Covid 19
11 Dicembre 2020
16:21

Scuola, Vacca (M5s) a Fanpage.it: “Non possiamo più permetterci chiusura, siamo al limite”

Il capogruppo del Movimento 5 Stelle in commissione Cultura e Istruzione, Gianluca Vacca, intervistato da Fanpage.it ribadisce la necessità di riaprire le scuole superiori il 7 gennaio: non farlo sarebbe una “tragedia”. “Non possiamo permetterci un giorno in più di chiusura delle scuole, siamo arrivati al limite”, afferma il deputato pentastellato.
A cura di Stefano Rizzuti
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Il rientro a scuola il 7 gennaio deve essere la priorità assoluta per l’Italia. Il diritto all’istruzione è forse a pari livello di quello alla salute, afferma Gianluca Vacca, capogruppo del Movimento 5 Stelle in commissione Cultura alla Camera, intervistato da Fanpage.it. Per Vacca sarebbe una “tragedia” se si ripetesse la situazione di settembre, con la chiusura di molti istituti e la didattica a distanza per tutto il ciclo delle superiori. “Non possiamo permetterci un giorno in più di chiusura delle scuole, siamo arrivati al limite”, sottolinea parlando della didattica a distanza, che è sì una risorsa, ma “non di lungo periodo” o “sostitutiva” della presenza in classe. Infine, Vacca risponde anche a Matteo Salvini, secondo cui il rientro a scuola il 7 gennaio rischia di essere una catastrofe: “Non sa di cosa parla, dice cose a vanvera”.

Con la riapertura della scuola il 7 gennaio si corrono gli stessi rischi settembre?

Il rischio c’è, ma stiamo lavorando per scongiurarlo. Sarebbe una tragedia se si ripetesse la situazione di settembre. Bisogna utilizzare queste settimane per risolvere le criticità che hanno causato interruzioni parziali o totali. Bisogna fare in modo che ci sia una riapertura per tutte le scuole.

Si è fatto e si sta facendo abbastanza su temi come quello del trasporto per consentire agli studenti di tornare a scuola?

Il governo ha fatto tanto, anche stanziando centinaia di milioni per le Regioni. Ora ci auguriamo che la configurazione prevista con il coordinamento dei prefetti possa sbloccare la situazione. Ora sono le Regioni e i Comuni a dover fare il possibile – ma anche l’impossibile – per scongiurare la tragedia di un mancato rientro a scuola. Come commissione non abbiamo ancora audito i prefetti, ma stiamo ascoltando anche i dirigenti di alcuni uffici scolastici e gli studenti per avere un quadro dei singoli territori. Ci riserviamo di sentire anche i prefetti, tramite il ministero dell’Interno, per avere aggiornamenti puntuali.

La didattica a distanza è stato il vero problema che vi porta a chiedere con forza una riapertura totale delle scuole?

La Dad non è un problema, ma è sempre una risorsa. Però non può essere una risorsa di lungo periodo. È una risorsa importante ma complementare, non sostitutiva. È stata utilissima per tamponare la fase emergenziale. Ma ha scompensi e provoca gravi lacune didattiche e psicologiche per gli studenti. Tutti ci dicono che la didattica a distanza ha aumentato i casi di depressione e disagio psicologico e che avrà conseguenze nefaste. Io a questo non vorrei arrivarci. A gennaio il diritto all’istruzione deve essere una priorità assoluta, persino al pari livello di quello alla salute. Non possiamo permetterci un giorno in più di chiusura delle scuole, siamo arrivati al limite.

In Italia questa priorità non è stata percepita a fondo, considerando che si è deciso di chiudere le scuole più che nel resto dell’Ue?

Per il governo è sempre stata una priorità. Ma alcuni rappresentanti istituzionali non sempre l’hanno compresa. Un governatore come De Luca, per esempio, ha tenuto le scuole chiuse sostanzialmente da marzo. Ma anche Emiliano in Puglia non ha compreso l’importanza del diritto all’istruzione, non hanno fatto abbastanza. Ora mi auguro che questo non accada più.

Salvini parla di un rischio “catastrofe” con il ritorno a scuola il 7 gennaio…

Salvini non sa di cosa parla, dice cose a vanvera. Dice di riaprire a Natale, ma poi afferma che aprire la scuola è un rischio. Ma le scuole non incidono sulla pandemia, guardiamo alla Campania: la chiusura delle scuole ha migliorato la situazione? Tutti gli studi sono concordi nel dire che l’incidenza delle scuole sulla pandemia non è particolare, soprattutto per i più piccoli. Le scuole sono attrezzate e hanno applicato i protocolli. Ora stiamo provvedendo anche sul monitoraggio e sui tamponi, ma anche le strutture locali devono avere medici a supporto delle scuole. Le asl non possono far aspettare le scuole 4-5 giorni per un caso sospetto, l’intervento deve essere tempestivo.

In Italia ci sono pochi dati sui contagi a scuola: questi dati non esistono o manca la volontà politica di comunicarli?

Non c’è una mancanza di volontà politica. Anche Miozzo, in audizione, ha detto che i dati a disposizione confermano gli studi di tutto il mondo sulla scarsa incidenza della scuola. È ovvio che più dati abbiamo e meglio è e dovrebbe farlo in parte il ministero dell’Istruzione, ma non da solo, anche con quello della Salute e le direzioni territoriali. Bisogna fare in modo che ci sia un tracciamento migliore e una maggiore pubblicazione dei dati. Poi va bene avere un accesso diretto ai dati, è giusto che siano pubblici, ma ci sono istituzioni preposte che devono elaborarli.

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