Dal 7 gennaio ricomincia la didattica in presenza nelle scuole superiori. In ogni scuola, nella prima fase, rientrerà almeno il 75% degli studenti. Lo ha dichiarato questa sera in conferenza stampa il premier Giuseppe Conte, illustrando le misure previste nel nuovo Dpcm. Inizialmente si era parlato di un possibile ritorno in classe già dal 14 dicembre, una data che sarebbe stata più che altro simbolica date le vacanze delle festività natalizie, ma che è stata rinviata. A essere contrarie a un'apertura anticipata sono state soprattutto le Regioni, il cui problema principale era legato al nodo dei trasporti e all’affollamento su bus e metropolitane. Aumentata, rispetto alla bozza del Dpcm, la percentuale di studenti per il quale era previsto il rientro in presenza: inizialmente si era parlato del 50%, aumentata con il testo definitivo al 75%.

Le Regioni contro il ritorno anticipato in classe

Era stata la ministra Lucia Azzolina a spingere per un ritorno in classe già da dopo l'Immacolata, mentre le Regioni premevano per uno slittamento a gennaio. "Non è un mistero che io voglia con molta gradualità riaprire le scuole superiori – aveva spiegato la ministra Azzolina – Se si allentano le misure per tutti i settori del Paese, anche per la scuola deve valere lo stesso". Nei giorni scorsi sono tornati a scuola i ragazzi delle seconde e terze medie le cui regioni sono passate dalla zona rossa alla zona arancione. Nel Piemonte gli studenti hanno continuato con la didattica a distanza: il governatore Alberto Cirio, ha infatti emanato un'ordinanza per bloccare il rientro in classe.Questo nonostante le proteste dei ragazzi. In Campania sarebbero dovuti tornare a scuola gli alunni dalla prima elementare alla seconda media: ma anche in questo caso, il governatore Vincenzo De Luca ha deciso di prolungare la Dad fino al 7 dicembre.