I migranti sono stati fatti sbarcare all’alba. La comandante Carola Rackete è stata arrestata. L’ultima lunga notte della Sea Watch e dei 40 migranti a bordo si è conclusa con la decisione della capitana di forzare il blocco, di approdare nel porto di Lampedusa, dopo più di 36 ore nelle acque territoriali italiane senza alcuna indicazione di sbarco, invocando lo stato di necessità. E si è conclusa con uno scontro durissimo tra la Sea Watch e la Guardia di finanza, che accusa la comandante di aver rischiato di schiacciare le motovedette dei finanzieri contro la banchina durante le operazioni di approdo, rifiutandosi di fermarsi come intimato. La comandante ora è in stato di arresto con l’accusa di aver rifiutato di obbedire a una nave militare e di aver portato la Sea Watch in porto senza permesso: un crimine per cui si può andare incontro a pene dai tre ai dieci anni.

L'attracco della Sea Watch nel molo commerciale di Lampedusa è avvenuto poco prima delle due di questa notte. La decisione l’ha presa lei, Carola. Ha scelto di approdare a Lampedusa senza l’autorizzazione preventiva. Poi, dopo circa un’ora, sono arrivati i finanzieri e l’hanno arrestata, dopo essere saliti a bordo. L’accusa è di “resistenza o violenza contro nave da guerra”. Ma non solo: perché la Guardia di finanza accusa la capitana per la manovra effettuata per attraccare, con il rischio di schiacciare contro la banchina una motovedetta che le stava intimando di fermarsi. Secondo quanto riporta il deputato del Pd, Gennaro Migliore, ora Carola Rackete si trova nella stanza del comandante della caserma di Lampedusa. Ma già nelle prossime ore potrebbe essere trasferita in un carcere in Sicilia.

I migranti sono scesi dall’imbarcazione solo all’alba, quando è arrivata l’autorizzazione. Così dopo più di 15 giorni in mare, senza sapere cosa fare dopo essere stati salvati dalla Sea Watch nel Mediterraneo, hanno finalmente toccato terra. La portavoce della Sea Watch, Giorgia Linardi, spiega che la comandante “non aveva altra scelta: da 36 ore aveva dichiarato lo stato di necessità che le autorità italiane avevano ignorato”. E delle complicatissime situazioni a bordo sono testimoni anche i cinque parlamentari che per quasi due giorni sono stati sulla Sea Watch, in attesa che i migranti potessero essere fatti sbarcare: Graziano Delrio, Davide Faraone, Matteo Orfini, Nicola Fratoianni e Riccardo Magi hanno più volte ribadito che la situazione non era più sostenibile.