo Piano Casa", si difende il responsabile del programma di Fdi Francesco Filini.
Passando alle misure per favorire la natalità, prima delle elezioni i Fratelli d'italia promettevano di ridurre l'Iva sui prodotti della prima infanzia, invece dopo l'insediamento di Meloni a Chigi l'imposta su pannolini e biberon è stata rialzata dal 5 al 10 percento. L'assegno unico doveva arrivare fino a 300 euro al mese per il primo anno di ogni figlio, fino a 260 euro dal secondo anno di vita fino ai 18 anni, con una coda fino a 21 anni. Un potenziamento della misura c'è stato, ma l'importo medio per l'Inps oggi vale 173 euro, ben lontano dalle cifre promesse.
Anche la volontà espressa da Meloni prima del voto di introdurre il quoziente familiare per far pagare meno tasse a chi ha più figli si è tradotta solo in qualche minima sperimentazione. Nessuna traccia della promessa deducibilità delle spese per i collaboratori domestici. Dispersa al momento dell'azione anche l'idea di agevolazioni fiscali per pensionati e over 65 che sostengono spese di vario tipo per parenti under 36.
Per i lavoratori autonomi nel programma si prospettava l'estensione della flat tax fino a 100mila euro, ci si è fermati a 85mila. La tassa piatta al 15 percento sugli incrementi di reddito invece è stata testata per il 2023 e poi precipitosamente abbandonata. Alle imprese, il partito della premier prometteva la sostituzione dell'Irap con un'addizionale Ires. In realtà l'unico intervento in questo senso lo ha fatto il governo Draghi, che ha abolito l'Irap per autonomi, professionisti e imprese individuali. Mentre il superamento dell'imposta per piccole e grandi aziende è rimasto sulla carta dei progetti del ministero dell'Economia. Ancora, nel manifesto elettorale del 2022 si proponevano zero tasse per tre anni per gli Under 30 che si mettevano in proprio. Se qualche giovane ci aveva creduto, è rimasto deluso e a bocca asciutta.
Troppo poco sugli extraprofitti?
Durante la conferenza stampa di presentazione dell'opuscolo sui tagli di tasse del governo, abbiamo chiesto conto ai vertici di Fratelli d'Italia delle promesse mancate. La risposta è stata un evergreen della comunicazione della maggioranza: colpa del Superbonus. "Se non ci fossimo trovati in eredità un debito da 200 miliardi, saremmo riusciti a fare molte cose in più. Ma nonostante il disastro di chi ci ha preceduto siamo riusciti a mantenere i conti in ordine e abbiamo fatto un buon lavoro", ha detto il responsabile programma di Fdi Francesco Filini, che ha citato come elementi avversi anche il contesto internazionale e l'aumento dei tassi della Bce.
Secondo le opposizioni e i critici, invece, la responsabilità ricade soprattutto sulle spalle dell'esecutivo, che è stato troppo timido nell'andare a recuperare risorse dove poteva, ad esempio sull'elusione fiscale dei grandi giganti del web o sugli extraprofitti di banche e compagnie energetiche. Al contrario, nel documento diffuso da Fdi si rivendica l'intervento su banche e assicurazioni, con l'aumento di due punti dell'Irap per tre anni: "In passato i governi di sinistra hanno fatto l'opposto". E il viceministro Leo ricorda: "Abbiamo anche tassato gli extraprofitti delle banche". In realtà si è trattato di una misura molto diluita.
Nel 2023 infatti è stata introdotta una imposta del 40 percento sui maxi margini di interesse, che però nessuna banca ha versato, perché è stata concessa la possibilità di accantonare nei bilanci una cifra equivalente a quella da pagare. L'anno dopo poi l'esecutivo ha concesso uno corposo sconto agli istituti, che hanno potuto liberare le risorse accantonate pagando ‘solo' il 27,5 percento. Sulle imprese energetiche invece l'ultimo intervento è stato quello del governo Draghi, poi annacquato proprio dal governo Meloni.
A questo proposito, proprio nelle ultime settimane si è riaffacciata nelle parole di Giorgia Meloni e Matteo Salvini l'ipotesi di colpire i grandi guadagni delle compagni dell'energia, sulla scorta della riapertura del dibattito a livello europeo. "Vedremo in manovra cosa si potrà fare", risponde a una domanda di Fanpage sul punto il viceministro dell'Economia Leo, per il quale però siamo ancora troppo lontani dalla sessione di bilancio per fare ipotesi. Nessun impegno nemmeno sulla possibilità di introdurre qualcuna delle misure rimaste sulla carta del programma elettorale di Fdi, nell'ultima legge di bilancio che il governo dovrà scrivere.
In realtà, intervenendo al Forum "In Masseria" di Bruno Vespa domenica 14 giugno, qualcosa Leo si era lasciato sfuggire, parlando dell'eventualità di estendere l'aliquota Irpef del 33 percento fino a 60mila euro e di dimezzare dal 10 al 5 percento l'Iva sugli affitti, se il locatario è un'impresa. Come finanziare queste misure? Con il riordino delle centinaia di micro detrazioni, deduzioni e sconti fiscali. Un grande classico, che tutti i governi prospettano e nessuno fa mai, per non scontentare quella o quell'altra categoria. Anche Fratelli d'Italia aveva messo questo punto nel suo programma. Non è stato fatto per quattro anni ed è facile prevedere che certo non verrà fatto nei mesi subito prima delle elezioni. Con ogni probabilità, rimarrà un'altra promessa mancata.