Si è conclusa ludienza di convalida dell'arresto per la comandante della nave Sea Watch 3, Carola Rackete, che nella notte tra venerdì e sabato ha forzato il blocco navale davanti al porto di Lampedusa portando a terra i 40 migranti che aveva salvato due settimane prima, e speronando, secondo l'accusa, una motovedetta della Gdf. Subito dopo lo sbarco la capitana è stata arrestata dalla Guardia di finanza, ed è finita ai domiciliari. L'ordinanza sarà emessa domani. La trentunenne tedesca resta intanto agli arresti domiciliari in un'abitazione privata di Agrigento.

Secondo il procuratore Luigi Patronaggio "Non è stata un'azione necessitata. Non c'era uno stato di necessità poiché la Sea Watch attraccata alla fonda aveva ricevuto, nei giorni precedenti, assistenza medica ed era in continuo contatto con le autorità militari per ogni tipo di assistenza, per cui, per il divieto imposto dalla Guardia di finanza di attraccare, non si versava in stato di necessità", ha detto il procuratore capo di Agrigento, durante la conferenza stampa tenuta a margine dell'udienza di oggi.

"Cosa diversa è il favoreggiamento dell'immigrazione clandestina per cui si procede separatamente – ha spiegato Patronaggio – Quella sarà la sede (l'altro fascicolo – ndr) dove valutare se l'azione di salvataggio dei migranti effettuata nelle acque antistanti la zona Sar libica sia stata un'azione necessitata. In quell'altro parallelo procedimento andremo a verificare se i porti della Libia possono ritenersi sicuri o meno e andremo a vedere se la zona Sar libica è efficacemente presidiata dalle autorità della guardia costiera libica, andremo a verificare le concrete modalità del salvataggio cioè a dire se vi sono stati contatti tra i trafficanti di esseri umani e la Sea Watch, se il contatto è avvenuto in modo fortuito o ricercato. Tutta una serie di elementi che servono a verificare se si è trattato di un'azione di salvataggio in mare oppure un'azione concertata".

"È stata valutata negativamente, in maniera volontaria, la manovra effettuata con i motori laterali della Sea Watch che ha prodotto lo schiacciamento della motovedetta della Guardia di finanza verso la banchina. Questo atto è stato ritenuto, da noi, fatto con coscienza e volontà". ha detto poi il procuratore, entrando nel dettaglio delle valutazioni dell'accusa.

Carola Rackete era arrivata questa mattina a Porto Empedocle da Lampedusa, per partecipare all'udienza in tribunale. Il lungo interrogatorio, che si è svolto al palazzo di giustizia di Agrigento, è durato più di tre ore, durante il quale la capitana 31enne tedesca è stata sentita alla presenza dei suoi avvocati, con l'ausilio di interpreti. La comandante deve rispondere di ‘violenza e disobbedienza a nave da guerra', oltre al favoreggiamento dell'immigrazione clandestina, che però seguirà un differente iter). Il procuratore aggiunto di Agrigento, Salvatore Vella, ha già convocato per il 9 luglio la capitana Rackete per un nuovo interrogatorio per questo reato. Si tratta del primo fascicolo aperto nel quale viene contestata anche la "disobbedienza a nave da guerra", che scaturisce dall'avere violato il divieto di ingresso in acque italiane trasportando i migranti. L'interrogatorio era in programma sabato mattina ma è stato rinviato per l'arresto della trentunenne tedesca, arresto che ha fatto scattare un secondo procedimento.

Il procuratore Luigi Patronaggio, con l'aggiunto Salvatore Vella, hanno chiesto appunto la convalida per i reati 1100 del codice della navigazione che è resistenza a nave da guerra e 337 del codice penale, resistenza a pubblico ufficiale, e hanno chiesto per lei il divieto di dimora ad Agrigento e nella sua provincia, come misura cautelare. Il giudice per le indagini preliminari è Alessandra Vella. La capitana della nave dell'ong tedesca, che batte bandiera olandese era arrivata oggi pomeriggio intorno alle 15, scortata dalla Guardia di finanza. "Credevo che la motovedetta si spostasse, non volevo colpirli", ha spiegato durante l'interrogatorio, al gip Alessandra Vella.

"Risponderà a tutte le domande del giudice, la signora Rackete ha agito in uno stato di necessità e non aveva alcuna intenzione di usare violenza nei confronti degli uomini delle Fiamme Gialle", aveva spiegato, prima di entrare in aula per l'interrogatorio, l'avvocato Leonardo Marino, uno dei difensori di Rackete. "La mia assistita ha cercato in ogni modo di evitare questo epilogo – ha aggiunto il legale – ma non poteva attendere oltre, la situazione a bordo della nave era drammatica".

In difesa della capitana della nave dell'ong è intervenuto anche il padre, Ekkehart Rackete, che, contattato dall'agenzia Dpa, spera in un intervento del governo tedesco: "Penso che la pressione internazionale sul governo italiano farà la differenza". L'uomo considera l'Italia "uno Stato di diritto" e ha raccontato di aver parlato al telefono con la figlia: "È divertente come sempre e mi è sembrata tranquilla". E ancora: "Sono molto orgoglioso di lei. Ha fatto quello che doveva essere fatto", aggiungendo che quando è partita per Malta per assumere il comando della Sea Watch 3 "era consapevole della portata della sua decisione, prima ha preso contatto con una legale. Lei sa sempre con esattezza cosa fa: non è una che va in sandali sul Monte Everest", sottolineando che in famiglia e tra gli amici "tutti hanno espresso pieno appoggio alle scelte di Carola".