Per lo scrittore Roberto Saviano lo scontro con il ministro dell’Interno, Matteo Salvini, è sempre aperto. Saviano è a Napoli, dove ha presentato il suo ultimo libro ‘In mare non esistono taxi’ a bordo della Open Arms. “La cosa più drammatica di tutte – attacca lo scrittore riferendosi a Salvini – è pensare che il Sud abbia dimenticato i vent'anni di insulti della Lega e sia disposto a credere a questa persona”. “Crea un imbarazzo quasi personale credere a questo tipo, ma il tempo è galantuomo. Lo hanno votato? Vorrà dire che saremo parte di questa trasformazione, per far cambiare idea alle persone”, spiega ancora Saviano. Secondo cui ci sono molte ragioni che spiegano il successo del leader della Lega: “Al Sud il fallimento della sinistra è stato madornale, ha responsabilità enormi. Durante il governo Renzi, è stato detto che eravamo fuori dalla crisi, che la disoccupazione era ai minimi. Il Paese, soprattutto il Sud, si è accorto che erano bugie”.

L’attacco a Salvini prosegue: “Fin quando avrò fiato e fibra, continuerò a dire che questo ministro non è una persona perbene. Una persona perbene non utilizzerebbe questo linguaggio. Solo chi ha un atteggiamento banditesco può permettersi di usare queste parole verso questa tragedia immane che merita invece un infinito tatto. Come si può parlare di pacchia di fronte a bambini che muoiono annegati nel mare? Baciare il crocifisso o dichiararsi padre di tutto il paese e ignorare quello che accade?”.

Ma lo scrittore napoletano parla anche di Ong e migranti, trovandosi proprio su un’imbarcazione che ha più volte soccorso persone in mare nel Mediterraneo: “I taxi del mare non sono mai esistiti. Essere qui è un invito, a chi subisce la propaganda di questo Governo, a conoscere, a vedere in viso le persone che vengono accusate di essere trafficanti. È complice dei trafficanti chi costringe i migranti a essere ripescati dalla Guardia costiera libica. È questo Governo a essere complice dei trafficanti, tutti i Governi che hanno fatto accordi con i libici lo sono. Dobbiamo essere chiari, la Libia non è un posto dove portare persone. Lì le persone vengono schiavizzate, torturate. La Guardia costiera libica, i trafficanti li raccolgono e li riportano indietro, ma per poter essere liberi devono pagare un'altra volta. Queste persone di Open Arms sono la dimostrazione che il diritto in Europa è ancora vivo, e che la possibilità di salvare vite è parte fondante del diritto di questo Paese, di questo continente, di questa comunità”.